Covid, morto il medico Raffaele De Iasio: ancora una vittima tra i camici bianchi


Era ricoverato presso l’ospedale Cardarelli. A 61 anni, il Covid si è portato via il dottor Raffaele De Iasio, responsabile sanitario del carcere di Secondigliano.

Il ricordo

Il nostro abbraccio va alla famiglia di Lello, uomo straordinario e medico che ha sempre messo davanti a tutto i suoi pazienti detenuti“, ha scritto sulla sua pagina l’associazione Nessuno tocchi Ippocrate. Così su di lui Gigi Pagano, medico del 118: “Ci hai lasciato senza che avessimo il tempo di darti un abbraccio,senza poterti dire tutto quello che abbiamo nel cuore: che sei stato un uomo buono, pronto ad ascoltare l’amico in difficoltà, a strappargli  un sorriso quando era triste, un padre presente e affettuoso. Insomma, un grande uomo. E rimani un grande uomo anche oggi che te ne vai via, perché grande  e piena di amore e di affetto è l’impronta che lasci nelle nostre vite. Ciao, Lello. Ti vogliamo bene”.

Il commento: “Mancano i Dpi”

Tre morti in meno di un mese, Napoli piange i suoi specialisti ambulatoriali. Gabriele Peperoni (Sumai) commenta così: “Onoriamo i nostri caduti restando in prima linea, ma troppo spesso mancano i Dispositivi di protezione individuale“.
La specialistica ambulatoriale interna di Napoli piange la scomparsa di Luigi Pappalardo (diabetologo Torre del Greco) e Raffaele De Iasio (medico legale responsabile del carcere di Secondigliano).
Entrambi poco più che sessantenni, i due medici sono scomparsi all’affetto dei propri cari quasi in contemporanea, uniti dalla passione per la medicina, dalla volontà di prendersi cura del prossimo, sono andati avanti senza remore sino alla fine. “In meno di un mese – ricorda con dolore Peperoni, vicepresidente nazionale del Sumai – abbiamo perso tre colleghi. La dimostrazione, qualora ve ne fosse ancora bisogno, che ci troviamo al cospetto di un nemico che non guarda in faccia a nessuno, che sta colpendo tutte le categorie mediche e sanitarie indistintamente e subdolamente. Donne e uomini che nonostante il pericolo continuano a svolgere il proprio dovere, la propria professione, la propria missione“.

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Gli specialisti ambulatoriali del Sumai – dicono dal  sindacato – onoreranno i propri caduti continuando a lavorare e operare negli ospedali, nell’università ma soprattutto nelle strutture territoriali e a domicilio dei pazienti laddove con malcelata superficialità non sempre si forniscono dispositivi di sicurezza e mezzi all’altezza dei rischi incombenti. “Alle famiglie dei colleghi caduti – conclude Peperoni – va la più profonda solidarietà e vicinanza di tutti gli specialisti, di tutti i medici“.

L’appello dei precari della sanità penitenziaria

Siamo addolorati e vicini alla famiglia di Raffaele De Iasio, dirigente sanitario di Secondigliano, deceduto a seguito del Covid. Come Comitato ‘Precari della Sanità Penitenziaria’ da tempo denunciamo i pericoli, i rischi e l’assurda condizione lavorativa di chi opera nei carceri campani”. Lo sostengono in una nota gli operatori precari della sanità penitenziaria che dal 2008 lavorano alle dipendenze dell’Asl Napoli 1 con partita Iva e svolgono compiti delicatissimi e in condizioni problematiche. “Non abbiamo alcun tipo di tutela – sottolineano – è la situazione è divenuta insostenibile con la pandemia al punto che molti operatori in caso di quarantena volontaria restano senza indennità perché nulla gli è riconosciuto”. “Siamo ostaggi in un limbo e condannati alla precarietà a vita nonostante la Legge Madia (ai sensi dell’art. 20 del d.lgs 75/2017 e succ. mod.) abbia concesso alla pubblica amministrazione di procede alla stabilizzazione del personale precario – sottolineano – c’è una graduatoria di idonei e non si comprende perché la Regione Campania non proceda allo svolgimento del concorso interno”.

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Il Comitato raccoglie le lavoratrici e i lavoratori per lo più infermieri professionisti iper-specializzati che da anni prestano il proprio lavoro nel carcere di Poggioreale, Secondigliano e quello minorile di Nisida. “Da precari della sanità, in questi mesi difficilissimi, abbiamo onorato la nostra professione – spiegano – con grandi sacrifici abbiamo contribuito a innalzare i livelli essenziali di assistenza fronteggiando il Covid-19 nelle carceri napoletane e fornendo assistenza h24”. “Questo appello di noi operatori sanitari precari è rivolto al presidente e commissario alla sanità Vincenzo De Luca e al direttore generale dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva – concludono – affinché ci possa essere al più presto l’immissione in ruolo con una adeguata valorizzazione delle esperienze, delle competenze e delle professionalità acquisite in questi anni”.

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