Crisi degli approvvigionamenti, addio all’abbondanza

Alla crisi pandemica segue la crisi degli approvvigionamenti. E riguarda molti più settori di quanto si possa immaginare. Ciò che un tempo si veniva a sapere solo grazie alle immagini dei giornali che mostravano gli scaffali vuoti nei paesi dell’ex blocco sovietico, oggi può essere ripetutamente osservato in tutti i supermercati. E rimarrà così per molto tempo. Perché l’abbondanza ha appena preso un congedo destinato a durare.

COSA SIGNIFICA QUESTO PER IL NOSTRO FUTURO?


Da un lato, innanzitutto, qualcosa di positivo. Perché fa capire a tutti che gli sprechi e le pressioni meschine sui prezzi appartengono al passato. La qualità torna ad avere un valore. I consumatori cominciano a capire che è stupido comprare spazzatura e non ottenere nulla in cambio. Non conta più dire “se compri a buon mercato, compri due volte”, perché non ci sono abbastanza prodotti scadenti da comprare due volte.

Da questo punto di vista, la crisi è positiva anche per l’ambiente. Dall’altra parte, la nostra vita diventerà molto più impegnativa. Non è una buona notizia per i paesi europei, che sono stati viziati per anni. I paesi in stato di crisi permanente sono più abituati a gestire in modo flessibile tali difficoltà.

SCORTE, RITARDI NELLE CONSEGNE E INTERRUZIONI NELLA PRODUZIONE


Infatti, per una concomitanza di cause, la situazione degli approvvigionamenti rimarrà difficile per i prossimi anni in quasi tutti i settori. Le merci rischiano di non essere consegnate o di non essere nemmeno prodotte. Ci sono problemi con i trasporti: alcuni porti sono rimasti chiusi per mesi a causa della pandemia e, in quelli che sono stati riaperti, c’è il caos dei container come conseguenza tardiva delle chiusure dovute al Covid-19. Da mesi sono disponibili meno navi a causa della conversione dal petrolio pesante a quello leggero, sulle strade d’Europa mancano molti camionisti ucraini e la linea ferroviaria dalla Cina attraverso la nuova Via della Seta è in pericolo perché passa vicino all’Ucraina attraverso la Bielorussia.

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Ma anche la produzione è in fase di stallo un po’ ovunque. Le fabbriche di chip vengono sommerse da una tempesta. Oppure non riescono ad approvvigionarsi delle materie prime per la produzione. Acciaio, rame e legname scarseggiano in tutto il mondo perché i paesi emergenti ne hanno molto più bisogno e li stanno ritirando dal mercato. E l’Ucraina, assediata, si rivela improvvisamente il principale fornitore di beni che nessuno aveva considerato: il Paese è, o meglio era – e probabilmente lo sarà per molto tempo – il più grande e importante produttore, tra le altre cose, di gas neon (insostituibile nella produzione dei microchip), grano, miele, senape e olio di girasole.

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LA CRISI COME OPPORTUNITÀ?


Questi sono solo degli esempi. Potrei fare un intero elenco dei beni che cominciano a scarseggiare. Alcuni parlano della crisi degli approvvigionamenti come di una “minaccia per la ripresa”. Penso, piuttosto, che per noi del Vecchio continente sia una grande opportunità per riflettere sui nostri valori, tornare a produrre alta qualità a prezzi equi e ad apprezzarla come clienti. Allo stesso tempo, questa crisi è un campanello d’allarme per l’industria, che deve lavorare in modo da ottimizzare i costi e non aumentare i prezzi in modo smisurato. In questo modo, possiamo usare la crisi a nostro vantaggio, perché la rinuncia all’abbondanza riguarda tutti in tutto il mondo.

Questa rubrica è curata da Christoph Erni, fondatore e CEO di Juice Technology AG, produttore svizzero di stazioni e soluzioni di ricarica. Ha sempre avuto un’inclinazione pratica, tanto che ha lasciato la scuola poco prima del diploma di maturità per seguire un corso di economia aziendale all’università, per poi passare al settore informatico subito dopo. Ma a Christoph Erni questo non bastava: voleva di più! Circa 20 anni fa ha fondato la sua società di consulenza aziendale, la Erni Associates AG.

Nel 2014, notando la mancanza di soluzioni di ricarica adeguate, ha deciso di entrare nel settore della produzione e ha fondato Juice Technology AG. Nel suo primo anno di attività, l’azienda si è assicurata la pole position in questo segmento con la stazione di ricarica portatile Juice Booster 1 da 22 kW, e da allora è rimasta lì.

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