Crisi del gas, Volkswagen vuole delocalizzare in Spagna e Portogallo- Corriere.it

La delocalizzazione industriale ai tempi della crisi energetica: una nota della Volkswagen annuncia che la produzione della casa di Wolsburg potrebbe traslocare verso lidi dove il gas approda con ragionevole continuità, in particolare Portogallo e Spagna. Una volontà che potrebbe farsi più concreta alla luce dei misteriosi incidenti che in questi giorni stanno interessando i gasdotti Nord Stream 1 e 2. L’annuncio è anche un segnale del mutato quadro geopolitico indotto dalla guerra russo-ucraina.

In crisi, a causa delle incertezze energetiche ci sono gli impianti tedeschi e anche quelli che il colosso tedesco controlla nell’Est Europa (Repubblica Ceca e Slovacchia, dipendenti quasi in toto dalle forniture di Mosca). «Come alternative a medio termine – dice una nota dell’azienda -, ci stiamo concentrando su una maggiore trasferimento della capacità di produzione o alternative tecniche, in modo simile a quanto è già pratica comune nel contesto delle sfide legate alla carenza di semiconduttori e ad altre recenti interruzioni della catena di approvvigionamento».

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L’attenzione di Volkswagen è indirizzata verso i Paesi che fanno maggiore uso di rigassificatori e import di gas naturale liquido: l’azienda controlla già stabilimenti in Portogallo, Spagna e Belgio e proprio in questi Paesi potrebbe essere rilocalizzata la produzione. Con il quadro attuale il funzionamento delle fabbriche tedesche dovrebbe essere garantito per i prossimi 5-6 mesi (Berlino ha annunciato di recente di avere raggiunto il 90% della sua capacità di stoccaggio) poi a partire da giugno si entrerà in un cono di incertezza.

A rischio c’è l’intera filiera automobilistica: non solo l’assemblaggio dei veicoli ma anche la fornitura delle singole parti e dei materiali. «I politici devono frenare l’esplosione attualmente incontrollata dei prezzi di gas ed elettricità – ha affermato Thomas Steg, responsabile delle relazioni esterne dell’azienda – altrimenti, le piccole e medie imprese ad alta intensità energetica in particolare avranno grossi problemi nella catena di approvvigionamento e dovranno ridurre o interrompere la produzione».

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L’economia tedesca, nel suo complesso sta affrontando un aumento dei costi di produzione – secondo quanto segnalato dall’agenzia Bloomberg – del 46% e altre aziende potrebbero seguire l’esempio della Volkswagen: una analoga strategia è stata prospettata dal colosso della plastica Covestro che però guarda verso l’Asia. Altri impianti stanno pensando invece di cambiare il loro mix energetico attingendo maggiormente a carbone e petrolio.

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