Crisi di governo in diretta. Renato Brunetta, il gesto con Mario Draghi conferma le dimissioni?

Ci siamo: alle 9.30 Mario Draghi parlerà in Senato e darà il via, ufficialmente, alla possibile crisi di governo. Molto, ma non tutto, dipenderà dall’atteggiamento e dalle parole del M5s. Tra Giuseppe Conte e il premier non ci sarebbe stato (ancora) alcun contatto telefonico, segno che il gelo tra i due è grande. Il voto di fiducia sulle parole del presidente del Consiglio è atteso in  serata, poi domani si ripeterà tutto alla Camera. 

Ore 19.18 Manca il numero legale, slitta il voto?
Potrebbero esserci i ‘supplementari’ nella votazione per la fiducia al governo Draghi. Con M5s e centrodestra orientati a non partecipare in aula, potrebbe mancare il numero legale, fissato oggi alla metà più uno dei componenti l’aula al netto dei senatori in missione. L’asticella perché il voto sia valido è quota 142. Al momento Draghi può contare su meno di 100 voti. La stessa presidente Casellati dopo la dichiarazione di Castellone dei M5s sottolinea che se i M5s non partecipano al voto manca il numero legale. “Mancherà il numero legale”, dice Casellati. In tal caso la convocazione sarebbe aggiornata per un’altra votazione. Questo sempre che il presidente Mario Draghi non decidesse di dimettersi prima.

Ore 19.10 M5s, Castellone: togliamo il disturbo
“Noi oggi non partecipiamo a questa risoluzione”. Mariolina Castellone, capogruppo M5s al Senato, lo dice in sede di dichiarazioni di voto sulla fiducia posta sulla risoluzione Casini, concludendo il suo intervento. “Abbiamo capito che il problema siamo noi e non sussistono condizioni minime di leale collaborazione”, dice Castellone, quindi “togliamo il disturbo ma vogliamo rassicurare i cittadini che ci saremo sempre, qui in Parlamento e soprattutto nel paese vicino a chi soffre”.

Ore 19.06 M5s, Castellone: in 18 mesi smantellate tutte le nostre misure
“Un Governo di alto profilo non dovrebbe schierarsi nettamente contro una forza politica come invece è stato fatto, in questi 18 mesi sono state smantellate tutte le nostre misure”. Lo ha detto Mariolina Castellone, capogruppo del Movimento 5 stelle al Senato, durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia al Governo. “Abbiamo lavorato in maniera costruttiva per migliorare il decreto aiuti ma nessuna delle nostre proposte è stata accolta. Non abbiamo votato contro, non abbiamo votato” ha aggiunto ricordando che anche Italia viva non ha votato la riforma della giustizia del ministro Cartabia. “La legittimità democratica che lei invoca e la generosità che lei chiede deve anche passare per il riconoscimento dei meriti e del contributo che ciascuna forza politica ha dato in questi mesi. Questa generosità al mio gurppo non è mai mancata”, ha concluso la Castellone.

Ore 18.53 Bernini (FI): Forza Italia non partecipa al voto sulla risoluzione Casini
“Con amarezza ma con la traquillità di chi può dire di aver tentato fino alla fine, FI non parterciperà al voto sulla fiducia posta dal governo solo sulla risuluzione del senatore Casini”. Così Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia al governo.

Ore 18.51 Bernini (FI): “Non abbiamo voluto noi sfarinatura della maggioranza
“La sfarinatura della maggiorana non la abbiamo voluta noi: la tela che noi tessevamo la mattina sono stati altri a disfarla. Non siamo noi artefici di scissioni politiche che hanno creato fratture”. Lo ha detto la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, intervenendo nel corso delle dichiarazioni di voto sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, Mario Draghi, in Aula al Senato.

Ore 18.50 Il colloquio Brunetta-Draghi
Si è allontanato dall’Aula e, rientrando nell’emiciclo, il premier Mario Draghi si è imbattuto nel ministro di Fi Renato Brunetta, dopo che dal centrodestra è trapelato “lo stupore” per la decisione del presidente del Consiglio di porre la questione di fiducia sulla risoluzione Casini. Tra i due c’è stato uno scambio, con Brunetta che ha allontanato il telefono dall’orecchio per confrontarsi con Draghi, allargando le braccia prima di dividersi dal presidente del Consiglio. Un gesto che, forse, conferma le imminenti dimissioni del premier.

Ore 18.40 Il nodo del numero legale
Il voto sulla fiducia posta dal premier Mario Draghi sulla risoluzione Casini, dopo le sue comunicazioni al Senato, si gioca sul filo del rasoio e il rasoio oggi segna 142. Lo scrutinio è talmente tanto sul filo, dopo le prese di distanza di M5s, Lega e Fi dalle parole del premier infatti, che molti potrebbero non partecipare al voto. Il centrodestra di governo aveva annunciato che avrebbe dato il suo sì solo alla risoluzione presentata dalla Lega: nel dubbio se voterà contro la risoluzione Casini, se si asterrà o se non parteciperà al voto, si fanno i calcoli con il numero legale. Per essere valido, infatti, il voto del Senato deve arrivare almeno a 161 partecipanti, siano essi favorevoli, contrari o astenuti. Se si superano i 161 partecipanti al voto, la fiducia è tecnicamente concessa se i sì superano i no (altro tema è il peso politico di quel voto). Se non si superano i 161, il voto deve essere ripetuto. A questi 161 vanno però tolti i senatori in missione e il numero scende a 142, senatore più senatore meno: il dato esatto lo annuncerà la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, al momento dello scrutinio.

Ore 18.33 Salvini: deluso da Draghi? Cin-cin
“Oggi non parlo, tocca ai capigruppo, lascio spazio alla squadra”. Matteo Salvini, nella buvette del Senato, si sottrae alle domande dei cronisti. A chi gli chiede se è deluso da Mario Draghi, risponde alzano il bicchiere di Coca-cola: “Cin cin”, insomma il leader della Lega… brinda

Ore 18.27 Centrodestra: grande stupore per la decisione di Draghi
“Forza Italia, Lega, UDC e Noi con l’Italia hanno accolto con grande stupore la decisione del presidente del consiglio Mario Draghi di porre la questione di fiducia sulla risoluzione presentata da un senatore – Pierferdinando Casini – eletto dalla sinistra. Il presidente Silvio Berlusconi questa mattina aveva comunicato personalmente al Capo dello Stato Sergio Mattarella e al presidente del consiglio Mario Draghi la disponibilità del centrodestra di governo a sostenere la nascita di un esecutivo da lui guidato e fondato sul “nuovo patto” che proprio Mario Draghi ha proposto in Parlamento. La  nostra disponibilità è stata confermata e ufficializzata nella proposta di risoluzione presentata dal centrodestra di governo in Senato”. Così il centrodestra di governo in una nota comune.

Ore 18.20 Salvini conferma: non votiamo risoluzione Casini
La conferma arriva anche dal leader della Lega, con una frase glaciale: “Non voteremo la risoluzione presentata dal senatore Casini”.

Ore 18.12 “Draghi si va a dimettere
Secondo Monica Guerzoni del Corriere della Sera, Matteo Salvini fuori dall’aula, parlando sottovoce con i suoi, avrebbe detto: “Draghi si va a dimettere”.

Ore 18.03 Lega, riunione gruppi alle 20
Riunione dei gruppi parlamentari della Lega questa sera alle 20. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari. Questa crisi è destinata a durare ancora a lungo

Ore 17.56 Pallottoliere, solo 110 voti certi per Draghi
Quagliariello, citato dal Corriere della Sera, fa i conti con il pallottoliere. Per la fiducia a Draghi ci sarebbero 110 voti certi. La maggioranza al momento non c’è.

Ore 17.51 Governo: per la Lega parlerà Candiani, non Salvini 
Non sarà Matteo Salvini a parlare in dichiarazione di voto sulla fiducia al Governo in Senato. A prendere la parola, con un cambio di programma, sarà il senatore leghista Stefano Candiani. Una scelta dal forte peso specifico

Ore 17.41 Gasparri: Forza Italia non voterà la risoluzione Casini
“Forza Italia non voterà la risoluzione a firma Casini sulla quale il governo ha posto la fiducia». Lo conferma intercettato dai cronisti in Senato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri prima ancora che il premier Mario Draghi, al termine della sua replica in aula al Senato, dichiarasse di porre la questione di fiducia su quella mozione.

Ore 17.36 Centrodestra, verso non partecipazione a voto di fiducia
Lega e Forza Italia, secondo quanto si apprende, non dovrebbero partecipare al voto sulla risoluzione Casini, su cui il presidente del Consiglio Mario Draghi ha posto la fiducia. Il centrodestra di governo è in questo momento riunito.

Ore 17.30 La fiducia alle 19.10
Alle 17.30 inizieranno le dichiarazioni di voto in Senato sulla risoluzione presentata da Pier Ferdinando Casini, che approva le comunicazioni di Mario Draghi. Dopo cento minuti, alle 19.10, via al voto. È quanto deciso dalla conferenza dei capigruppo di palazzo Madama.

Ore 17:33 M5s, no alla fiducia
Secondo il Corriere, si avvicinano le elezioni anticipate. I grillini infatti avrebbero deciso di non votare la fiducia a Draghi, così come Lega e Forza Italia. Il Pd, però, starebbe tentando un’ultima mediazione.

Ore 17.23 Centrodestra, ok solo alla nostra risoluzione
Il centrodestra di Governo, riferiscono fonti parlamentari, conferma la sua linea: il sì è solo sulla risoluzione del centrodestra, non su quella presentata dal senatore Casini e sulla quale Mario Draghi ha chiesto e ottenuto la questione di fiducia.

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Ore 17.18 Draghi su reddito e superbonus: due passaggi chiave 
“Sul reddito di cittadinanza ho detto quel che dovevo dire, è una cosa buona ma se non funziona è una cosa cattiva”. Così Mario Draghi nel corso della replica al Senato rivolgendosi al M5s. Dunque, rivolgendosi sempre ai grillini: “Per il superbonus, il problema sono i meccanismi di cessione. Chi li ha disegnati senza discrimine o discernimento? Sono loro i colpevoli di questa situazione per cui migliaia di imprese stanno aspettando i crediti”, ha picchiato durissimo il premier. Parole accolte con un applauso dai banchi della Lega: un passaggio del discorso di Draghi, molto duro contro i grillini, che nel caso rientrasse la crisi potrebbe essere risultato decisivo.

Ore 17.12 Casellati convoca capigruppo Senato su fiducia 
Il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha convocato la conferenza dei capigruppo dopo che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha posto in Aula la questione di fiducia sulla risoluzione presentata da Pierferdinando Casini, che prevede l’approvazione delle comunicazioni tenute questa mattina dal premier. Ora si attendono le decisioni dei partiti.

Ore 17.10 Draghi, si voti la fiducia sulla risoluzione di Casini
“Chiedo che il Parlamento voti la fiducia esclusivamente sulla risoluzione presentata dall’onoervole Casini”: con questa richiesta Mario Draghi conclude la sua controreplica. 

La risoluzione di Casini, di fatto, chiede l’approvazione delle comunicazionni rese da Draghi nel suo primo intervento. È il testo che la maggioranza avrebbe dovuto presentare se la valutazione sul discorso di Draghi fosse stata ubnanime e positiva. Ma la Lega nel frattempo ha strappato presentando una risoluzione autonoma che condiziona il sostegno al governo ad una discontinuità politica nella maggioranza con l’esclusione dei Cinque Stelle e di composizione della squadra ministeriale. Ora il cerino è in mano a Salvini.

Ore 17.05 Draghi al Parlamento: siete voi che decidete
“Esistevano due possibilità: presentarmi in Aula e confermare le mie decisioni con un intervento senza voto. Il sostegno che ho visto nel Paese, la mobilitazione, mi ha indotto a riproporre un patto di coalizione e sottoporlo al vostro voto: siete voi che decidete”. Lo ha puntualizzato Mario Draghi nel corso della replica alla discussione generale sulle sue comunicazioni in Aula al Senato.

Ore 17.03 Draghi alla Lega: replica su ius soli e cannabis
“Su Ius soli, cannabis e ddl Zan il governo non è intervenuto perché per sua natura ha deciso di non intervenire su temi parlamentari”. Così Mario Draghi, con tono molto duro, spiegando però che gli argomenti avanzati dal Pd e contestati dalla Lega sono fuori dall’agenda dell’esecutivo.

Ore 16.59 Draghi, controreplica al Senato: Meloni nel mirino
Dopo gli interventi dei partiti, riprende la parola Mario Draghi al Senato. Per prima una replica a Giorgia Meloni:  “Siete voi che decidete. Niente richieste di piene poteri”, afferma il premier. “Per me la democrazia è una democrazia parlamentare”. Dunque ha aggiunto: “Grazie a chi ha sostenuto il governo con lealtà e partecipazione”. 

16.45 Fonti governo: “Il sentiero è stretto”
 “Il sentiero è stretto”. Lo dicono fonti di maggioranza a proposito della situazione del governo Draghi. Questo non significa, spiegano le stesse fonti, che non si stia tentando di recuperare la tenuta del governo Draghi. Ma, si ammette anche, “ci sono forti tensioni” specie nei partiti di centrodestra.

Ore 16.27 Contatti frequenti tra Salvini e Meloni
Ripetuti contatti in queste ore tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Lo fanno sapere fonti dei due partiti

Ore 16.22 Centrodestra vota solo la propria risoluzione
I senatori del centrodestra di governo voteranno soltanto la propria risoluzione, che chiede un «patto» per un nuovo governo, profondamente rinnovato, guidato ancora da Mario Draghi e senza il Movimento 5 Stelle.

Ore 16.21 Centrodestra fermo su richiesta Draghi bis
Il centrodestra di governo è fermo sulla richiesta di un Draghi bis e sulla richiesta di una discontinuità. È la linea che emerge dal vertice di Villa Grande e che è ribadita nella risoluzione presentata a palazzo Madama.

Ore 15.59 Fonti dell’esecutivo escludono un Draghi bis
Fonti dell’esecutivo escludono un governo Draghi bis: il premier avrebbe confermato di non essere disponibile. Il Draghi bis era stato chiesto in aula dalla Lega durante l’intervento di Romeo.

Ore 15.50 Colloquio telefonico tra Mattarella e Salvini
Colloquio telefonico tra il segretario della Lega, Matteo Salvini, e il Capo dello Stato Sergio Mattarella. Si fanno gli ultimi tentativi per tenere in piedi il governo.

Ore 15.48 Verso conta in aula sulle risoluzioni
Tra le ipotesi quella di andare verso la conta in Aula con il voto sulle risoluzioni. Mario Draghi potrebbe aspettare l’esito di questi voti prima di decidere il da farsi. È quanto viene riportato da fonti qualificate dell’esecutivo.

Ore 15.46 Colloqui tra Berlusconi, Draghi e Mattarella
Silvio Berlusconi ha avuto colloqui con il Capo dello Stato Sergio Mattarella e con il Presidente del consiglio Mario Draghi e li ha informati della posizione di Forza Italia e di tutto il centrodestra di governo. È quanto apprende l’Agi

Ore 15.42 Mattarella avvia interlocuzioni con i partiti
Secondo quanto apprende LaPresse da fonti parlamentari il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avrebbe avviato diverse interlocuzioni con i leader di partito.

Ore 15.39 Risoluzione di Casini “pro-Draghi”
Risoluzione di Pier Ferdinando Casini affinché il governo Draghi prosegua e porti a termine il suo operato. Nella risoluzione Casini è solo scritto che “udite le comunicazioni del premier si approva”.

Ore 15.36 Fonti governo: nessuna trattativa sul Draghi bis, nessun contatto con il Quirinale.
Secondo fonti di palazzo Chigi, non sarebbero state avviate trattative per un governo Draghi bis. Inoltre non ci sarebbero stati contatti tra il premier e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 

Ore 15.21: Senato, discussione sospesa per un’ora e mezza
I lavori dell’Aula del Senato sono stati sospesi per un’ora e mezza dopo l’intervento del senatore M5s Ettore Licheri. E’ quanto ha annunciato la presidente del Senato Elisabetta Casellati, accogliendo una richiesta di gruppi di maggioranza di cui si era fatta portavoce la senatrice di Forza Italia Maria Alessandra Gallone. Parere contrario di Fratelli d’Italia e del gruppo Cal. La pausa potrebbe servire alla maggioranza, sempre più sull’orlo della crisi, per capire le intenzioni del premier Mario Draghi (indiscrezioni vorrebbero le sue dimissioni prima ancora del voto in aula, previsto in serata, viste le parole dure di 5 Stelle, Lega e Forza Italia) e quali potrebbero essere le ricadute pratiche di uno strappo incrociato come quello che sta avvenendo.

Ore 15.12 Licheri (M5s) chiede “un cambio di passo”
“Non troverete mai un 5 Stelle che faccia cadere un governo per convenienza elettorale”. Esordisce così il senatore del M5s Ettore Licheri, unico a intervenire in aula oggi a Palazzo Madama nella discussione sulle comunicazioni del premier Mario Draghi, prima delle dichiarazioni di voti della capogruppo Castellone nel tardo pomeriggio. “La nostra è stata una posizione lineare”, ha aggiunto Licheri, aggiungendo rivolto al premier: “Noi entriamo nel suo governo se possiamo continuare a difendere i frutti del nostro lavoro. Il Paese è sull’orlo del baratro, serve un cambio di passo e azioni concrete”. A partire dal superbonus: “Non possiamo oggi dire quello che lei dice, ossia che ‘affronteremo il problema del superbonus con un tavolo’. Perché non siamo politici di professione, ma sappiamo che quando non si ha molto chiara una cosa si dice “apriamo un tavolo”. Aspettiamo di capire se per lei il problema è la cessione dei crediti fiscali, se il superbonus lo si frena perché è una misura dei 5 Stelle, senza accampare presunte frodi”. Le parole di Licheri sono un attacco al premier anche alla Lega, che con Romeo aveva chiesto l’uscita dei 5 Stelle dal governo una condizione per continuare: “Noi non chiediamo poltrone come la Lega, ma risposte per i cittadini”. E di nuovo, a Draghi: “Ci chiediamo se lei sarà davvero capace di essere garante di questo governo di unità nazionale sentendo le parole del capogruppo della Lega. Come possiamo mettere insieme un governo di unità nazionale con le sfide terribili che ci attendono”.

Ore 14.35 Lega, la risoluzione sul nuovo governo
“Il Senato accorda il sostegno all’azione di un governo profondamente rinnovato sia per le scelte politiche sia nella composizione”. È quanto chiede la Lega in una proposta di risoluzione firmata dai senatori Roberto Calderoli e dal capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, dopo le comunicazioni del premier Draghi in Aula. 

Ore 14.29 Mario Draghi, colloquio con ministri Pd-FI
Il premier Mario Draghi, dopo essere uscito dall’aula del Senato in seguito all’intervento del capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, ha avuto un colloquio con alcuni ministri di Pd e FI, tra cui Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, Renato Brunetta e Roberto Speranza

Ore 14.22 Gelo di Forza Italia dopo le parole di Romeo
A fronte dei convinti applausi dei senatori della Lega al discorso del loro capogruppo Massimiliano Romeo, si è fatto notare il gelo dei parlamentari di Forza Italia, che lo hanno ascoltato con i volti seri e non tributando alcun applauso, come solitamente durante l’ordinaria attività parlamentare avviene tra i gruppi di Fi e Lega.

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Ore 14.17 Quagliariello: prevedo scissioni in Lega e FI
“Se Romeo ha parlato così io credo che una qualche intesa con gli alleati di Forza Italia ci sia. Io credo che oggi ci saranno delle scissioni. Sia dentro la Lega sia dentro Forza Italia”. Gaetano Quagliariello, senatore “totiano” di Italia al centro, commenta in collegamento con Enrico Mentana alla maratona del TgLa7 sulla crisi di governo le parole del capogruppo leghista Massimiliano Romeo. La posizione della Lega, “o nuovo governo senza M5s o voto anticipato, con pieni poteri al premier per blindare Pnrr e riforme ancora in corso”, secondo Quagliariello potrebbe aprire sconvolgimenti dentro il centrodestra. Sia dentro Forza Italia (con i ministri Brunetta, Gelmini e Carfagna in testa) sia dentro la Lega (dal ministro Giorgetti ai governatori Zaia e Fedriga) è forte, infatti, la componente di chi premeva per la continuità di Draghi a Palazzo Chigi. Con la crisi alle porte, potrebbe succedere di tutto.

Ore 14.09 “M5s può votare fiducia”
Secondo il Corriere della Sera, al Senato l’onorevole Cioffi assicura che “il Movimento può ancora votare la fiducia”. In questo caso, la Lega e Salvini sarebbero fuori dal governo. E dunque, si aprirebbe ufficialmente la crisi.

Ore 14.01: Romeo (Lega); “o nuovo governo senza M5s o elezioni anticipate”
La Lega scopre le carte al Senato. Massimiliano Romeo, capogruppo del Carroccio a Palazzo Madama, interviene in aula dettando le condizioni al premier. “Se l’obiettivo è quello, e ne sono convinto, di salvare il Paese, vediamo due scenari all’orizzonte: prendere atto che il Movimento 5 Stelle non fa più parte della maggioranza del governo di unità nazionale. Prendendo atto che il M5s è fuori, a questo punto si prenda atto che è nata una nuova maggioranza che è quella del 14 di luglio. Allora serve ricostruire un nuovo patto. Certo, ci siamo, ma significa nuova maggioranza e serve ricostruire un nuovo governo”. Alternativa, elezioni anticipate ma con una postilla: la Lega garantirebbe “i pieni poteri” a Draghi per ultimare le riforme ancora in cantiere e blindare il Pnrr. In questo caso, con la legge di bilancio alle porte, si potrebbe prospettare un voto anticipato “slittato” a inizio 2023.

Ore 13.48 Draghi: se mi sfiduciano esco a testa alta
Il Corriere della Sera dà conto dei dubbi di senatori e giornalisti, alla Buvette dopo il discorso di Mario Draghi: perché ha picchiato così duro, anche e forse soprattutto sulla Lega? La tesi che trapela, secondo il quotidiano di via Solferino, è che Draghi abbia pensato: “O la va o la spacca, se mi sfiduciano esco a testa alta, se mi riconfermano sarò più forte davanti ai ricatti elettorali dei partiti”.

Ore 13.36 Lega: Fisco, siamo stupiti da Draghi
“Siamo stupiti dal discorso del presidente Draghi: nessun accenno a flat tax e pace fiscale nonostante 50 milioni di cartelle esattoriali già partite o in partenza che rappresentano un’emergenza nazionale. Anche il passaggio sul credito di 1.100 miliardi di magazzino fiscale che l’Agenzia delle Entrate ha nei confronti di cittadini e imprese ci lascia perplessi. In questo momento di grave crisi economica con l’aumento delle bollette e delle materie prime anche alimentari, cosa si chiede? Di rimborsare subito? Se non bastano pandemia e guerra per un rinnovato patto fiscale tra cittadini, fisco e agenzia delle entrate cos’altro dovremmo aspettare?”. Così i deputati della Lega Massimo Bitonci, capogruppo in commissione Bilancio e capo dipartimento Attività produttive e Alberto Gusmeroli, vicepresidente commissione Finanze e responsabile Unità fisco del dipartimento Economia della Lega. Una conferma all’irritazione del Carroccio dopo il discorso del premier, sempre più in bilico.

Ore 13.23 Salvini, Giorgetti e Molinari al vertice del centrodestra da Berlusconi
La Lega rende noto che “è in corso a Villa Grande il vertice del centrodestra di governo. Presenti, per la Lega, oltre a Matteo Salvini anche Giancarlo Giorgetti e Riccardo Molinari”.

Ore 13.15 Lega: nessun contatto tra Salvini e Conte
Nessun contatto tra Matteo Salvini e Giuseppe Conte. Il leader della Lega non vede e non sente l’ex premier da alcuni mesi. È quanto fa sapere il Carroccio dopo le indiscrezioni degli ultimi minuti.

Ore 13.12 Sardoni: “Voci drammatiche dal vertice di centrodestra” 
“Voci drammatiche dal vertice di centrodestra a Villa Grande”. Alessandra Sardoni, inviata del TgLa7 in Senato per la maratona-crisi di Enrico Mentana, conferma quanto si era già intuito a Palazzo Madama subito dopo il discorso del premier Mario Draghi. Lega e Forza Italia starebbero premendo per togliere la fiducia al governo, irritate dai toni di Draghi su alcuni argomenti (primo fra tutti, la protesta di tassisti e balneari) e dalle mancate aperture, ad esempio, sulla pace fiscale. “Di fronte a una posizione simile – ha suggerito la Sardoni -, Draghi non aspetterebbe nemmeno il voto di fiducia in aula”, previsto per la serata. Il premier, in altre parole, potrebbe anticipare grillini e leghisti e salire al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni. Questa volta definitive.

Ore 12.43 M5s, al Senato parla solo Licheri
In discussione generale sulle comunicazioni di Mario Draghi per il M5s parlerà solo Ettore Licheri. Lo si è appreso a palazzo Madama. Anche in questo caso, la scelta dà conto delle tensioni che attraversano i grillini.

Ore 12.33 Giorgetti: fiducia, dobbiamo riflettere
“Dobbiamo riflettere e discutere” se votare o meno la fiducia. Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, capodelegazione della Lega al Governo uscendo da palazzo Madama dopo la riunione con Salvini successiva al discorso in aula del premier Draghi. “Discuteremo anche con Forza Italia”, ha aggiunto Giorgetti replicando ai cronisti che gli riportavano le parole del leader della Lega Matteo Salvini secondo il quale “il centrodestra sarà compatto”.

Ore 12.21 Salvini verso Villa Grande per un vertice del centrodestra di governo
Dopo l’incontro di ieri, Matteo Salvini sta andando a Villa Grande da Silvio Berlusconi per il vertice del centrodestra di governo dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio al Senato di questa mattina.

Ore 12.06 Giulia Bongiorno: riflessioni che non posso anticipare
Al termine della riunione della Lega – alla quale hanno partecipato ministri, parlamentari e sottosegretari – il partito si è definito compatto e in sintonia con il segretario Matteo Salvini. La senatrice della Lega Giulia Bongiorno ha spiegato all’agenzia di stampa Ansa che “sono state fatte delle riflessioni che non possono essere anticipate, perché adesso ci sarà una riunione con il centrodestra di governo e decideremo insieme”, ha concluso la Bongiorno.

Ore 11.50 Lega, totale sintonia con Salvini
Finita l’assemblea con parlamentari, ministri e sottosegretari della Lega. “Totale sintonia dei presenti e compattezza col segretario Matteo Salvini”, questo quanto fanno sapere dal partito. Il leader del Carroccio se ne è andato senza rilasciare dichiarazioni.

Ore 11.44 Lega, tutto in divenire
Ancora in corso la riunione convocata da Salvini al Senato, dopo le comunicazioni del premier Mario Draghi. In Aula intanto si susseguono gli interventi dei senatori, in discussione generale. I leghisti si stanno invece confrontando, ma a quanto si apprende Salvini attende l’evolversi della situazione. “È tutto in divenire”, spiega un senatore presente.

Ore 11.33 Centrodestra, intervento uno per gruppo
Per evitare che ci siano interventi uno diverso dall’altro nel centrodestra al Senato è stato deciso, secondo quanto si apprende, che ci sarà un solo intervento per gruppo nel dibattito in Aula dopo il discorso del premier Draghi. Per Forza Italia parlerà, sempre secondo quanto si apprende, il senatore Maurizio Gasparri. La scelta fa trasparire una certa tensione e, soprattutto, il timore che nei partiti emerga un certo grado di dissenso.

Ore 11:11 Inizia il dibattito dei senatori
Nell’aula del Senato è iniziato il dibattito dei senatori sulle comunicazioni di Mario Draghi. La discussione si protrarrà fino alle 17 circa, per un massimo di 5 ore e mezzo.

Ore 11.02 Renzi: serietà nel discorso di Draghi, vediamo Conte e Salvini
“Draghi ha fatto il discorso che doveva fare, ha detto non voglio una fiducia di facciata, penso che sia un atteggiamento di serietà e della maggioranza che lo sostiene: non avrei apprezzato un Draghi che si mette a fare il suk in Parlamento. Adesso vedremo cosa faranno Conte e Salvini, non abbiamo a che fare con persone lineari e razionali, spesso fanno cose senza senso specialmente in questo periodo, ricordiamo il Papeete. Io voterò convintamente la fiducia a Draghi ma bisogna vedere cosa faranno Salvini e Conte. Per me è 1-X-2”. Così il leader di Italia Viva Matteo Renzi al Tg1.

Ore 10.53 M5s, freddezza dopo il discorso di Draghi
M5s freddo dopo il discorso di Mario Draghi al Senato. Al termine delle comunicazioni del presidente del Consiglio molti senatori pentastellati sfilano nella Sala Garibaldi di Palazzo Madama senza rilasciare dichiarazioni. Qualcuno però non cela le proprie perplessità: “Il discorso di Draghi? Molto generico”, dice all’Adnkronos Mario Coltorti, presidente della Commissione Trasporti. La capogruppo Mariolina Castellone si trincera dietro un no comment: “Parleremo dopo”. Qualche parlamentare si sfoga: “Avevamo chiesto impegni più precisi…”. In casa 5 Stelle si attende la reazione di Giuseppe Conte, che ha seguito il discorso del premier negli uffici del Movimento al Senato e dovrà sciogliere la riserva con un segnale. 

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Ore 10.42 Lega, in corso riunione a Palazzo Madama
È in corso una riunione della Lega convocata da Matteo Salvini a Palazzo Madama: presenti parlamentari, ministri e sottosegretari.

Ore 10.33 Fonti M5s: no alla fiducia
Il grosso del gruppo M5s al Senato, secondo quanto riferisce Tommaso Labate sul Corriere.it, “avrebbe già segnalato a Giuseppe Conte che non voterà la fiducia. Fosse confermato, non sta più a loro stabilire se stare col capo politico. Ma al capo politico decidere se andare avanti con loro”, spiega Labate. A capo del gruppo la pasionaria Paola Taverna

Ore 10.30 Letta: siamo ancora più convinti
“Se eravamo già in questi giorni convinti di rinnovare la fiducia al governo Draghi siamo ancora più convinti di farlo dopo averlo ascoltato”. Così su Twitter il segretario del Pd, Enrico Letta, al termine della comunicazioni del premier.

Ore 10.26. “Siete pronti?”, M5s e Lega non applaudono Draghi
“Siete pronti a rinnovare il patto di fiducia? La risposta datela agli italiani”. Mario Draghi lo chiede tre volte all’aula del Senato, concludendo il suo discorso durato quasi 45 minuti. Un intervento molto duro nei toni, soprattutto nei confronti del M5s che ha aperto la crisi. Le aperture, tiepide, sui 9 punti richiesti da Giuseppe Conte si aggiungono a un’impressione generale di orgoglio per quanto fatto e rabbia per “lo sfarinamento” della maggioranza, anche se l’appello ai partiti ricordando che è stato loro il merito dei risultati raggiunti sembra la classica “scialuppa di salvataggio”. Non è un caso, però, che alla fine né i senatori del Movimento né quelli della Lega abbiano applaudito il premier. Segno di uno scollamento evidente, e potrebbero non bastare le 5 ore di discussione anticipate dalla Casellati a ricomporre il quadro. 

Ore 10.25: “Sono qui perché lo chiedono gli italiani”, brusii in aula 
Brusii in Aula quando Draghi chiede, al termine del suo intervento ai partiti “siete pronti”, aggiungendo di essere lì perchè gli italiani lo chiedono. Interviene il presidente Elisabetta Casellati, che invita al silenzio, ricordando a chi ‘replica’ al premier che ci saranno “cinque ore e mezzo di discussione a disposizione nel pomeriggio”. Nel frattempo DRAGHI finisce il suo intervento, sommerso dagli applausi dell’Aula.

Ore 10.07: i senatori M5s non applaudono mai Draghi
I senatori del M5s non applaudono i passaggi de discorso a Palazzo Madama di Mario Draghi a differenza del resto della maggioranza. In un’occasione a un battimani della maggioranza non si sono aggiunti i senatori della Lega. 

Ore 10.06: “L’unica strada per ricostruire la fiducia”
“L’unica strada, se vogliamo stare insieme, è ricostruire il patto di fiducia”. Mario Draghi, di fatto, mette Giuseppe Conte e M5s spalle al muro addossando a loro la responsabilità della eventuale caduta del governo. “La domanda di stabilità impone a noi di decidere se sia possibile ricreare le condizioni per cui il governo possa davvero governare”. 

Ore 10.02: Finito il patto di fiducia nella maggioranza
“Il desiderio di andare avanti insieme si è progressivamente esaurito. Il voto della scorsa settimana ha segnato la fine del patto di fiducia che ha tenuto insieme la maggioranza. Non votare la fiducia di un governo di cui si fa parte è un gesto politico evidente. Non è possibile ignorarlo, non è possibile contenerlo perché vuol dire che chiunque può ripeterlo. Non è possibile minimizzarlo perché viene dopo mesi di strappi e ultimatum. L’unica strada se vogliamo ancora rimanere insieme è ricostruire daccapo questo patto, con coraggio, altruismo, credibilità. A chiederlo sono soprattutto gli italiani. La mobilitazioni di questi giorni è senza precedenti e impossibile da ignorare”, dice il premier. 

Ore 10: “Mai così orgoglioso di essere italiano” 
“La stesura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato a larghissima maggioranza da questo Parlamento, ha avviato un percorso di riforme e investimenti che non ha precedenti nella storia recente. Le riforme della giustizia, della concorrenza, del fisco, degli appalti – oltre alla corposa agenda di semplificazioni – sono un passo in avanti essenziale per modernizzare l’Italia. A oggi, tutti gli obbiettivi dei primi due semestri del Pnrr sono stati raggiunti. Abbiamo già ricevuto dalla Commissione Europea 45,9 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno nelle prossime settimane ulteriori 21 miliardi – per un totale di quasi 67 miliardi. Non mi sono mai sentito così orgoglioso lriessere italiano”, ha concluso Draghi. Parole accolte da un lunghissimo applauso dell’aula.

Ore 9.59: “Azzereremo la dipendenza dalla Russia”
Il governo ha lavorato per “accelerare l’indipendenza energetica dalla Russia, conseguenza di decenni di scelte miopi e pericolose“, sottolinea Draghi. Una dipendenza che “in pochi mesi si è ridotta dal 40% al 25% del totale e intendiamo azzerarla in un anno e mezzo, un risultato che sembrava impensabile”. 

Ore 9.58: “Necessario il sostegno più ampio possibile” 
“Ritengo che un presidente del Consiglio che non si è mai presentato agli elettori debba avere in Parlamento il sostegno più ampio possibile, ancora più importante in un contesto di emergenza in cui bisogna prendere decisioni che incidono sulla vita dei cittadini”. Draghi in precedenza aveva ricordato che il governo era nato su iniziativa di Sergio Mattarella per “affrontare tre emergenze: pandemica, economica, sociale. Un governo, furono queste le parole del presidente, di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica, che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili. Tutti i principali partiti, con una sola eccezione, decisero di rispondere positivamente a quell’appello. Nel discorso di insediamento feci riferimento al presupposto dell’unità nazionale, che è stata la migliore garanzia della legittimità democratica di questo governo e della sua efficacia”. 

Ore 9.45: Prende la parola Mario Draghi
Prende la parola Mario Draghi, per comunicare al Senato le ragioni delle dimissioni rassegnate 5 giorni fa (e respinte da Sergio Mattarella). L’esordio è sfortunato: il microfono gracchia e il premier si innervosisce. “Io credo che ci sia qualcosa che non funziona”. In aula a Palazzo Madama si scatena il brusio, forse nel timore che le parole di Draghi siano politiche. Appurato e risolto il guaio tecnico, il presidente del Consiglio riprende il suo intervento, grave e sofferto.

Ore 8.48: “Draghi resta fino al voto della legge di bilancio”
Un compromesso che potrebbe accontentare tutti. Alessandra Sardoni, nel corso della maratona del TgLa7 sulla crisi di governo, rilancia il tam tam che si sta facendo strada nelle ultime ore nei palazzi romani. Mario Draghi potrebbe restare al suo posto fino all’approvazione della legge di bilancio, vale a dire entro fine anno. Pochi mesi prima della scadenza naturale della legislatura, per scongiurare il rischio dell’esercizio provvisorio. Una misura, anche questa, in un certo senso “emergenziale” che andrebbe incontro allo strappo di Giuseppe Conte e alle insofferenze di Matteo Salvini e del centrodestra, alla richiesta di stabilità del Pd e in qualche modo anche all’orgoglio del premier, che 5 giorni fa aveva già rassegnato le sue dimissioni poi respinte da Sergio Mattarella. E tutto questo con la benedizione del Quirinale e disarmando, in qualche modo, anche la campagna elettorale di Giorgia Meloni, leader dell’unico partito di opposizione, Fratelli d’Italia, che chiede il ritorno immediato alle urne.

Ore 8.10: Rotondi, “Salvini deve stare attento”
“Non invidio Matteo Salvini per il discorso che dovrà fare al Senato: se sbaglia una sola parola, si assume la responsabilità delle elezioni e consegna Draghi al Pd come icona se non come candidato premier del campo largo”. Lo scrive in un tweet Gianfranco Rotondi

Ore 7.23: “Niente Draghi-bis, salta solo Patuanelli”
In attesa dei primi segnali dall’aula, contano le indiscrezioni. Secondo Dagospia sono aumentate vertiginosamente le chance di una permanenza di Draghi a Palazzo Chigi. E niente “bis”: “Il governo continua il suo viaggio verso il 2023 in compagnia di Mariopio. Del resto, l’esecutivo draghiano non è mai stato sfiduciato, la maggioranza resta viva anche senza il M5s”. In altre parole: anche se i grillini voteranno la sfiducia (ma è da mettere in conto lo strappo di almeno un ventina di “draghiani”, la maggioranza andrà avanti da sola senza ulteriori scossoni o rimpasti. Draghi conta sulla volontà di Sergio Mattarella di far finire la legislatura a termine naturale, nel 2023. Ecco perché “se una buona parte dei 5Stelle (30 e qualcosa) votasse la fiducia, non c’è alcun bisogno di mettere in piedi un nuovo governo, con consultazioni e giuramento nelle mani del Capo dello Stato”. A questo punto, conclude Dago, “non occorre un laborioso Draghi-bis: basta la sostituzione del probabile ministro grillino (Patuanelli) che, a differenza di Dadone e D’Incà, resta fedele alle spoglie di Giuseppe Conte”.

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