Crisi di governo: un male necessario perchè torni la normalità

Appare ormai chiaro che la crisi di governo provocata dal M5S  è figlia di un partito vicino all’estinzione in piena crisi di consensi e di leadership da anni.

Un crollo certificato da risultati sempre più deludenti alle elezioni amministrative, da una dirigenza frammentata da alcuni passaggi politici contradditori e da tutte le promesse mai mantenute. Il Movimento cinque stelle voleva scardinare establishment ed invece è stato risucchiato fin al punto da diventarne parte integrante.

Ora Giuseppe Conte prova, per il  momento senza successo, a ridare centralità al partito riavvicinandolo ai principi delle origini, ma sempre mantenendo l’alleanza con il centrosinistra instaurata in occasione del suo secondo governo.

Conte, degno di finire dietro la lavagna, si dimentica però di aver governato con tutti, prima con Salvini, poi col partito democratico ed infine con Draghi. Poco credibile, poco politico e un perfetto sconosciuto mai votato da nessuno. La brutta stagione del grillismo, degli insulti, dei sogni, dei vaffa è sul viale del tramonto. I comici hanno fatto il suo tempo, ora meglio tornare alle cose serie.

Al di la di quello che potrebbe succedere da qui a Mercoledì quando il premier Draghi dovrà comunicare alle due ali del parlamento i motivi della sua decisione, è ovvio che la spinta del governo di larghe intese nato nel febbraio del 2021, e formato per affrontare la campagna di vaccinazioni per il Covid e per la compilazione del PNRR necessario per ricevere gli oltre 200 miliardi di euro di fondi stanziati dall’Unione Europea per la ripresa dalla pandemia, è ormai arrivata in dirittura di arrivo.

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Un governo che negli ultimi mesi ha dimostrato di non rappresentare più la maggior parte degli italiani. Un esecutivo che ha fatto poco per il caro bollette, che sta ancora cercando chi ha speculato sugli aumenti dei carburanti, che ha favorito l’immigrazione selvaggia con gli sbarchi che sono saliti del 30%, che, come ha detto chiaramente il magistrato Nicola Gratteri «sta smontando un secolo e mezzo di Antimafia» e che sta portando allo sfascio la sanità

I migliori insomma sono diventati in poco tempo i peggiori. Un governo con personaggi non all’altezza, Di Maio in primis, poco autorevoli e competenti, pieni di contraddizioni e incongruenze.

Ne voglio citare uno per tutti: il movimento cinque stelle sfiducia di fatto il governo però i suoi ministri (Patuanelli e’ D’Inca) non si dimettono. Qui si è davvero superato il limite della decenza. Va ricordato che Matteo Renzi invece quanto decise di aprire la crisi che portò alle dimissione del Conte bis fece dimettere i proprio ministri.

Questa crisi di governo è un male necessario per ristabilire una democrazia che ormai si è indebolita a forza di dcpm, provvedimenti fatti senza passare dal parlamento, emergenze straordinarie che sono  diventate ormai ordinarie. Ma anche una occasione di tornare alla normalità e una grande opportunità per chi verrà dopo di adoperarsi per iniziare un grande cambiamento senza paure, timori e con coraggio.

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La verità è che i cittadini italiani, i più deboli, non ce la fanno più. La classe media diventa povera, i poveri rischiano la via dei senza tetto, l’economia è minata dall’insicurezza.

E se qualcuno crede di risolvere il problema con qualche bonus oppure col reddito di cittadinanza si sbaglia di grosso. Vanno fatte delle riforme strutturali forti. Ci vuole coraggio. E solo un governo forte che abbia il consenso degli italiani può cominciare questo percorso di lacrime e sangue.

È necessario tornare subito alle urne, come hanno fatto negli ultimi mesi molti paesi europei nonostante la pandemia e la guerra. L’Italia in questo momento è troppo debole per potersi permettere di finanziare una guerra e la ricostruzione dell’Ucraina. Quasi l’85% degli italiani non vogliono più inviare armi in Ucraina. 

È arrivato il momento di dire ai partiti di tornare nel loro nucleo originale per così non correre il rischio di scambiare la Lega col Partito democratico, oppure magari Di Maio con Berlusconi.  C’è voglia di cambiare pagina in fretta, di aiutare gli italiani, forse di essere nazionalisti e populisti per il bene di tutti, di cominciare a cambiare l’Europa. (in meglio)

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Discorso che non vale per Giorgia Meloni, lei dovrà solo attendere di diventare il premier del prossimo governo di centro destra, l’unico in grado di dare il cambio marcia necessario per risalire da un baratro che comincia ad essere davvero pericoloso. La coerenza a volte paga, e Giorgia Meloni lo sapeva bene.

A cura di Roberto Conci

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