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‘Cultura si chiude, movida si apre’, cronaca di una visita a 3 musei

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Covid, 'Cultura si chiude, movida si apre': cronaca di una visita a 3 musei

“La cultura si chiude, la movida si apre. L’effetto bislacco di differenti applicazioni o interpretazioni del dpcm e delle regole del buon senso”. Questo l’incipit dell’inchiesta pubblicata da ‘Il Giornale d’Italia’ sul proprio sito dal titolo ‘la Cultura disassembrata e la movida assembrata. Cronaca di una visita agostana a tre Musei, tra l’illogica dei numeri e dei metodi’.

“Taranto è una bellissima città, colonia greca fondata dagli Spartani nell’VIII secolo a.c. con il nome di Taras. Bagnata da due mari, punto d’accesso per il Salento, ha uno splendido Museo Archeologico, forse meno conosciuto di quanto meriterebbe. Peccato che quando si ha la fortuna di passare da lì percorrendo un itinerario agostano in auto un po’ alla giornata e si ha l’occasione di arrivare al Museo poi non si possa entrare in quanto è necessaria la prenotazione su internet e si applica una incomprensibile regolamentazione: massimo 30 persone contemporaneamente all’interno del museo per una visita stabilita di 2 ore!”, si legge nell’articolo.

“Considerando che il museo ha una superficie espositiva di circa 3.000 metri quadrati, non si applica la regola del metro, ma bensì dei 100 metri! Più in particolare, ci sono gruppi prenotati di 15 persone che entrano ogni ora per visite di 2 ore (meno non si può), con una presenza media di 30 persone, che in realtà sono meno in quanto agli appuntamenti qualcuno non si presenta. Quindi andare tranquillamente al museo, ovviamente muniti di mascherina e rispettando la regola nazionale del metro di distanza, anche per fare una visita più rapida, non è consentito. Si chiede della direttrice, che non c’è. Ci viene detto di andare via e prenotare via internet. Ma siamo a Taranto di passaggio, chissà se e quando ricapita. Facciamo presente che la regola dei 100 metri non ha senso e ci viene risposto che è stata decisa prudenzialmente dal responsabile della sicurezza. Ma non si tratta di un museo nazionale, con regole nazionali? Che confusione l’Italia: regole e numeri a caso. In barba a Pitagora e alla sua regola che tutto è numero”.

E ancora: “Mi viene voglia di chiamare Franceschini. Lo dico alla vice responsabile, che a quel punto trova la soluzione. Aggregarci ad un gruppo dei 15 al quale mancano delle persone. Detto fatto. Visita con Maria, bravissima, in un museo fantastico e quasi vuoto, dove smaltiamo lo stress accumulato per poter entrare. Reggio Calabria, 2 giorni dopo. L’antica Rhegion, prima colonia greca in Italia, sempre nell’VIII secolo a.c. Museo archeologico nazionale, dove sono esposti, tra gli altri, I bronzi di Riace e la testa del ‘Filosofo’ (anche se momentaneamente trsferita al Museo di Napoli). Anche qui viene richiesta la prenotazione via internet e vengono applicate regole di contingentamento (non approfondite). Per evitare discussioni ci aggreghiamo ad altre 2 persone prenotate, per visitare il meraviglioso e semivuoto museo”. L’articolo prosegue raccontando di “Napoli, una settimana dopo. Altra colonia greca, fondata dai Cumani sempre nell’VIII secolo a.c. Una delle più belle città del mondo, centro della cultura greca e romana. Altro Museo archeologico nazionale. Ma regole diverse”.

“Oltre alla nota gentilezza partenopea -si legge-, lì vale il buon senso. Non servono prenotazioni via internet ed è consentito ovviamente l’accesso con mascherina e facendo rispettare le distanze di legge. Il museo non è pieno, ed è ben distante dai picchi giornalieri di 6 – 7.000 visitatori. Che dire. Ma si applicano regole nazionali per strutture nazionali o ogni località fa da sè, con il rischio di stravolgere ogni buonsenso? E la logica e la democrazia, che peraltro ci hanno insegnato i greci, le cui 3 Polis citate rappresentano solo una minima parte della Magna Grecia? La mission di un museo dovrebbe essere quella di seminare la cultura, aumentare i visitatori (rispettando ovviamente la sicurezza), ed avere una gestione economicamente sostenibile. E in tutto questo poi emerge l’altro lato, anch’esso non sempre comprensibile: movide serrate, centri città di mare e stradine assembrate, mascherine spesso dimenticate o messe al braccio o sul gomito. Fenomeni divergenti e disomogenei nei singoli ambiti di applicazione. Difficile trovare il bandolo della matassa e la chiave di lettura. Per Pitagora tutto è numero e logica, ma in Italia invece i numeri si danno”.

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