Da Free Students una diffida collettiva per il Rettore di Unige

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Da Free Students una diffida collettiva per il Rettore di Unige

Gli studenti si appoggiano allo studio legale Pileri. Alla base diritto allo studio, Costituzione Italiana, direttiva Ue e privacy

Il gruppo di studenti dell’Università di Genova “Free Students Organization” sta organizzando tramite l’Avvocato genovese Isabella Pileri, una diffida collettiva con accesso agli atti nei confronti del Magnifico Rettore di Unige Federico Delfino, per quanto riguarda l’obbligatorietà del Green pass per accedere all’ateneo genovese.

Il termine ultimo per aderire alla diffida collettiva è l’8 settembre.

Gli studenti universitari genovesi hanno già effettuato diversi presidi presso la sede di via Balbi.

Inoltre il gruppo, che vede circa 800 iscritti, ha partecipato attivamente ad alcune manifestazioni che si sono svolte a Genova, non ultima quella di sabato scorso, proprio contro l’obbligo del Green pass.

Gli studenti con tale diffida collettiva sperano d’instaurare un dialogo con il Magnifico Rettore per finalizzare una trattativa che non pregiudichi il diritto allo studio.

La diffida preparata dall’Avvocato Pileri, pone al centro, a livello legale, l’espletamento del diritto allo studio e la direttiva Ue che prevede il non obbligo di vaccinazione.

In particolare evidenza la necessità dell’applicazione degli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione Italiana che ricordiamo.

Art. 3.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

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È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Art. 33.

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.”

Art. 34.

“La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

Secondo quanto scritto nella diffida l’attuazione dell’obbligo del Green pass per l’accesso alle strutture universitarie crea una grave discriminazione che va a ledere il diritto allo studio e, in senso lato, i principi della costituzione, ma non solo.

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Non ci sarebbe, infatti, un allineamento con il regolamento Ue, riguardo la direttiva 953 2021 che recita:

“E’ necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non essere vaccinate.” (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 211 del 15 giugno 2021).

Per quanto riguarda la richiesta di “accesso agli atti”, si vuole, invece, comprendere se le persone che effettuano i controlli siano deputate a tale controllo e svolgano il loro lavoro nel pieno rispetto della privacy.

Inoltre che gli apparecchi utilizzati, molte volte telefonini personali, siano in grado di gestire e di supportare a livello di cyber security, certi dati estremamente sensibili.

Secondo l’avvocato, con l’applicazione dell’obbligatorietà del green pass ci sarebbe anche “Una limitazione dei servizi in presenza (biblioteca, lezioni, esami, ecc.) che, come da contratto, devono essere erogati. Servizi, peraltro, che sono stati pagati”.

Senza contare la mancanza umana di contatto tra il docente e lo studente e il possibile scatenamento di atti di bullismo fra studenti e di separazione, pratica e psicologica, tra i vaccinati e i non vaccinati.

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“Al di là dell’argomentazione per il diritto allo studio – ci tiene a precisare l’Avvocato Isabella Pileri – si pone un altro ordine di problema che il cittadino medio, sta confondendo: la differenza tra i no vax e i no green pass.

Il 3% del movimento è composta dai “no vax” che rifiutano il vaccino per loro libera scelta.

Mentre i “no green pass”, sono persone a volte anche vaccinate, che rifiutano lo strumento, ritenendolo una violazione della privacy”. L.B.

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