Dal cashback al reddito di cittadinanza: le “vecchie” idee del M5s

Il Movimento 5 Stelle ci riprova e rilancia il suo programma elettorale (qui). Novità? Poche, se non si considerano le strizzatine d’occhio alle compagini più di sinistra. Ma andiamo a vedere meglio.

Nel programma l’irrinunciabile Rdc

Leggendo il programma, si evince subito che il grande cavallo di battaglia dei pentastellati resta l’intramontabile reddito di cittadinanza, che rimane in primo piano malgrado l’infinita lista di episodi in cui il sussidio statale è stato usato per ragioni ben diverse rispetto al suo utilizzo. L’ultimo caso risale soltanto a ieri, quando è uscita la notizia di possessori del reddito che impiegano la carte per pagarsi i pasti al mare.

Nel nuovo documento, i grillini parlando addirittura di “reddito di cittadinanza rafforzato“, con “misure per rendere più efficiente il sistema delle politiche attive, e monitoraggio delle misure antifrode“. Staremo a vedere. Una cosa è certa, malgrado tutte le falle emerse in questi anni, dal fallimento dei navigator ai furbetti del reddito, il Movimento 5 Stelle non ha la minima intenzione di rinunciare al suo provvedimento.

E per quanto concerne il vero mondo del lavoro? Si parla di eliminare “stage e tirocini gratuiti”, così da contrastare lo sfruttamento dei giovani, e di stabilizzazione degli sgravi per l’acquisto della prima casa. C’è poi la volontà di arrivare ad una“parità salariale tra uomini e donne”, di sperimentazione di “una riduzione dell’orario di lavoro soprattutto nei settori a più alta intensità tecnologica” e riforma degli ammortizzatori sociali “per autonomi, partite Iva, liberi professionisti e per le nuove tipologie di lavoro”. C’è poi la promessa di evitare “il ritorno alla legge Fornero, attraverso l’ampliamento delle categorie dei lavori gravosi e usuranti e attraverso meccanismi di uscita flessibile dal lavoro”.

L’ecologia

Il Movimento 5 Stelle prova ancora la carta dell’ecologia e della difesa dell’ambiente. E si riparte dai no. Con lo stop a nuove trivellazioni ed alla costruzione di inceneritori.

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C’è poi la volontà di “tendere a un modello sostenibile di consumo energetico per ridurre le emissioni annue di gas serra”, ed il mantenimento dei vari Superbonus. Nello specifico si parla di“stabilizzazione delle agevolazioni edilizie per permettere la pianificazione degli investimenti sugli immobili e continuare a migliorare i livelli di risparmio energetico e di conseguenza risparmiare sulle bollette. Sbloccare e far circolare i crediti d’imposta per evitare il fallimento delle imprese che ancora oggi non riescono a trasformarli in liquidità per pagare fornitori e dipendenti”.

Ma non finsice qui. Perché i grillini pensano anche a un altro Superbonus, ossia al Superbonus energia imprese, “basato sulla circolazione dei crediti fiscali, per permettere alle imprese di investire a costo zero nel risparmio energetico e nelle fonti rinnovabili”.

Spunta anche lo Ius scholae

Ci sono poi dei punti nel programma che fanno pensare più al Partito democrato che al Movimento 5 Stelle. Infatti, nel calderone di proposte, spuntano anche l’estensione ai 16enni del diritto di voto, il matrimonio egalitario e una legge contro l’omotransfobia, l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole e, infine, lo Ius scholae. Una bella strizzatina d’occhio ai vecchi amici dem.

Dal cashback per il veterinario alla cannabis

La proposta dei grillini prosegue poi con vecchi punti già sentiti, come il cashback, stavolta anche per le spese veterinarie, così da ottenere le detrazioni connesse alle spese veterinarie e per farmaci, oppure la regolamentazione della coltivazione della cannabis a uso personale, “al fine di contrastare il business della criminalità organizzata e superare le criticità connesse alla produzione limitata di cannabis per uso terapeutico”.

Rispunta poi la legge sull’acqua pubblica, e addirittura viene proposta la progressiva abolizione della caccia, “a partire dal divieto di accesso ai terreni privati”.

Largo spazio anche all’amata digitalizzazione grillina, con la stesura della carta dei diritti digitali, la banca dati digitale nazionale, la pubblica amministrazione in cloud, e piano industriale “basato sulle tecnologie strategiche per il futuro”. Per le imprese, si parla di sostegno attraverso “il taglio del cuneo fiscale, l’eliminazione dell’Irap e il potenziamento del Fondo di salvaguardia”.

Quanto al campo internazione, il Movimento ribadisce la collocazione dell’Italia all’interno dell’alleanza atlantica e dell’Unione europea.

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Grillini contro il cambio di casacca

Ma è quando il programma passa a elencare le proposte volte al mondo della politica che viene da sgranare gli occhi. Il Movimento 5 Stelle torna infatti ad insistere sul doppio mandato, specificando che il limite dei due mandati sarà esposto non solo ai suoi militanti, ma addirittura a tutti i partiti.

Fra i punti anche una legge sul conflitto di interessi, una legge sulla regolamentazione delle lobby, il potere del presidente del Consiglio di revocare i ministri, e la cosiddetta sfiducia costruttiva, ossia “un governo non può essere sfiduciato se contestualmente non si vota la fiducia a un altro Esecutivo”.

Ma è sullo stop ai cambi di casacca che si resta perplessi, trattandosi del Movimento 5 Stelle, maestro di giravolte.

“Noi dalla parte giusta”

Alla fine, dopo litigi, malumori e maldipancia, ecco il programma dei Cinque Stelle di Giuseppe Conte. Nell’introdurre la propria proposta, il Movimento 5 Stelle ci tiene a precisare di essere “l’unica forza politica che in questa legislatura ha realizzato l’80% degli impegni presi nel 2018 con gli elettori”. Parla di riforme rivoluzionarie e concrete, grazie alle quali l’Italia ha potuto resistere durante la crisi sanitaria ed economica.

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“Con il programma con cui ci presentiamo alle elezioni del prossimo 25 settembre intendiamo proseguire su questa strada e portare a termine il lavoro che abbiamo iniziato”, prosegue il comunicato, riportato adesso dalle principali agenzie di stampa.“A finte alleanze, matrimoni di comodo e balletti abbiamo preferito la serietà. Per questo ci troverete schierati da un’altra parte: LA PARTE GIUSTA. La parte delle lavoratrici e dei lavoratori sottopagati e precari, per cui vogliamo introdurre un salario minimo legale di 9 euro lordi l’ora e agevolare la sottoscrizione di contratti a tempo indeterminato”.

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