Dal Fisco al ddl concorrenza fino al Superbonus. I punti dell’agenda Draghi che restano irrisolti

Una lunga serie di stoccate, che hanno colpito tutti i partiti. Mario Draghi, nel suo discorso a Palazzo Madama, ha sfoderato il suo profilo più duro, passando come un cingolato su molte questioni esplosive per il governo. Ora, con l’epilogo di ieri, sono numerosi i dossier a rimanere sospesi a mezz’aria. A partire dalla riforma della concorrenza, con il premier che l’avrebbe voluta approvare entro la pausa estiva, come peraltro previsto dal Pnrr. Draghi l’ha definita utile a «promuovere la crescita, ridurre le rendite, favorire investimenti e occupazione». Una riforma tuttavia osteggiata da taxisti etitolari di stabilimeti balneari che negli ultimi mesi hanno protestato duramente una legge che ritengono pericolosa per il futuro della loro professione. Tra le questioni citate da Draghi, e rimaste nel congelatore, c’è la riforma del codice appalti, che è stata approvata ma deve ancora vedere l’approvazione dei decreti attuativi per spianare la strada agli investimenti del Pnrr e proteggerli dalle infiltrazioni della criminalità organizzata.

«Il reddito di cittadinanza è una misura importante per ridurre la povertà, ma può essere migliorato per favorire chi ha più bisogno e ridurre gli effetti negativi sul mercato del lavoro». Anche questa può essere menzionata tra le partite irrisolte, che chiunque succeda a Draghi dovrà affrontare, perchè così com’è la legge non ha dato i risultati sperati e, a detta del premier, ha creato «effetti negativi sul mercato del lavoro» .

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Allo stesso modo, il Superbonus rimane un problema in cerca di soluzione. Il premier, nel suo discorso, ha parlato della necessità di «affrontare le criticità nella cessione dei crediti fiscali» che sta mettendo in difficoltà migliaia di aziende. Senza un governo in carica, però, la partita rimane aperta. Lo stesso Draghi ieri ha sottolineato in merito al Superbonus che i problemi «sono i meccanismi di cessione che sono stati disegnati. Chi li ha disegnati senza discrimine» è il «colpevole di questa situazione in cui migliaia di imprese stanno aspettando i crediti».

Lo scorso autunno, inoltre, il governo ha dato il via al disegno di legge delega per la revisione del fisco. Sotto questo cappello rientrano diverse misure, alcune molto attese dagli italiani: riduzione dell’Irpef, superamento dell’Irap, razionalizzazione dell’Iva, riforma del catasto.La legge delega aveva incassato un primo sì alla Camera alla fine di giugno, ma ora tutto l’impianto intavolato dal governo Draghi finisce inevitabilmente impantanato nel guado. Nell’impianto della delega fiscale, si prevedeva di completare la riforma della riscossione delle cartelle esattoriali.

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«In Italia l’Agenzia delle Entrate-Riscossione conta 1.100 miliardi di euro di crediti residui, pari a oltre il 60% del prodotto interno lordo nazionale, una cifra impressionante», ha detto ieri Draghi nel suo discorso, «Dobbiamo quindi approvare al più presto la riforma fiscale, che include il completamento della riforma della riscossione e varare subito dopo i decreti attuativi».

Allo stesso modo, finisce in soffita il dibattito degli ultimi mesi sul cuneo fiscale, l’intervento voluto da tutte le parti politiche per irrobustire le buste paga. Senza dimenticare, infine, i 55 obiettivi da raggiungere entro dicembre per poter ricevere dall’Europa la prossima rata da 19 miliardi.

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