Dante e Beatrice, amore e conoscenza nella Commedia

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Roma, 13 set. (askanews) –

Ond’ella, appresso d’un pio sospiro,

li occhi drizzò ver’ me con quel sembiante

che madre fa sovra figlio deliro,

e cominciò: Le cose tutte quante

hanno ordine tra loro, e questo è forma

che l’universo a Dio fa simigliante.

Qui veggion l’alte creature l’orma

de l’etterno valore, il qual è fine

al quale è fatta la toccata norma.

(Canto I – Paradiso)

Chi è Beatrice? Gentilissima donna la cui identità storica era ben nota a Firenze, figliuola di Folco de’ Portinari e moglie di messere Simone de’ Bardi.

Come sottolinea Giorgio Inglese nella biografia del poeta, “natura e maniera dell’amore di Dante per Beatrice, come dell’immaginabile sentimento di lei per lui furono certo tali da non avere alcuna incidenza sui rispettivi matrimoni, l’antitesi di Paolo e Francesca”, di quel tragico amore condannato all’Inferno. Da la Vita Nova, si trae la data di nascita di Beatrice: tra novembre 1265 e gennaio 1266; e del primo incontro con Dante: primavera 1274, lei aveva otto anni e qualche mese e Dante quasi nove.

Precisa è la data della morte: un’ora circa dopo il tramonto dell’8 giugno 1290. Muore giovanissima. E dieci anni dopo, primavera del 1300, il viaggio ultraterreno e l’incontro nell’Eden. Nella Commedia Beatrice prende il posto di Virgilio nel ruolo di guida attraverso i nove cieli del Paradiso.

“Il personaggio di Beatrice è caratterizzato, nella Commedia dantesca, da una singolarissima attitudine. È una guida per Dante, una guida severa, una guida che corregge Dante, che insegna a Dante a comprendere cose che Dante non comprende. Cose di grande impegno concettuale. Al tempo stesso è caratterizzata da una attitudine quasi materna, sempre affettuosa. Ricorderete il sorriso di Beatrice – le sorrise parolette di Beatrice – con cui spiega a Dante ciò che Dante non comprende nel percorso paradisiaco. Questo sorriso, al tempo stesso severo e materno, e che sembra un principio di carattere soltanto estetico, è in realtà ancora una volta una chiave di ordine concettuale, complessiva per la grande cantica paradisiaca”.

“Per comprendere questa chiave bisogna rivolgersi indietro, al di fuori della Commedia, ovvero nel Convivio, l opera che Dante scrive nel 1304 – Beatrice è morta. La concezione della scienza aristotelica viene reinterpretata in una chiave cristiana nel secondo trattato del Convivio, quando Dante spiega che egli ha cominciato a studiare la filosofia, a volgersi alla filosofia per consolarti della perdita di Beatrice”.

L’amore di Dante per la filosofia – dice il poeta – è come quello di Salomone per la sapienza divina. La filosofia è amore per la sapienza. E nel cosmo cristiano di Dante amore e conoscenza si identificano. Così nella Commedia l’amore umano di Dante per Beatrice è redento nella dimensione spirituale di guida verso Dio, in cui si è trasformata la donna amata, ormai morta e assurta in Paradiso.

“Dante spiega che la filosofia, la filosofia-sapienza caratterizzata da Amore ha per subietto lo intendere – lo dice nel Convivio – e per forma l’amore alla conoscenza, alla filosofia. Cosa vuol dire che l’amore è la forma della conoscenza? Vuol dire che è la sua sostanza il linguaggio aristotelico. È un concetto Paolino (bisogna volgersi alle Lettere ai Corinzi di San Paolo) quando Paolo oppone la scienza dei pagani – che è pura nozione – alla caritas, all’agape cristiana. Non si tratta dell’opposizione tra carità e scienza, come comunemente si dice; si tratta dell’opposizione tra scienza nozione ad una conoscenza che è relazione tra due soggetti-oggetti che si conoscono e, conoscendosi, si riconoscono. Per fare questo devono amarsi, avere una relazione personale l’uno con l’altro. È il rapporto tra l’uomo e Dio. Beatrice spiega tutto questo parlando della struttura dell’universo. La Beatrice severa e affettuosa spiega che il cosmo si muove perché è mosso dal desiderio che il cosmo ha di ritorno a Dio. Dio muove il cosmo desiderato dal cosmo stesso, dice Beatrice. È la ripetizione di un concetto della fisica aristotelica. Muove in quanto è amato. È un’immagine straordinaria, è l’Amor che muove il sole e le altre stelle, è la sapienza di Beatrice che è relazione, percorso conoscitivo e attitudine etica, conoscersi e riconoscersi, rispetto e conoscenza dell’altro. Questo dovrebbe insegnarci qualcosa”.

Ne l’ordine ch’io dico sono accline

tutte nature, per diverse sorti,

più al principio loro e men vicine;

onde si muovono a diversi porti

per lo gran mar de l’essere, e ciascuna

con istinto a lei dato che la porti.

Questi ne porta il foco inver’ la luna;

questi ne’ cor mortali è permotore;

questi la terra in sé stringe e aduna;

né pur le creature che son fore

d’intelligenza quest’arco saetta,

ma quelle c’hanno intelletto e amore.

Progetto a cura di: Serena Sartini e Giovanna Turpini, con la voce di Pino Insegno

Con la collaborazione di Leonardo Merlini e Marco Bazzichi

Montaggio di: Carlo Molinari

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