Decontribuzione Sud/ Come le aziende del sud Italia potrebbero risparmiare il 30%

Il decreto legge del 104/2020 del 14 agosto 2020 all’articolo 27, stabilisce che possono godere di una decontribuzione pari al 30% dei contributi previdenziali tutti i datori di lavoro che hanno aperto un’azienda nel sud Italia e, in particolare, nelle regioni di: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Decontribuzione Sud: come funziona

Il decreto è denominato decontribuzione Sud e consente di ottenere, come già specificato una di contribuzione complessiva relativa ai contributi previdenziali con l’esplosione dei premi INAIL, senza massimali contributivi. Si tratta di un risparmio netto del 30% sulla contribuzione INPS per tutti i tipi di lavoratori e per quelle aziende che hanno aperto al Sud Italia.

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Esistono però delle eccezioni per l’applicazione del decreto di contribuzione sud, ad esempio non è applicabile al settore agricolo, al settore finanziario e al lavoro domestico. Dunque il decreto legge riprende la legge 178 del 2020 (legge di bilancio) che ha attuato il decreto legge 104/2020 ha prorogato l’applicazione delle risorse fino al 2029 con riduzione dell’aliquota oltre il 2025. Se infatti oggi il beneficio equivale al 30% della contribuzione, dal 2025 e per gli anni 2026 e 2027 l’aliquota sarà al 20%, mentre dal 2028 fino al 2029 al 10%.

Decontribuzione Sud: i requisiti

Naturalmente non tutti i datori di lavoro che operano al Sud Italia e che hanno la sede dell’attività nelle regioni indicate possono usufruire dei benefici del decreto contribuzioni. Infatti questa agevolazione prevede necessariamente che vengano rispettati i principi generali sanciti dal decreto legislativo 150/1/2015 all’articolo 31 e che siano oltretutto applicabili le condizioni descritte dai commi cioè 1175-1 1176 della legge 296/6/2006 all’articolo 1 per cui è necessario che i datori di lavoro possiedano i seguenti requisiti:

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  • Siano in possesso del Durc, rispettino le norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro;
  • Rispettino le regole imposte da accordi e contratti collettivi nazionali, nonché regionali, territoriali o aziendali, firmati dalle organizzazioni più rappresentative a livello nazionale.

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