Decreto Aiuti, la Camera lo approva ma senza i voti M5S: ora la palla passa al Senato

Il testo è stato approvato anche senza i voti del M5S. Ora il provvedimento passa al Senato dove deve essere convertito in legge entro la settimana

La Camera ha dato il via libera al decreto Aiuti con 266 voti a favore e 47 contrari. Ma la notizia è l’assenza del M5S al momento del voto nonostante giovedì scorso avessero votato la fiducia posta dal governo sul testo. La decisione di Giuseppe Conte e dei suoi è destinata a fare rumore dentro il governo, dove le tensioni continuano ad essere alle stelle. Tanto che il leader Forza Italia Silvio Berlusconi ha già chiesto “una verifica della maggioranza” per capire “quali forze intendano sostenere il governo, non a fasi alterne e per tornaconti elettorali”.

Ora la palla passa al Senato dove il testo con le ulteriori misure dettate dalla crisi ucraina, e stimate complessivamente in circa 26 miliardi, deve essere convertito in legge entro sabato 16 luglio. Il decreto legge prevede interventi in materia di energia, produttività delle imprese, attrazione degli investimenti e sostegni sociali.

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“Sul voto finale non parteciperemo”. E così è stato. A spiegare i motivi dei pentastellati il capogruppo Davide Crippa: “Sul Superbonus ci aspettavamo di più”, ha detto aggiungendo che è “inspiegabile inserire l’inceneritore di Roma” nel provvedimento. Per non parlare della stretta sul reddito di cittadinanza. “Un testo” che è stato “blindato” e quindi non abbastanza discusso con le forze di maggioranza. Ma c’è una voce fuori del coro dei grillini, quella del deputato Francesco Berti che invece si è espresso a favore.

Dl Aiuti approda in Senato

Si apre il fronte più caldo sul dl Aiuti. Tutto dipenderà da giovedì 14 luglio, quando il Senato sarà chiamato a votare sul provvedimento per l’approvazione definitiva. Stavolta però a differenza di quanto accade a Montecitorio il voto non può essere disgiunto: bisognerà dire sì o no alla fiducia e, dunque, al decreto che ha dentro la dibattuta norma che apre la strada al termovalorizzatore nella Capitale, considerata una “forzatura” dal Movimento.

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Ma stavolta non si tratterebbe più di tenere il punto, tanto per far rumore. Sarà un nuovo banco di prova per il governo, in cui un’eventuale assenza dei pentastellati potrebbe mettere in discussione la tenuta della maggioranza. Anche se la cosa più probabile è che tutta l’ammuina finisca nel nulla.

Draghi intanto sta preparando l’atteso incontro con i sindacati, previsto per martedì 12 luglio, dove si potrebbe parlare di rinnovo dei contratti, taglio del cuneo fiscale e minimo salariale. Altri temi caldi che potrebbero offrire un’importante sponda anche a Conte.

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