Degrado e abusivismo a Casino del Principe, la replica di Avionica

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Nelle ultime ore abbiamo avuto modo di leggere notizie e dichiarazioni false, mistificatrici e diffamanti. Si è parlato di degrado e abusivismo al Casino del Principe, allegando foto di spazi non affidati alla nostra associazione e ad oggi inattive. Chiunque è stato al Casino del Principe negli ultimi due anni può testimoniare che la cura della struttura è sempre stata una priorità per le nostre attività e il vero stato di degrado è quello in cui versava la struttura prima del nostro arrivo. Le cose lette denotano non solo malafede, ma una completa ignoranza su cosa è successo in quella struttura negli ultimi anni e cosa quella struttura ha rappresentato per la comunità avellinese.

Da Giugno 2019 sono state tantissime le richieste di dialogo con l’amministrazione per regolarizzare tantissimi spazi di grigiore normativo sulla gestione della struttura. Ancora oggi non è chiaro chi debba occuparsi della sua custodia, degli spazi esterni, della manutenzione, della cura del giardino. Nonostante questo si è deciso di restituire uno spazio alla città grazie allo sforzo e l’impegno profuso dai tantissimi attivisti che hanno dedicato gratuitamente il proprio tempo e le proprie energie per pulirla e gestirla. Il Casino del Principe è stato sempre aperto a tutte e tutti: chiunque abbia voluto organizzare mostre, live, presentazioni di libri, corsi, iniziative ha trovato la piena disponibilità di una struttura della città e di decine di attivisti.

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Dopo un’autorizzazione del comune, si è predisposto uno spazio di somministrazione per i soci per rendere sostenibile tutto questo, sempre nell’ambito del no profit, senza dipendenti e senza alcun lucro. Forse avremo commesso degli errori e lo verificheremo nei prossimi giorni, ma sicuramente con la piena buona fede e senza interesse. Chi prova a raccontare questa storia come abusivismo è evidentemente in cattiva fede. Ogni richiesta di dialogo non è mai andata a buon fine, ogni richiesta di maggiore regolamentazione è caduta nel vuoto, la proposta di patto di collaborazione presentata per la gestione della struttura non ha ricevuto risposta. 

Nell’ultimo anno e mezzo ci siamo posti il problema di combinare la socialità con il dramma della pandemia. Ci siamo reinventati più volte, con l’obiettivo di costruire un ambiente inclusivo e sicuro. Ogni evento o iniziativa è stato organizzato nel pieno rispetto delle normative che si sono susseguite; questi giorni oltre al controllo del greenpass, l’associazione aveva garantito a sue spese anche tamponi gratuiti.

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Fin dall’inizio è venuta meno la collaborazione col comune prevista dal progetto: la manutenzione del giardino e degli spazi che ci sono stati affidati è avvenuta unicamente grazie al nostro operato. Dato ciò ci sentiamo doppiamente presi in giro nel momento in cui l’attacco fa leva sul degrado: non abbiamo mai ricevuto risposta a queste richieste e si utilizza un racconto fotografico di una stanza non in nostra gestione e per quello adibita a deposito, a discapito di tutti gli altri ambienti che quotidianamente vengono vissuti e curati dalla nostra associazione e che non sono stati documentati affatto. Ci siamo occupati di aspetti che non erano di nostra competenza, ma l’abbiamo fatto con l’amore per quella struttura e per il bene della nostra comunità.

Siamo pronti a qualunque confronto pubblico sulla nostra esperienza, su quello che è accaduto al Casino del Principe in questi mesi, su quello che abbiamo intenzione di fare. Crediamo, però, che sia necessario partire da una narrazione veritiera, senza attacchi meschini e falsità. Abbiamo ricevuto tantissimo supporto in queste ore e ne siamo orgogliosi: l’affetto dimostra che tantissime e tantissimi hanno attraversato questa esperienza, hanno contribuito a costruirla, credono che luoghi aperti e culturali slegati dai meccanismi del profitto e del consumo siano necessari per la crescita della nostra comunità. Non sappiamo cosa accadrà nelle prossime ore, quali saranno le reazioni e se davvero abbiamo commesso degli errori, ma chiediamo a tutte e tutti di sostenerci e di diffondere la verità sull’esperienza realizzata da Avionica in questi anni.

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