Di Battista, il populista che arringa le folle da Roma Nord

Di Battista, il Rasputin di Roma Nord che marmaldeggia con il reddito di cittadinanza

C’era una volta…”un re!”,  diranno i lettori, no “un populista” che arringava le folle dai social e molti gonzi abboccavano all’amo. Intanto Di Battista è un populista? È un peronista? È un melista? La cartina di tornasole per scovare i populisti -meglio di un test per il Covid- è quella di dargli appunto del populista. Se il sospetto si adonta è un vero populista. Se invece rimane tranquillo si tratta di un falso positivo. Ieri l’ex deputato di Roma Nord ha postato, solo su Twitter, un richiamo ad un articolo pubblicato sul quotidiano on – line l’Indipendente.

Un sito radical chic di quelli che se gli scrivi manco ti rispondono perché c’hanno le mani ingrifate nelle tartine di maionese e salmone. Il titolo è eloquente: “Il reddito di cittadinanza, preoccupa i mafiosi, e anche i politici”. Non potendo scrivere i “mafiosi politici” -come qualche volta ha fatto (vedi con Civati e Cuperlo)- li giustappone con sottinteso sapiente, immaginiamo. In ogni caso leggendo cadono le braccia. Inizia con un attacco ai robot di Elon Musk. Non si salvano neppure loro dall’ira di questo Rasputin dell’Olgiata. Naturalmente rubano il lavoro agli operai e quindi Elon che ti fa? Chiama i Cinque Stelle e dice loro che serve il reddito di cittadinanza mondiale.

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Non contento poi scrive: “Nel febbraio del 2020 la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha intercettato una conversazione tra il boss Giuseppe Incontrera e Andrea Damiano, arrestato per mafia alcuni giorni fa. “E con questa minchia di cittadinanza peggio è!”. Quindi secondo Di Battista il rdc (500 €) convince a togliere manovalanza alla mafia (migliaia di euro). Accidenti che ingenuità! E poi arriva puntuale l’attacco ai parlamentari, veri satanassi della democrazia:

“Ciò che indigna particolarmente è che i protagonisti della crociata (ndr: contro il rdc) contro uno strumento presente in quasi tutta Europa siano i politici, in particolare i parlamentari. Ebbene quello del parlamentare (posto che per me dovrebbe essere un servizio alla collettività da compiere in un tempo limitato, non un mestiere permanente) è l’unico posto di lavoro che ti garantisce lo stipendio anche in caso di assenze prolungate”.

Ma visto che lui è un fautore del “tempo limitato” perché ha tentato di candidarsi per un secondo mandato ricevendone un clamoroso rifiuto da Grillo e Conte? Poi entra nello specifico e se la prende con “viaggi: “I parlamentari hanno ogni forma di benefit possibile ed immaginabile. Hanno viaggi pagati su tutto il territorio nazionale. Treni, aerei e navi, anche in prima classe. E sia chiaro, non gli vengono rimborsati soltanto i viaggi di lavoro, quelli istituzionali o, banalmente gli spostamenti da casa al Parlamento o dal Parlamento a casa. No, ogni viaggio che decidono di effettuare, anche viaggi di piacere, vacanze, fughe dalle o dagli amanti, spostamenti verso resort di lusso, località balneari o termali, baite di montagne o idilliache calette, vengono regolarmente pagati dalla Camera dei Deputati o dal Senato della Repubblica. Dunque, da noi cittadini. Non vi è alcun controllo. I parlamentari non sono tenuti a dimostrare che quel viaggio in business class abbia a che fare con l’esercizio del proprio mandato”. 

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C’è tanto livore in queste frasi da rasentare l’amore. Non è che Di Battista è invidioso dell’eden perduto? Insomma come si vede, un ritorno pieno al populismo fine a sé stesso. Da notare il like messogli dal padre Vittorio che disse nel 2015 al raduno “Italia 5 Stelle” a Imola: “Di destra io? No, no, proprio no. Sono fascista che è un’altra cosa”. 

Ma la domanda è? A che serve tutto questo? Avesse avuto la candidatura nei Cinque Stelle oppure si facesse un suo movimento, avrebbe un senso, visto che alcune cose possono essere pure condivisibili (non il tono usato). Ma lui dice che no, non farà niente di ciò perché vuole fare politica da fuori, immaginiamo dal comitato di quartiere del Laurentino 38. Buona fortuna.

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