Di Maio, l’effetto divorzio nel feudo di Pomigliano: quasi tutti con Luigi

Inviato a Pomigliano d’Arco 

Se cercate una bandiera, un vessillo, un drappo che vi possa portare alla memoria il Movimento Cinquestelle, dichiarate sin da subito chiuse le ricerche. Non troverete nulla. Stendardi gialloblu dell’Ucraina tanti, ma qui a «Dimaioland» poco importa se Luigi abbia consumato lo strappo con il partito che lo ha condotto in Parlamento – vedendolo via via crescere da vicepresidente della Camera a vicepremier-ministro e poi responsabile degli Affari esteri – proprio sulla Nato, le armi a Kiev e i rapporti con Draghi e gli Usa. «Luigi non si tocca», è il mantra che qui ripetono un po’ tutti, a cominciare dal trafelato presidente del consiglio comunale Salvatore Cioffi (recordman di preferenze persino alla Città metropolitana di Napoli): tutta la compagine comunale passa armi e bagagli con «Insieme per il futuro» spingendo Raffaella Morra, Federica Passariello, Alessandro Salvi e Saveria Toscano ad abbandonare «Giuseppi» Conte al suo destino. «Per noi tutti Luigi Di Maio è espressione dei valori che hanno caratterizzato la crescita politica di un movimento che ha migliorato la vita di tanti cittadini», dirà in serata la stessa Morra, capogruppo del fu M5s. Ma gli smottamenti arriveranno anche in giunta, dove il laboratorio politico del mini-campo largo aveva già portato all’applicazione del modello pomiglianese nei rapporti tra grillini e quelle forze di sinistra affrancatesi dall’ex sindaco Lello Russo. E dunque, in procinto di abbracciare il nuovo percorso di Luigi sono anche due assessori, Salvatore Esposito (lavoro) e Carmine Sautariello (avvocatura e patrimonio), entrambi amici di lunga data del ministro. Ma non chiamateli Di Maio-boys: qui c’è da marciare senza fermarsi visto che l’ambizioso bilancio comunale punta a mantenere l’equilibrio di manovra a 115,1 milioni prevedendo entrate tributarie per oltre 24 milioni e investimenti tra sociale, verde e sostenibilità per oltre 15. «A noi interessa lavorare per la città – taglia corto Cioffi – c’è da approvare il Puc che manca da 25 anni. Capisce? 25 anni». E poi scompare nei meandri del Comune. Con Di Maio passerà anche il sindaco Gianluca Del Mastro, docente universitario eletto nel 2020 e qualche mese dopo «omaggiato» con pesanti intimidazioni anonime a base di proiettili. Un mistero inquietante, come avvolte da una pesante coltre di oscuro terrore sono le circostanze che hanno portato all’incendio di tre auto della polizia municipale lo scorso Capodanno. 

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Ma se entri nei bar, o ti affacci in qualche pub del centro storico, ti accorgi che non sono certo le contorsioni della politica e gli screzi di Palazzo a monopolizzare umori e passioni. No, a far discutere è l’ordinanza del sindaco che ha vietato la vendita di alcolici e superalcolici ai minori come misura di igiene mentale e personale per le prove di maturità. Insomma, fino alle 4 del mattino di ieri, vietate «le sbronze prima degli esami»: una questione di ordine pubblico e sicurezza. «Ma io li ho visti i ragazzi: bevevano e schiumavano birra – bofonchia Pietro Rea, elettricista in pensione – Di Maio? Tutti gli portano rispetto, sono quelli del Reddito di cittadinanza». Ed ecco che «riciccia» la storia del reddito dopo il mezzo scandalo scoppiato ad aprile 2019 che vedeva 12mila assegnazioni del vitalizio concesse proprio nel comune di Pomigliano: un numero da brividi tanto da costringere l’Inps del fido Pasquale Tridico a precisare che quei numeri usciti sui giornali non erano esatti perché si riferivano all’intero comprensorio includente anche altri grandi centri come Acerra, Afragola e Frattamaggiore. Fatta dunque la tara, i «percettori» a Pomigliano oscillano intorno a mille. Ed è tutta gente che vota. Sarà, ma al vecchio professore di filosofia del liceo classico Imbriani, Antonio Cassese, solida estrazione marxista e pensione maturata nel 2011, questa storia della scissione non va giù. «Certo – riflette – per Luigi è stato sicuramente un momento molto difficile, è stato l’anima del Movimento, e a mio parere ha compiuto un passo avanti nel suo percorso. Ora deve definire meglio i suoi orizzonti, anche se è stato sfiduciato dal suo stesso partito. Non aveva altra scelta». I due, il prof «mentore» autorevole e bonario, e l’allievo scalatore di vette istituzionali, avevano duettato lo scorso novembre in occasione della presentazione del libro, «Un amore chiamato politica», saggio biografico di formazione del «Gigino-pensiero». Che però questa volta si ferma sulla soglia della chiesa, quella di San Felice in Pincis, retta da quel don Giuseppe Gambardella, 81 anni e 55 di sacerdozio, universalmente riconosciuto come padre spirituale del Nostro. «Sono deluso – ammette il religioso – tra noi non c’è più un grande rapporto. Sembravano ragazzi puliti, condividevo i loro sogni. Assicuro il mio affetto a Luigi, che immagino stia soffrendo, ma non condivido più nulla. Il Paese ha grandi problemi e la politica pensa alle armi in Ucraina…».

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Musica per le orecchie di Conte mentre in Campania voci di dentro all’ex granitica falange pentastellata assicurano che la schiera dei seguaci di Di Maio è destinata a crescere. E di molto. Il grande tessitore è Luigi Iovino, deputato fedelissimo del ministro, che sta facendo la spola tra Roma e Napoli: parlata veloce, passo felpato e cellulare rovente. Lontani i tempi di Beppe Grillo. A Pomigliano, del M5s non c’è più neppure la sede: nei locali un tempo occupati in via Passariello oggi brillano le luci di uno showroom di materassi. 

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