Di Maio sfiduciato dal M5S: si deve dimettere da ministro?

Gli scontri di potere tra l’attuale leader del Movimento 5 Stelle Conte e il ministro degli Esteri Di Maio potrebbero avere ripercussioni anche sul Governo. 

Forse il momento del capolinea del Movimento 5 Stelle è ufficialmente giunto: nella notte a cavallo tra domenica 19 e lunedì 20 giugno 2022 infatti, si è tenuto il Consiglio nazionale pentastellato, convocato d’urgenza dal leader Giuseppe Conte per fare il punto sul caso Di Maio.

Al centro della discussione del Consiglio nazionale la posizione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, dopo le polemiche degli ultimi giorni. L’ex premier Conte ha espresso «forte rammarico» per le esternazioni del titolare della Farnesina, che lo invitavano ad assumersi le responsabilità del fallimento delle ultime Amministrative e che lo criticavano per la posizione del M5S in merito alle armi da (non) mandare in Ucraina. Un intervento, quello di Conte, che è stato  definito «molto equilibrato» da fonti pentastellate. Almeno per ora, quindi, oltre alla sfiducia, nessun provvedimento di espulsione nei confronti di Di Maio, nonostante il tema delle sanzioni disciplinari sia stato evocato (anche se non esplicitamente, riferiscono le stesse fonti) da alcuni partecipanti alla riunione.

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C’è chi, addirittura, come i vicepresidenti Ricciardi e Gubitosa ventilano l’ipotesi di un’espulsione/uscita volontaria dell’ex vicepremier. E così, che sia per scelta di Di Maio o del M5S che continua ad appoggiare Conte, lo spettro di un’eventuale fuoriuscita del ministro degli Esteri con scissione si fa sempre più concreta.
Ma nel caso in cui il capo della Farnesina non facesse più parte del M5S dovrà dimettersi da Ministro?

Se Di Maio dovesse lasciare il Movimento non dovrebbe dimettersi dal ruolo di Ministro, non essendo obbligatorio per queste cariche rappresentare un partito. Naturalmente, però, una crisi del Movimento 5 stelle tale da portare all’esclusione del suo ex leader sarebbe un grosso problema per il Governo.

Il capo della Lega Matteo Salvini, interpellato sul tema, ha dichiarato di non «mettere becco in casa altrui. Sicuramente è un problema per il governo e per l’Italia se vanno avanti a litigare per giorni».

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La preoccupazione a Palazzo Chigi c’è e si sente. Inutile negare che una crisi nel partito che ha i gruppi parlamentari più numerosi, proprio durante una guerra e gli strascichi di una pandemia, non è certo il massimo. Specialmente se il ministro degli Esteri è al centro di questo caos. Gli effetti negativi delle diatribe politiche e di potere interne al M5S possono ricadere anche sul Paese, andando a minare la credibilità internazionale del Governo.

La questione però, ritenuta «grave ma non seria» da alcuni esponenti del Pd, non preoccupa più di tanto il leader di Italia Viva. Matto Renzi, infatti,  questa mattina ha dichiarato: «Nei 5Stelle siamo di fronte a una piccola questione di potere che non serve al paese, parlano del secondo mandato, ad esempio, mentre siamo di fronte a guerra e carestia. Succederà qualcosa al governo? No, hanno paura di andare a casa, e gli tocca poi chiedere il reddito di cittadinanza».

Secondo un’altra corrente di pensiero democratica, invece, Di Maio non intende fermarsi per trovare accordi con Conte (che ha ceduto sul tema delle armi all’Ucraina) le tensioni del M5S potrebbero proseguire in futuro provocando ripercussioni serie sul Governo, seppur ci sia ottimismo sulla risoluzione di maggioranza, che rappresenterà anche un voto di fiducia al Governo Draghi.

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