Dichiarare il falso sul reddito di cittadinanza senza conseguenze, ecco quando

Il reddito di cittadinanza è una misura che attira discussioni e polemiche. C’è chi sostiene che la misura favorisca i fannulloni. E c’è anche chi sostiene che sulla misura ci siano tanti furbetti che fanno di tutto per percepirla anche senza averne effettivamente il diritto. Le norme però sottolineano come sia un reato mettere in atto qualsiasi iniziativa non veritiera volta a percepire il sussidio. E le sanzioni sono piuttosto pesanti perché oltre alla restituzione dei soldi percepiti, si rischia anche il carcere fino a 6 anni.

Un nostro lettore ci chiede di eventuali rischi nel dichiarare inconsapevolmente il falso per percepire il reddito di cittadinanza. “Ho inserito nel mio nucleo familiare per il reddito di cittadinanza mia cognata che però non risiede più con noi in famiglia. Cosa rischio adesso dal momento che da 10 mesi prendo il sussidio?”

False dichiarazioni per reddito di cittadinanza, le regole generali

Un nucleo familiare differente da quello che effettivamente è registrato all’anagrafe è una delle anomalie più diffuse tra le famiglie che beneficiano del reddito di cittadinanza. Per via dell’incrocio delle banche dati infatti, sono sempre di meno le anomalie relative a redditi e patrimoni di un nucleo familiare. Questo perché sull’ISEE questi dati entrano in automatico. Diverso il caso della composizione del nucleo familiare, che dipende da ciò che dichiara l’interessato. In ogni caso, redditi e patrimoni insieme alla composizione nucleo familiare sono i fattori che incidono maggiormente sul diritto al reddito di cittadinanza è sull’importo della misura.

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Il reddito di cittadinanza è un aiuto di Stato a tutti gli effetti

Come dicevamo dichiarare il falso per il reddito di cittadinanza, così come per ogni altro aiuto di Stato, prefigura l’ipotesi di reato.

E si rischia il carcere per le dichiarazioni mendaci o per le false dichiarazioni. Naturalmente tutte le somme percepite e correlate alle false dichiarazioni, vanno restituite. Quindi, nel momento in cui l’INPS scopre che la corresponsione del reddito di cittadinanza ad una famiglia nasce da queste false dichiarazioni, segnalerà l’accaduto alle autorità competenti. E per gli interessati iniziano i problemi tanto amministrativi che penali.

La Cassazione e l’orientamento degli ermellini

Non sempre però, dichiarare il falso si configura come un reato ai fini della fruizione del reddito di cittadinanza. Infatti più volte tribunali e giudici hanno dato ragione ai beneficiari del sussidio nel redimere dei contenziosi con l’INPS. Tra fine 2021 e l’estate 2022, sono almeno due le sentenze della Cassazione che hanno di fatto, messo in evidenza un indirizzo della giurisprudenza che va nella direzione di non considerare sempre e comunque come reato queste false dichiarazioni. Le sentenze n° 44366 e n° 29910 della Suprema Corte di Cassazione, rispettivamente del 30 novembre 2021 e del 27 luglio 2022, evidenziano alcune particolarità che dovrebbero essere approfondite. Conta molto infatti, l’effetto della falsa dichiarazione sul sussidio. In altri termini, se la falsa dichiarazione non ha incidenza sul diritto a fruire del sussidio, non si commette alcun reato. E tra l’altro non vanno restituite le somme percepite di reddito di cittadinanza.

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Cosa accade se la falsa dichiarazione non influisce sul diritto al beneficio

In termini pratici, qualora la falsa dichiarazione non incide sul diritto a percepire il sussidio, lo stesso sussidio continuerà ad essere erogato alla famiglia beneficiaria senza alcuna conseguenza. Nel caso di specie del nostro lettore, se la presenza di un componente aggiuntivo nel nucleo familiare non incideva sul diritto alla misura, nessun reato è stato commesso. In pratica, se il componente aggiuntivo (inconsapevolmente inserito) nelle auto dichiarazioni, aveva redditi inferiori alla soglia limite prevista per il reddito di cittadinanza, l’errore non è determinante. Diverso il caso in cui l’assegnazione del reddito di cittadinanza deriva proprio dalla falsa dichiarazione o dall’errore commesso in sede di dichiarazione.

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Se il reddito di cittadinanza, nel caso specifico, è stato corrisposto grazie alla presenza del componente aggiuntivo nel nucleo familiare, tutto cambia. In questo caso le somme percepite andranno restituite e non è azzardato sostenere che sul dichiarante possano prefigurarsi le ipotesi di reato.

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