Dite che non siamo a Hong Kong? No, forse siamo già direttamente a Pechino

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A Hong Kong condannano i dissidenti: magnati, cittadini comuni, perfino un dee jay. “Creano problemi”. Hong Kong ancora 25 anni fa era una enclave inglese, occidentale, in territorio asiatico, era la New York dell’estremo oriente, oggi sta sotto il tallone della Cina. Dite che è lontana, che non ci riguarda? Ma la Cina sta comperandosi l’Italia pezzo a pezzo e nel frattempo esporta virus, disinformazia e direttive governative. Lo sanno tutti che il governo di prima obbediva ciecamente a Pechino, che non pochi suoi ministri erano, e restano, marionette, che il trait d’union sono certe intraprese fra politica e affari. Il nostro presidente del consiglio, un tecnocrate di cui si dicono, ma non si scorgono, meraviglie, ha appena motivato il lasciapassare, detto, all’inglese, green pass, con la “garanzia di trovarsi tra persone non contagiose”: affermazione incredibile, di bestialità somma, ma che non è stata smentita né contestata quasi da nessuno; tra i pochi, Federico Punzi che su Atlantico scrive: “Le dichiarazioni del virologo americano Fauci [la variante Delta è molto più contagiosa, cambia lo scenario, e supera le barriere che i vaccinati sembravano avere con la Alpha: la carica virale dei vaccinati contagiati è “esattamente la stessa” (“exactly the same”) dei non vaccinati contagiati] sgretolano una certezza spacciata fino a ieri come granitica, e cioè che la differenza di contagiosità tra positivi vaccinati e non vaccinati sia di portata tale da giustificare una discriminazione così afflittiva come un obbligo generalizzato di Green Pass, un vero e proprio apartheid. Questo è il punto. Il Green Pass originariamente era concepito per i grandi eventi – come festival, fiere o stadi – con un afflusso di decine di migliaia di persone, o per salire su un aereo. Situazioni nelle quali chi non vuole, o non può (sì, ci sono anche loro), farsi il vaccino, può sottoporsi ad un test una tantum senza troppo aggravio e discriminazione. La soglia di guardia però si supera quando l’obbligo viene esteso ad attività quotidiane e addirittura servizi essenziali come trasporti e istruzione”.
Il punto è questo e Punzi lo centra precisamente. Con buona pace delle martiri alla Liliana Segre, passate dalla rendita di sopravvissuta al lager a un ruolo funzionale al regime. E lo è, regime, e sempre più inclinato verso la dittatura. Lo è, se un chierico dell’informazione come Marcello Sorgi arriva a ventilare, se non a proporre, una dittatura militare in caso di caduta di Draghi, scenario perverso dal quale né Draghi né Mattarella si prendono la briga di dissociarsi.
A che serve il lasciapassare? Risponde chiarissimamente, sempre su Atlantico, Fabrizio Borasi: “Nell’obbligo del Green Pass e più in generale nell’approccio alla pandemia, si osserva il persistere in Italia di una mentalità da Controriforma del potere pubblico: al governo, libertà senza responsabilità; ai cittadini, responsabilità senza libertà. Ipocrisia nell’applicazione delle misure e “doppia verità”, una per il “popolino” e l’altra per i “chierici”. E che altro è questo se non il prodromo di un regime autoritario? Siamo, secondo statistiche internazionali, fra i primissimi Paesi quanto a immunizzazioni: allora come si spiega una misura così interdittiva, così invasiva delle libertà primarie del cittadino? Si spiega come lasciapassare, sì, ma per ulteriori strette, per sempre nuove violazioni dell’autonomia. I segnali non mancano e si fanno più tracotanti di giorno in giorno. Il tribunale di Modena, roccaforte rossa, ha appena stabilito che il datore di lavoro, un tempo definito “il padrone”, ha diritto di vita e di morte sugli schiavi i quali, se non vaccinati, possono essere sospesi e senza stipendio. Così, a capriccio del capo. Aberrazione ottocentesca sulla quale i nostri sindacati, che considerano il loro mestiere un trampolino per il Parlamento o il ministero, non fiatano. Il ministro paranoico, Speranza, annuncia ringalluzzito “pugno di ferro sulla scuola”. Che vuol dire? Vuol dire vaccinazione totale, anche degli infanti, come comanda Greta, e degli insegnanti che già adesso sono coperti all’87%. Ma non basta e già la propaganda ufficiale annuncia l’inevitabilità di una terza dose e poi quarta, quinta, senza limite. Come a dire: se il vaccino non ha funzionato, gliene diamo di più. Soluzione tipicamente ideologica e qui non è un novax fanatico a scrivere, è uno che il suo ciclo vaccinale l’ha fatto e finito. Ma in Europa coi sieri ai ragazzini ci vanno piano, sapendone i rischi. Qui no, qui c’è questa pulsione isterica all’autodistruzione pur che sia, questo fiondarsi tutti insieme a precipizio nel lago come i porci indemoniati del Vangelo.
Il lasciapassare detto green pass è una misura tutta italiana, non adottata nel resto d’Europa e resa immanente “per contrastare la variante Delta”. Ma qualcuno ha visto un infetto di variante Delta? Lo ha visto finire male, in ospedale? Di sicuro c’è solo che contrasta attività estive, festival come quello culturale di Montelago che dopo 15 anni si è arreso, non ce l’ha fatta a organizzare l’edizione di quest’anno per troppe complicazioni, astruse, inutili, costose. Così dalle Alpi a Capo Passero, e la stagione estiva, già salutata come l’ultima spiaggia, è subito andata a puttane. Centinaia, migliaia di eventi abortiti, sacrificati, nessun entusiasmo, perfino in mare la gente parla solo di alienazioni indotte, i vaccini, i green pass. Un popolo di matti, che fanno cose da matti, che si accusano reciprocamente, rinnegano amicizie, si considerano specie diverse. Mentre le misure da adottare non arrivano, il tanto pompato sostegno europeo è ridicolo, finora 19 miliardi a fronte di oltre 200, i ristori sono offensivi, roba da quattro, cinquemila euro a beneficiario ma le tasse gli vengono chieste tutte e subito. E l’adeguamento delle strutture ospedaliere non si vede così come quello della scuole, dei trasporti pubblici. Ragione per cui conviene insistere nella strategia concentrazionaria.
C’è questo continuare, di governo in governo, nello zelo peggiore, chiudere, soffocare, costringere, imporre, senza criterio, senza limite, quasi per poter dire: avete visto, noi italiani, siamo meglio di tutti. Ma da 18 mesi di governo in governo le sbagliano tutte, non risolvono l’emergenza e i costi sociali sono immani. C’era l’altra sera in televisione questa ministra Gelmini, di Forza Italia, partito sedicente liberale, che diceva: ci dispiace per quelli che falliscono, che sbaraccano, che crepano ma noi tiriamo dritto. Verso dove?
Un intellettuale come Massimo Cacciari, già di sinistra avanzata, manda una riflessione pubblica, annuncia le sue perplessità, sia pure da una posizione di immunizzato, di vaccinato, dice che il lasciapassare è chiaramente una misura strumentale: subito i lacché della sottoinformazione bavosa, i servi e i parassiti che poi premiano con qualche varietà, qualche reality lo azzannano, gli danno dell’ubriacone, del maiale. Dite che non siamo a Hong Kong? No, forse siamo già direttamente a Pechino. Proibizioni sempre più drastiche vengono prese sulla base di dati falsati, che gli stessi responsabili ammettono d’aver truccato, con la sicumera di chi non teme conseguenze. Difatti una opposizione reale non c’è, tutti dentro e la stessa Meloni ci sta pensando. A che servono i generali? L’escalation delle provocazioni, delle aggressioni cresce ogni giorno. Qui una apprendista giornalista mandata a diffamare chi non si allinea, là un agitatore spedito a intorbidare le acque di chi difende una libertà residua. Un mortificante provocatore a tariffa ha invitato i fattorini a sputare sul cibo recapitato ai dubbiosi, a chi non si vaccina. Siamo al disprezzo di stampo nazista, all’invito a sabotare sul piano umano, sanitario. E gentaglia così ha poi il coraggio di schierarsi in favore della profilassi per la salute generale.
Il comune sentire degradato a odio tribale e in questo caso soccorrono sempre le banalità colte dei pensatori, i Pasolini, i Baudrillard che se la pigliano con “il Potere” che divide e la società dello spettacolo che ottunde; così, tanto per non affrontare un esame di coscienza collettivo e personale, per non assumersi le proprie responsabilità di esseri pensanti che non pensano più, odiano e basta. Di vero c’è che lo stesso frasario del potere è famigerato, è da ceffi: maniere forti, pugno di ferro, dittatura militare, far fuori i dissidenti, i dubbiosi, non curarli,, torturarli se vanno all’ospedale, immiserirli nel modo più arbitrario e umiliante.
Dietro il lasciapassare che c’è? Non la sicurezza degli immuni ma nuove prepotenze, nuove tasse, nuove allucinazioni in nessun modo legittimate, in nessun modo motivate. Con la gente che al sessanta, settanta per cento dice: ma sì, ci vuole, ci vuole. Cacciari pone, nel suo modo dotto e magari aggrovigliato, questioni epocali in tema di libertà, abuso del potere, strategia di gestione dell’emergenza, abuso della facoltà di comando che può diventare, e diventa, compulsiva, cioè la droga della imposizione, cioè Hong Kong dove se “crei problemi” ti fai 18 anni di galera; e conclude: il lasciapassare è discriminante. Gli risponde una oscura docente di filosofia teoretica, tale Donatella de Cesare: macché, i veri discriminati sono gli omosessuali e i migranti. A questo punto ogni confronto razionale finisce in vacca e questo è il primo, squisito sintomo di un regime degenerato: non potersi spiegare, non potere porre questioni, vedersi sempre dirottare sulla luna le urgenze terrene, reali. E poi passare in fama di alcolizzato, così non rompi più i coglioni e se insisti ti veniamo a prendere a casa, come hanno fatto con Marco Gervasoni e Francesca Totolo scambiati per cospirazionisti russi. Non se n’è saputo più niente, le accuse erano fantasmagoriche, ma c’era da mandare un segnale. Oggi che viene evocato lo Stato militare si capisce finalmente perché.

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