Dl Aiuti, il giorno della verità per Conte: il decreto con i poteri speciali a Gualtieri sul termovalorizzatore

Dario Martini

La data da segnare sul calendario è giovedì 30 giugno. Sarà il primo banco di prova per capire quanto sia forte la volontà di Giuseppe Conte di tenere il Movimento 5 Stelle all’interno della maggioranza. Tra sei giorni, infatti, il dl Aiuti arriva nell’Aula della Camera. Questo è il decreto che contiene il famoso articolo che conferisce poteri speciali al sindaco di Roma per la realizzazione del termovalorizzatore in grado di lavorare 600mila tonnellate di rifiuti urbani. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno assicurato a più riprese che non hanno alcuna intenzione di votare questa norma.

Eppure il governo ha necessità di fare in fretta. Il decreto va convertito in legge entro il 16 luglio e dovrà essere discusso anche dal Senato. A inizio maggio, quando il provvedimento ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri, i grillini si sono astenuti in aperto dissenso. Per i pentastellati è una battaglia identitaria. Ora che Luigi Di Maio se ne è andato assieme ai 61 parlamentari che hanno aderito a Insieme per il futuro, Conte non può permettersi di deludere la sua base. Se il governo non cambierà l’articolo sul termovalorizzatore, difficilmente il M5S potrà permettersi di garantire il proprio appoggio. Sarebbe il primo voto contrario del nuovo Movimento. Significherebbe mettersi ufficialmente fuori dalla maggioranza. I grillini sono 105 a Montecitorio e 62 a Palazzo Madama.

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Numeri che non mettono in crisi il governo. Draghi ha comunque la maggioranza in Parlamento. Il voto contrario o l’astensione dei grillini sul dl Aiuti aprirebbe comunque una grana per il Partito democratico. Enrico Letta vedrebbe andare in fumo il suo progetto di “campo largo”. Mercoledì sera Conte ha garantito sostegno al governo, poi però ha aggiunto che assicurerà il proprio appoggio solo finché potrà «tutelare gli interessi degli italiani». E ha aggiunto sibillino: «Ci sono nuovi numeri che sostengono il governo con il gruppo fondato da Luigi e i nostri amici? Benissimo, vorrà dire che avremo più tranquillità di portare avanti le nostre battaglie senza sentire il peso del ricatto di far eventualmente cadere l’emisfero occidentale».

Avere le mani libere di seguire i propri ideali è proprio ciò che rischia di accadere con l’inceneritore di Roma. Ieri, in collegamento al Festival del Lavoro a Bologna, il capo pentastellato ha elencato le battaglie a cui non intende rinunciare: salario minimo, difesa del reddito di cittadinanza e riduzione del cuneo fiscale. C’è anche un altro problema che potrebbe condizionare le mosse del leader del Movimento. È la questione della deroga al limite del secondo mandato. Conte ha bisogno di cancellare questa regola per garantirsi la fedeltà di tutti i big grillini in Parlamento dal 2013.

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Ecco perché, in queste ore – riferiscono fonti autorevoli all’Adnkronos – si sta ragionando sull’ipotesi di prendere più tempo su un eventuale voto degli iscritti, e lasciare che un tema ipersensibile, come quello della deroga alla regola del doppio mandato, venga affrontato più avanti, tra qualche mese, evitando che si generi un nuovo terremoto con tutti i contraccolpi del caso. E aprendo per giunta la strada a nuovi addii. Oltretutto, sulla strada della deroga c’è uno scoglio di non poco conto, ovvero la contrarietà di Beppe Grillo, che vorrebbe che la regola restasse così com’ è, restio anche alla consultazione della base, perché «è l’ultima regola identitaria che abbiamo e non possiamo cambiarla».

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Infine, c’è l’incognita Alessandro Di Battista. L’ex 5 Stelle ha detto che «servono scelte difficili e scomode», e ha fatto sapere di essere disposto a tornare nel Movimento «se Conte esce subito dal governo». Eventualità che l’avvocato di Volturara Appula teme più di tutto. 

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