Dopo Draghi, alla sinistra serve un’agenda laburista. L’appello di Scotto

Il fondatore di Articolo Uno: “La destra come dice Bersani è già nel corridoio. Provare a spingerla fuori è un dovere. E noi vogliamo provarci”

Dobbiamo presentarci con un’agenda laburista chiara e netta, non con un generico appello alla continuità con Draghi senza Draghi. Lo dice a Formiche.net il fondatore di Art. 1 Arturo Scotto che lancia un appello: “La destra come dice Bersani è già nel corridoio. Provare a spingerla fuori è un dovere. E noi vogliamo provarci”.

Perché è stato fatto lo scacco matto a Draghi?

La caduta del governo è stata un errore clamoroso. Il M5S ha aperto un contenzioso sul dl aiuti, accelerando la crisi, e la destra ne ha approfittato per provocare le elezioni anticipate. La classica eterogenesi dei fini. Portare il paese alle elezioni anticipate alla vigilia di scadenze importanti, dal Pnrr alla legge di bilancio, è stato un atto di oggettiva irresponsabilità. Oltre che poco compreso da una larga parte di società che vede la stabilità di governo come una forma di protezione davanti a eventi giganteschi come la pandemia, la guerra, l’inflazione. E’ la stessa reazione di disappunto che ci fu quando Renzi staccò la spina al Governo Conte. Fu percepito come una politica che si interessa solo delle sorti de palazzo.

È praticabile l’idea di un rassemblemant contro chi ha fatto cadere il governo?

Rifuggo sempre dagli schematismi. Vedo che si evoca un’agenda Draghi per il campo democratico. Io non so cosa significhi precisamente. Quell’impianto di governo nasceva su una richiesta di Mattarella dove era specificato in maniera chiara che l’esecutivo nasceva senza alcuna formula politica definita. Invece quando vai a chiedere il voto agli elettori la formula politica deve essere necessariamente definita. E noi dobbiamo presentarci con un’agenda laburista chiara e netta, non con un generico appello alla continuità con Draghi senza Draghi. Su questa base si costruiscono le alleanze. E voglio ricordare che può risultare difficile ragionare con chi raccoglie le firme per abolire il reddito di cittadinanza o evoca un fantomatico ritorno al nucleare. Dopodiché attenzione: questa legge elettorale demenziale impone le alleanze forzose per i collegi uninominali altrimenti la destra rischia di prendere i due terzi dei seggi da sola e cambiare la Costituzione in senso presidenzialista. Bisognerà coniugare determinazione e realismo. Anche nel rapporto con Conte, che oggi è oggettivamente più difficile.

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Ma io non penso che in questo momento il tema sia buttare fuori qualcuno. La mucca, come dice Bersani, è già nel corridoio. Provare a spingerla fuori è un dovere. E noi vogliamo provarci.

Le politiche sociali del governo sono state soddisfacenti?

Il tavolo convocato con i sindacati era un punto di novità notevole. Aver perso questa occasione è davvero un peccato, come lo stesso segretario della Cgil Maurizio Landini ha denunciato. Finalmente si cominciava a discutere sulle emergenze economiche e sociali. L’impostazione data dal ministro Orlando su salario minimo, cuneo fiscale, precarietà aveva dei punti di convergenza oggettivi con la piattaforma presentata dai Cinque Stelle. Come Articolo Uno abbiamo spinto molto perché ci fosse finalmente una svolta che partisse dal mondo del lavoro che è quello più esposto davanti all’inflazione quasi a due cifre. È la nostra vocazione perché una cosa è certa: non possiamo più subappaltare a nessuno, nemmeno ai Cinque Stelle – come è stato fatto colpevolmente in questi anni anche da un centrosinistra ancora intrappolato in una visione ottimistica della globalizzazione – il corpo a corpo con la destra nelle periferie sociali. La sinistra o è questa cosa qui oppure rischia di essere solo una collocazione geografica in Parlamento.

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Come ricostruire un’immagine in Europa dopo questa crisi?

L’Italia è un paese fondatore, nessuno può ragionare sull’Italia come fosse una provincia dell’impero. È chiaro che la destra di Meloni, Salvini e Berlusconi ha collegamenti pericolosi con mondi che puntano a terremotare l’Europa. Per questo va fermata, whatever it takes. L’immagine dell’Italia però si ricostruisce soltanto attraverso una rifondazione della politica che in questi anni si è profondamente indebolita davanti al mercato e compromessa in innumerevoli dimostrazioni di incompetenza e di trasformismo. Riorganizzare la democrazia attorno a partiti solidi, radicati socialmente, con identità definite: questa secondo me è la ricetta per recuperare credibilità e peso anche davanti alla sfida decisiva della riforma dei trattati europei.

La decisione della Bce può aprire scenari di “troika” per l’Italia?

È chiaro che è una decisione incomprensibile quella della Lagarde, una scelta che in un momento come questo rischia di mettere in ginocchio lavoratori e imprese. Va in controtendenza rispetto a segnali che con il next Generation Eu erano arrivati. Ovvero un’Europa che non è solo moneta, ma innanzitutto difesa di un modello sociale che ha garantito benessere e redistribuzione per decenni. Non arriverà la Troika, ma dobbiamo comunque correre per evitare che ci siano ritardi sulle prossime tranche del Pnnr. Sarebbe imperdonabile.

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@FDepalo

 

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