Dottoressa del pronto soccorso in terapia intensiva, focolaio al Civico: salgono a 30 i positivi


Ogni giorno, da 10 mesi a questa parte, ha varcato la porta del “suo” pronto soccorso per curare i pazienti nella battaglia contro il Coronavirus. Adesso, almeno per qualche giorno, dovrà svestire il camice bianco e lasciare che i suoi colleghi si occupino di lei che, a causa del contagio, è stata sottoposta alla ventilazione non invasiva. Con lei salgono complessivamente a trenta i casi del focolaio scoppiato al pronto soccorso dell’ospedale di via Tricomi, ormai dai primi di ottobre convertito per accogliere i pazienti infetti. Il contagio ha coinvolto in prima battuta 14 tra medici, infermieri e operatori sanitari. A influire anche il numero di pazienti presenti contemporaneamente nell’area d’emergenza. I posti letto occupati ieri mattina erano 40, un numero considerato già eccessivo dal personale sanitario, ma nei giorni scorsi si è arrivati sino a un picco di 56.

I dati hanno convinto la direzione ad adottare alcuni accorgimenti e ad alzare i livelli sorveglianza, ovvero riducendo il lasso di tempo fra un tampone di controllo e l’altro. Nell’ultima settimana, con il numero di positivi in crescita, l’ospedale ha pensato ad altre contromisure per ridurre le possibilità di assembramento al pronto soccorso, dividendo in due zone gli spogliatoi per il personale e ridisegnando ulteriormente i percorsi “sporchi” e “puliti”. “Difficile arginare il problema lavorando con questi ritmi”, ammette un medico.

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La settimana scorsa era stato ricoverato in terapia intensiva un infermiere di 36 anni (già conteggiato fra i trenta, ndr) che aveva iniziato ad accusare i primi problemi di insufficienza respiratoria. Le sue condizioni fortunatamente sono migliorate e nei prossimi giorni potrebbe anche essere dimesso. Secondo alcune indiscrezioni 3 dei 30 si sarebbero negativizzati e altri ancora potrebbero risultare negativi al prossimo tampone di controllo ma, di contro, c’è il timore tra il personale sanitario che altri possano invece positivizzarsi.

Cluster anche al Centro grandi ustioni e nella Terapia intensiva

Un altro focolaio è stato registrato nei giorni scorsi tra il Centro grandi ustioni e la relativa Terapia intensiva, chiusi per alcuni giorni a causa di 8 casi di Coronavirus e per effettuare le operazioni di sanificazione. Le attività però – fanno sapere dall’ospedale – non sono state sospese neanche in relazione al Day hospital e il Day surgery. “I pazienti – spiegano un infermiere – sono stati spostati nel reparto di degenza. Uno dei problemi è legato al fatto che lo stesso personale si sposta tra la terapia intensiva e il reparto”.

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Munafò (Fials-Confsal): “Preoccupati per diritto alla salute dei sanitari”

“Come sindacati – spiega a PalermoToday Vincenzo Munafò, segretario provinciale Fials-Confsal – non riceviamo alcuna comunicazione. Non veniamo coinvolti neanche nei processi decisionali che hanno conseguenze sulla vita in ospedale. I vertici, sanitari e politici, dovrebbero capire che sono solo di passaggio mentre siamo noi a vivere ogni giorno in corsia. Siamo preoccupati per il diritto alla salute dei nostri operatori. Nelle ultime due settimane abbiamo registrato circa 18 casi tra il personale di Villa Sofia e Cervello, legati secondo noi alla mancata areazione dei locali. Servirebbero istituire una task force in ogni ospedale, con il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, e consentirci il dialogo con il Comitato tecnico scientifico regionale”.

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