Draghi ancora pressato dal M5S, nella risoluzione grillina c’è il no all’invio di altre armi in Ucraina. Ma Di Maio: così si mette a rischio …

Altolà pentastellato all’esecutivo: «Già tre invii di armi, ora rafforzare l’azione diplomatica». Il viceministro Castelli non è d’accordo

ROMA. Braccio di ferro nella maggioranza sull’invio di armi all’Ucraina. I 5 stelle alzano un muro provocando una frattura nell’esecutivo mentre il premier Mario Draghi è impegnato in prima persona con gli altri leader europei Emmanuel Macron e Olaf Scholz per una soluzione delle crisi russo-ucraina. Sei punti di cui uno ancora mancante. Quello, delicatissimo, sul sostegno anche militare all’Ucraina. I partiti che sostengono il governo Draghi lavorano alla risoluzione da votare martedì dopo le comunicazioni del premier sul Consiglio Ue. Ma i 5S lavorano a  na risoluzione che contiene il no all’invio di armi, il che provoca la reazione stizzita di Di Maio contro Conte: «Se ci disallineiamo dalla Nato mettiamo a repentaglio la sicurezza dell’Italia».

La maggioranza ha concordato per ora su 5 dei 6 contenuti da inserire nel testo rimandando l’ultimo a una riunione prevista per lunedì. Tutti d’accordo sull’adesione di Kiev all’Ue, la revisione del Patto di Stabilità, gli interventi per famiglie e imprese in difficoltà per gli effetti della guerra, il RepowerEu per l’energia e il rafforzamento delle proposte sul futuro dell’Unione.

Documento

Il documento preliminare, uscito dall’ultima riunione di ieri, nelle premesse rimanda ai temi del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno, tra cui «il sostegno all’Ucraina dopo la guerra di aggressione russa». Il primo impegno per il governo, che riguarda proprio sull’Ucraina, però, è ancora da scrivere. Il secondo, salvo possibili ulteriori modifiche, chiederà di «supportare le domande di adesione all’Ue di Ucraina, Repubblica Moldova e Georgia, in un quadro di rispetto dei criteri di Copenaghen, e favorire il percorso di adesione all’Ue dei Paesi dei Balcani Occidentali». Il terzo punto impegna l’esecutivo «nel contesto delle analisi sul semestre europeo» a «sostenere una revisione puntuale della governance economica che modifichi radicalmente il Patto di Stabilità e Crescita al fine di favorire gli investimenti e la coesione sociale».

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Strumenti fiscali
Il quarto di «adoperarsi per la definizione di strumenti fiscali comuni europei e di nuove risorse proprie del bilancio Ue, che non impattino sui bilanci nazionali, per compensare gli squilibri per gli Stati dovuti alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina e alle sanzioni alla Russia e rafforzare politiche a favore di famiglie e imprese in difficoltà per gli effetti del conflitto» e di «rendere esecutivi i progetti che sostanzino l”autonomia strategica europea’ per ridurre le dipendenze dell’Ue in settori cruciali». Il quinto punto, ad oggi recita: bisogna «finalizzare le iniziative di RePowerEU che realizzino la diversificazione delle fonti energetiche in Europa e contrastino l’incremento dei prezzi dell’energia; a tale scopo, è prioritario l’utilizzo per tutti i Paesi membri dei fondi ancora disponibili nel dispositivo di ripresa e resilienza, l’aumento significativo degli investimenti sulle rinnovabili, la tutela della coesione sociale nella transizione eco-sostenibile e le riforme del mercato energetico europeo, a partire dall’introduzione di un tetto ai prezzi del gas e dal disaccoppiamento del prezzo dell’energia tra rinnovabili e fonti fossili tradizionali».

Proposte

Infine il sesto ed ultimo impegno per il governo punta a «dare seguito al dibattito sulle proposte adottate dalla Conferenza sul Futuro dell’Europa, con l’obiettivo di rafforzare l’azione dell’Unione europea, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, utilizzando tutte le potenzialità degli attuali Trattati, ivi inclusa la possibilità di avviare una procedura di revisione ordinaria, anche attraverso la convocazione di una Convenzione cui partecipino i rappresentanti dei Parlamenti nazionali (articolo 48 del Trattato sull’Unione europea)».

No grillino
«Il conflitto in Ucraina dura ormai da oltre 100 giorni e sta assumendo sempre più le caratteristiche di una guerra di logoramento segnata dal mancato rispetto del diritto internazionale umanitario; il popolo ucraino sta difendendo strenuamente l’integrità territoriale del proprio Paese e sta combattendo per il proprio diritto all’autodeterminazione; dallo scoppio del conflitto l’Unione Europea ha inviato forniture militari all’Ucraina per almeno 2 miliardi di euro; Stati Uniti e Regno Unito hanno inviato armi a Kiev rispettivamente per 4,6 miliardi e un miliardo di dollari ed hanno già deciso ulteriori e ancor più consistenti forniture (anche di armi a lunga gittata)». Così si legge nella bozza di risoluzione che alcuni senatori M5S stanno preparando in vista delle comunicazioni del premier Draghi in Aula del prossimo 21 giugno.

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Invio di armi
«L’Italia, in base a quanto disposto dall’art. 2-bis del decreto legge 25 febbraio 2022 n. 14 convertito con modificazioni dalla legge 5 aprile 2022 n. 28 recante “Disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina”, ha già emanato 3 decreti ministeriali (Decreto 2 marzo 2022, Decreto 22 aprile 2022 e Decreto 10 maggio 2022) che hanno previsto l’invio di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari; il supporto fornito in questi mesi dall’Unione Europea all’Ucraina da un punto di vista economico e finanziario, nell’accoglienza dei profughi e nonché nel sostegno alla capacità ucraina di difesa, dovrà essere accompagnato da un rafforzamento dell’azione diplomatica vista l’urgenza che il perdurare del conflitto impone», si legge ancora nella bozza.

Castelli
«Sono usciti degli articoli che dicono che al Senato, i miei colleghi, hanno scritto una risoluzione nella quale chiedono di non inviare armi all’Ucraina. Di certo questa è una posizione che, secondo me, non potrà vedere neanche tutta la maggioranza d’accordo. Mi auguro che non sia questa la strada, perché la situazione è veramente molto importante e sul filo di lana. Io di sicuro non voterei una risoluzione, qualora presentata dal mio gruppo, che va fuori dalla collocazione storica dell’Italia», afferma il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo al primo Blue Forum Italia Network in corso a Gaeta.

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Di Maio

«Ho letto – dice il ministro degli Esteri – in queste ore che c’è una parte dei senatori della forza politica cui appartengo che avrebbe proposto una bozza di testo da inserire nella risoluzione, che di fatto ci disallinea dall’Alleanza Nato e ci disallinea dall’Ue. Ora non devo dirlo a voi questo che significa. La Nato è un’Alleanza difensiva, grazie alla Nato abbiamo costruito lo sviluppo con i nostri partner negli ultimi decenni e se ci disallineiamo dalla Nato mettiamo a repentaglio la sicurezza dell’Italia». Di Maio prosegue, di fatto contro Conte: «Se è un’Alleanza difensiva e ci siamo tutti quanti dentro, lavoriamo tutti quanti insieme per una soluzione pacifica. Non è che ci sganciamo e cominciamo a fare cose che magari possono essere utilizzate dalla propaganda russa per dire che l’Italia sta un po’ di più con la Russia che con la Nato: questo non ce lo possiamo permettere».

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