Draghi non ottiene la fiducia, Letta: ‘Follia, il Parlamento è contro l’Italia’ (VIDEO)

Pubblicato il 20 Luglio, 2022

Il Senato conferma la fiducia al governo approvando la risoluzione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio presentata da Casini con 95 voti a favore e 38 contrari. I senatori di M5S, Lega e FI non hanno votato: i pentastellati si dichiarano “presenti non votanti”. Convocata immediatamente la capigruppo.

“Chiedo che sia posto il voto di fiducia sulla risoluzione presentata dal senatore Casini“, aveva detto il premier Mario Draghi chiudendo la replica al Senato. La risoluzione prevedeva una sola riga: “Udite le comunicazioni del premier si approva”.

Ma Forza Italia, Lega e M5S non hanno partecipato al voto.

Era inaccettabile per Mario Draghi la richiesta di Lega e Forza Italia di una discontinuità marcata nel programma, oltre che nella squadra di governo: i cardini programmatici ribaditi questa mattina in Aula definiscono per il presidente del Consiglio il binario su cui indirizzare la prosecuzione dell’azione del suo esecutivo e non c’è discussione possibile sulla collocazione internazionale o sulla necessità di dare attuazione alle riforme del Pnrr e risposte alla crisi. Lo spiegano fonti vicine al premier, di fronte alle indiscrezioni sulle possibilità di un governo Draghi bis in discontinuità con l’attuale, una prospettiva respinta dal premier ponendo la fiducia sulla risoluzione di Casini. Una cosa è valutare il perimetro della maggioranza che emergerà dal voto delle risoluzioni in Senato (con o senza i Cinque stelle), altro – viene fatto notare – è chiedere a Draghi un esecutivo totalmente nuovo, su un programma diverso da quello fin qui tracciato.

Quanto all’accusa venuta dalla Lega in particolare di aver sbilanciato il suo intervento di stamane in favore del ‘campo largo’ di centrosinistra e quindi del M5S, dal governo ribattono con un’analisi punto per punto del discorso di Draghi, da cui emergerebbero alcune aperture e alcuni no netti rivolti a entrambi i partiti. Vediamo quali sono questi punti. In favore del M5S, elencano dall’esecutivo, ci sono: accelerazione, con semplificazioni e investimenti, sul fronte delle energie rinnovabili; agenda social, che deve partire dai più deboli, come i disabili e gli anziani non autosufficienti; salario minimo e Reddito di cittadinanza; entro i primi di agosto decreto corposo contro il caro energia, con riguardo alle fasce più deboli; il riferimento alle mafie che vanno tenute lontane dal Pnrr. Graditi alla Lega si segnalano: il riferimento al decreto corposo contro il caro energia; il riferimento al riconoscimento di forme di autonomia differenziata.

Quanto ai “no” di Draghi, se ne contano sette rivolti al M5S, tre rivolti alla Lega. Il premier ha preso posizioni sgradite ai cinquestelle quando ha fatto riferimento a: il tentativo di fermare l’invio di armi all’Ucraina; il no alla proroga del Superbonus; lo sfarinamento della maggioranza sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura; i tentativi di indebolire il sostegno del governo verso l’Ucraina; le richieste di ulteriore indebitamento; il non voto di fiducia, dopo mesi di strappi ed ultimatum; la necessità di completare l’installazione del rigassificatore di Piombino. Su altri cinque temi ha fatto riferimento ben poco piaciuti alla Lega: il riferimento ai taxi e al ddl Concorrenza; il riferimento alla maggioranza sfarinata su catasto e concessioni balneari; il riferimento ai tentativi di indebolire il sostegno del Governo verso l’Ucraina; il riferimento alle richieste di indebitamento; il riferimento alla riforma fiscale progressiva, dal momento che la Lega chiede la flat tax.

“In questo giorno di follia il Parlamento decide di mettersi contro l’Italia. Noi abbiamo messo tutto l’impegno possibile per evitarlo e sostenere il governo Draghi. Gli italiani dimostreranno nelle urne di essere più saggi dei loro rappresentanti”, aveva scritto su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta dopo la decisione di Forza Italia, Lega e M5S di astenersi.

“Se i danni prodotti al Paese dalle convulsioni del M5s erano scontati, mai avrei immaginato che il centrodestra di governo sarebbe riuscito a sfilare a Conte la responsabilità della crisi”. Così Mariastella Gelmini annunciando l’uscita da Forza Italia. “Non era facile, ma quando a dettare la linea è una Lega a trazione populista, preoccupata unicamente di inseguire Giorgia Meloni, questi sono i risultati. Questa FI non è il movimento politico in cui ho militato per quasi 25 anni: non posso restare un minuto di più”.

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