Droga a Torre Annunziata, 18 arresti, coinvolti baby pusher. La mamma al figlio 11enne: “Non spacci? Bastardo”

Droga a Torre Annunziata, 18 arresti, coinvolti baby pusher. La mamma al figlio 11enne: “Non spacci? Bastardo”

Mezzogiorno, 6 agosto 2022 – 08:07

Blitz nel «rione dei poverelli». I minori consegnavano la cocaina a domicilio

di Titti Beneduce

È il 26 dicembre del 2018, il bambino ha solo 11 anni. In casa con lui ci sono il papà, la mamma, la sorella e una zia. È quest’ultima a chiedergli di andare a consegnare una dose di cocaina. Lui si rifiuta: «Mi scoccio». I commenti dei genitori, intercettati dalle «cimici» nascoste dai carabinieri nell’appartamento, lasciano senza parole. La madre: «Che bastardo». Il padre: «Come è infame». Si incarica della consegna la sorella, a sua volta minorenne, ma appena prima di uscire riceve una telefonata dal fidanzato, detenuto a Poggioreale: a quel punto chiede al fratellino di consegnare la dose in cambio di 10 euro e il bambino accetta.


Il rione dei «poverelli»

La scena è ricostruita nelle 420 pagine di cui si compone l’ordinanza di custodia cautelare notificata ieri dai carabinieri a 18 persone residenti nel «rione dei poverelli» di Torre Annunziata, quello salito alla ribalta delle cronache 25 anni fa per gli abusi commessi da un gruppo di pedofili su alcuni bambini che frequentavano la scuola elementare. Sempre nel rione, diversi anni dopo, fu uccisa Matilde Sorrentino, madre di uno dei bambini oggetto di violenza, che aveva denunciate l’orrore. I destinatari dell’ordinanza (tra cui figurano il padre, la madre e la zia del bambino che non voleva consegnare la dose di cocaina) sono accusati, a vario titolo, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo: un totale di 60 capi di imputazione, dei quali 58 concernenti la droga. Cinque destinatari delle misure erano già in carcere per altre vicende, quattro percepivano il reddito di cittadinanza e saranno ora segnalati all’Inps. Le indagini sono state coordinate dal procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, e dal sostituto Andreana Ambrosino. Mentre erano in corso sono stati eseguiti tre arresti in flagranza di reato e il sequestro di oltre 70 grammi di stupefacente.

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Cocaina a domicilio

L’inchiesta venne avviata alla fine del 2018 dopo il ferimento a colpi d’arma da fuoco di un uomo che stava acquistando droga nel popolare «rione dei poverelli», nel centro storico di Torre Annunziata. Gli accertamenti dei carabinieri del nucleo operativo, attraverso intercettazioni e pedinamenti, hanno documentato un gran numero di cessioni di cocaina, anche da persone che erano agli arresti domiciliari, ad acquirenti provenienti da tutta la provincia di Napoli. A venderla, vari nuclei familiari, tutti residenti nel rione: famiglie che si avvalevano anche di ragazzi minorenni. Baby pusher che consegnavano la droga direttamente al domicilio dell’acquirente. Più spesso, però, erano i tossicodipendenti a recarsi dai fornitori, in appartamenti protetti da sofisticati (e naturalmente abusivi) sistemi di videosorveglianza. Molte le cautele adottate dagli spacciatori, che usavano un linguaggio criptico: parole come «ambasciata, caffè, toso, biscotto», oppure «pallini», per indicare le dosi. Nella richiesta di misura cautelare inviata al gip Fernanda Iannone, il pm Ambrosino ha sottolineato la gravità del comportamento dei genitori del bambino, entrambi già noti alle forze di polizia, che più volte, come è emerso dalle indagini, hanno coinvolto nelle attività di spaccio i figli minorenni.

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