E adesso promuoveteci tutti

Qualche giorno fa è apparso su Repubblica un articolo a firma di Riccardo Luna,  “E adesso bocciateci tutti”, che rappresenta l’ennesima secchiata di fango gettata in viso alla categoria dei docenti. Già il titolo provocatorio, ricalcato sullo slogan “E adesso uccideteci tutti” dei cortei contro gli eccidi mafiosi, instaura sinistre connessioni semi-delinquenziali tra docenti e malavitosi privi di scrupoli. Nel testo piovono accuse contro gli insegnanti- la cui unica colpa sembra a questo punto l’aver dedicato i migliori anni all’istruzione e alla formazione dei ragazzi ( senza possibilità di carriera interna e con stipendi da fame) , mescolati a ironici mea culpa da parte dei genitori, rei di averci dato fiducia. Perché dovevano accorgersene prima che la Dad non avrebbe funzionato, soprattutto per le scarse competenze digitali dei prof. E per l’assurdità di aver travasato l’orario scolastico in rete (come se avessimo avuto voce a riguardo).

E’ vero, abbiamo poche competenze digitali. Perché abbiamo visto i danni progressivi della digitalizzazione sugli apprendimenti, sulle capacità cognitive, sulla memoria a breve e lungo termine, abbiamo osservato l’aumento dei casi di dislessia, discalculia ecc., e non sempre li attribuiamo a un affinamento delle capacità diagnostiche. Perché sappiamo che se è difficile mantenere un clima di apprendimento in presenza, in dad è  impossibile o quasi. Perché siamo consapevoli che far lezione vuol dire coinvolgere, che imparare è un’esperienza anche e soprattutto corporea, un’interazione che si fonda sui sensi oltre che sull’intelletto, sul confronto dialettico. Perché siamo convinti che il sapere è cumulativo, implica cimento, ricerca, continuità. Invece con questi strumenti messi in mano ai ragazzi, basta un click per recitare una declinazione (almeno a scuola, in un passato ormai intriso di nostalgia, era obbligatorio depositarli in uno spazio apposito- cosa vietata in tempi di pandemia, ma assolutamente lecito a casa in Dad). Sui docenti, secondo vecchia prassi, da parte di un giornale che si dice illuminato e progressista- si vuol far ricadere la responsabilità di un anno didatticamente nullo o quasi. Non esprimo solo il mio parere ma anche quello di moltissimi colleghi. I loro occhi pieni di scoramento, i volti invecchiati in pochi mesi sotto le mascherine, il passo lento, dimesso, li assomiglia a dei sopravvissuti che si aggirano tra le macerie di una città rasa al suolo, cercando di raccogliere reliquie, di salvare qualcosa. La loro casa è crollata, infatti, la scuola si è trasformata in un circo di cartapesta, in una messa in scena da tenere in piedi per il bene della comunità, ma svuotata dall’interno.

Queste persone che patiscono il degrado e lo svilimento di una professione e di una professionalità, non meritavano gli strali di questa luna maligna.

La dad non funziona. E’ una panacea ingannatrice. Puoi organizzare presentazioni accattivanti, inserire fantastici filmati, slide e percorsi multimediali ecc, ma non puoi pretendere che ragazzi di 14 anni stiano incollati a un pc per sei ore.

Soprattutto non li puoi lasciare in balia dei dispositivi di cui si avvalgono, che sostituiscono l’applicazione personale necessaria a costruire e assimilare conoscenze, con il click di una connessione. E come controlli che non aprano una pagina on line, che non leggano un testo, che non abbiano piccole cuffie…siamo malfidati? No, ma si sa che se non li motivi e non li hai sottocchio, i più tenteranno di fartela, ignari che stanno giocando un tiro a sé stessi. Spiegazioni al buio e verifiche al buio mentre si era in dad. A chi stavi spiegando? A tanti puntini luminosi. Li stavi coinvolgendo? Non potevi accertartene. Potevi pretendere che accendessero le telecamere, ma la maggior parte del tempo se ne sarebbe andata via in continui richiami. E le interrogazioni in rete? Barzellette. Se questa è una scuola… cartapesta e inutili scartoffie. Solo i più motivati hanno cercato di tenere il passo e non sempre hanno conservato la tenacia. Perché vedersi equiparati ai furbi li ha demotivati. La scuola di oggi è inclusiva, ma ha deciso di lasciare indietro i migliori, di appiattirli sui più fragili, perché hai voglia a parlare di personalizzazione degli apprendimenti, di gruppi di livello e tanti proclami che hanno un bel suono ma poca sostanza. Come li fai i gruppi di livello in dad? Ricerche e compiti più complessi. E loro ricorrono comunque alla rete.

Poi con la ripresa della presenza, sia pure al 50%,  ragazzi danneggiati dalla dad sono stati pressati da interrogazioni, verifiche, da svolgere sotto gli occhi vigili e ansiosi dei docenti, determinati a testare quanto avessero realmente appreso. Una debacle. Almeno a parere dei colleghi che ho sentito.

La dad non funziona. Ma non funziona questa tecnologia che ci ha liberato del cervello, che ha trasformato i nostri corpi in piattaforme organiche cui collegare dispositivi, che ci sta defraudando del gusto della ricerca, del lavoro intellettuale, in una sorta di nuova alienazione che ci fa diventare fossili di noi stessi, monadi solitarie che non si incontrano quasi più. Insomma stiamo crescendo masse di idioti che sanno digitare in due secondi intere frasi in una neolingua improbabile e quasi incomprensibile, ma che non sanno niente o quasi di grammatica, di struttura del periodo, di cosa è essenziale e cosa non lo è, che quasi hanno perso la percezione del passato e del futuro e vivono in un eterno presente dove né nostalgia né speranza è possibile.

Neurobiologi hanno dimostrato che alcune capacità, come quella di orientarsi si vanno affievolendo fino a sparire, che la bellezza del risultato viene annullata dall’esaudimento immediato del desiderio. Invece abbiamo imposto a ragazzini di lavorare per quasi due anni solo con quegli strumenti.

La vera rivoluzione sarebbe quella di avere classi di 15 alunni, docenti più rispettati e meglio remunerati, liberi dal mare di adempimenti burocratici che contraggono il tempo dedicato alla progettazione e alla didattica. E poi un movimento luddista. Sì, buttare i cellulari nel cassonetto, almeno fino ai 18 anni. Imporre loro di usare la testa. Aude sapere. Usate il vostro ingegno, imparate di nuovo a memoria, leggete testi lineari e non ipertesti che scivolano via senza lasciar traccia, sviluppate competenze che siano vostre, non della rete, traducete da soli, senza internet, senza passarvi i compiti su whatsapp.

Il risultato di questi mesi non sarà una massa di bocciati. I docenti si rendono conto che la responsabilità non è  tutta degli alunni e forse neppure in parte. Che la scuola è sempre stata l’ultima ruota del carro nelle agende di governo. Che è stato più facile chiuderli in casa, farli ammalare di solitudine, che risolvere il problema dei trasporti. Che è stato più semplice far crescere tentativi di suicidio, patologie psichiatriche- che trovare spazi adeguati. Hanno commissionato banchi a rotelle che non si sa dove siano finiti e che utilità abbiano avuto.

Quindi non preoccupatevi ragazzi. State tranquilli, cari genitori. Bianchi, il Ministro, ci ha già intimato di stare attenti alle bocciature (leggi “non bocciate”), lui che ha ideato il piano di socializzazione estivo ma tace sul recupero dei saperi (in Germania le scuole hanno proposto alle famiglie di far ripetere l’anno terremotato, cosa che sembra aver trovato buona accoglienza da parte degli utenti del sistema scolastico). Bianchi che auspica una scuola sempre più digitalizzata in presenza (finirà che pc, lavagne interattive, dispositivi di ultima generazione se la canteranno tra loro, mentre i ragazzi ammutoliti applaudiranno)- e, per il prossimo anno, di nuovo classi pollaio. In sicurezza. Ah, per noi docenti un mea culpa, corsi di formazione per la didattica digitale e nessun rinnovo del contratto. Solo cenere da cospargere sul capo. 

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