È già campagna elettorale. Il centrodestra è in pole

Il voto anticipato, esito ormai molto probabile della crisi, coglie i partiti in condizioni molto diverse. C’è chi non vedeva l’ora delle elezioni (soprattutto la Meloni, ma anche un pezzo di Lega), chi non vedeva l’ora di rinviarle (soprattutto il Pd, ma anche un bel pezzo del M5s che può dire addio al megastipendio), chi ha un gruppo parlamentare ma l’incognita dei voti tra gli elettori (soprattutto Di Maio, ma anche altri), chi ha già una coalizione collaudata come il centrodestra e chi deve fare i conti con le macerie del campo largo, il centrosinistra, dopo la rottura tra Pd e M5s su Draghi. I diversi sondaggi raccontano uno scenario uniforme. Il centrodestra, se si votasse oggi, vincerebbe. L’ultimo sondaggio di Swg assegna al centrodestra unito più del 46%, oltre dieci punti percentuali al di sopra di una somma tra Pd, M5s, e Articolo Uno. Un’alleanza politica che è tutta da vedere dopo la crisi del governo Draghi, scatenata proprio dal Movimento Cinque Stelle. Ma che la legge elettorale in vigore renderà indispensabile se il centrosinistra vuole tentare di sfidare il centrodestra. L’ipotesi di una nuova legge proporzionale cade infatti nel vuoto prodotto dalla fine anticipata della legislatura. Una riforma proporzionale avrebbe dato il via libera alla corsa autonoma dei singoli partiti, mentre il Rosatellum tra la soglia di sbarramento al 3% per le singole liste (al momento parecchi partiti presenti in Parlamento non la raggiungono) e i collegi uninominali ha come effetto quello di premiare le coalizioni. E da questo punto di vista il centrodestra ha un vantaggio enorme. Al netto delle competizioni interne e delle differenze tra i partiti che compongono la coalizioni (tra moderati e populisti anche all’interno degli stessi partiti), il centrodestra è un’alleanza che già governa comuni e regioni, e che è in campo da anni. Il centrosinistra invece deve inventarsi tutto praticamente da zero, in poche settimane. Anche la simulazione fatta da Youtrend e Cattaneo Zanetto assegna la vittoria al centrodestra in tre scenari diversi, a seconda delle alleanze a sinistra. Solo in uno dei tre scenari il vantaggio di centrodestra si assottiglia (ma comunque è vincente), uno scenario però alquanto improbabile, se non impossibile: quello cioè di un campo larghissimo che coprenderebbe oltre a Pd, M5s e Sinistra/Verdi anche i nemici giurati dei grillini, promotori di referendum per l’abolizione del reddito di cittadinanza, come i renziani di Italia Viva e Calenda. Più che un campo largo, un campo impossibile.

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Oltre all’anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura (è dal 2008 che non succedeva), l’altra novità di queste elezioni, pessima per i candidati, è che i seggi a loro disposizione saranno la metà rispetto all’attuale Parlamento, per via del taglio sancito dal referendum del 2020: da 630 a 400 seggi alla Camera dei deputati, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato.

Elezioni, ma quando? Tecnicamente non si può votare prima della fine di settembre, o più verosimilmente inizio ottobre. L’articolo 61 della nostra Carta stabilisce che «le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti». In passato tra il decreto di scioglimento delle Camere da parte del Quirinale e le successive urne sono trascorsi sempre tra i 60 e i 70 giorni per i vari adempimenti, tra cui la presentazione delle liste elettorali. Con uno scioglimento immediato della Camere si ipotizza il 25 settembre (domenica) come prima data utile. Più probabile il 2 o il 9 ottobre. Proprio i giorni in cui andrà calendarizzata la Legge di Bilancio, uno snodo molto delicato (infatti in Italia dal 1948 ad oggi non si è mai votato in autunno).

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