Economia guastafeste all’avvio dell’estate: cosa ci aspetta in autunno?




Prospettive economiche d’autunno: serie, ma non è detto. Anche in economia gli scenari cambiano repentinamente. Con tutti i fattori negativi in atto, la tempesta perfetta si è scatenata. Gli italiani, però, per il momento pensano giustamente alle vacanze. Se ne riparlerà al rientro. Vediamo cosa potrebbe riservarci quel momento, cercando magari qualche spunto di ottimismo.

Fattori interni

Difficile pensare che l’Italia, pienamente inserita nel mondo globale, possa parare da sola i colpi della stagflazione (stagnazione economica ed inflazione insieme), ma la politica economica nazionale ha sempre un suo considerevole peso. Al momento, il fattore che colpisce di più è l’altissimo tasso di inflazione. Mai visto in questi ultimi decenni. Molta importata (ad aprile l’inflazione complessiva nella zona euro era salita al 7,5%, il massimo storico dall’unione monetaria), in parte endogena per colpa di leggi assurde nel campo dell’edilizia privata. Tanto che l’associazione dei costruttori ha chiesto al governo una “exit strategy”, valutando l’impossibilità di andare avanti o chiudere onorevolmente l’incresciosa vicenda.
Per quanto riguarda l’energia, il governo, tra toppe e rammendi, si sta muovendo per calmierare i prezzi, ma finora non si è parlato di interventi strutturali. Vedremo se ce ne saranno, viste le condizioni sempre più drammatiche della finanza pubblica italiana. A proposito, dopo la stagione della elasticità di bilancio innescata dal covid, cominciano a risentirsi le voci antipatiche, ma realistiche, di leader stranieri che invitano a maggiore cautela…

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Il capitolo inflazione

Un giorno sì e l’altro anche, il presidente della confcommercio tuona contro il governo che non prende provvedimenti e non elargisce ulteriori aiuti. Forse è il caso di ricordare a questo signore, ai suoi associati ed a tanti altri, che gli operatori economici sono quelli che trovano sempre il modo di scaricare sui consumatori l’aumento dei prezzi, magari speculando e guadagnandoci. Bene farebbe il governo a guardare alla tutela dei settori strategici, a favorire la concorrenza e l’accesso ai mercati alle aziende esportatrici, ma non ci sono al momento problemi di domanda interna. Il risparmio accumulato (certo non da tutti) e la ripresa del lavoro sono fattori positivi in tal senso. Coloro che se la passano veramente male -è il caso di scriverlo a chiare lettere una buona volta- sono i dipendenti a reddito fisso ed i pensionati. E’ a loro che deve pensare principalmente il governo! Come, se non ci sono soldi? Facendo una vera e solida riforma fiscale sui redditi da lavoro dipendente, recuperando risorse dai vari bonus e redditi di cittadinanza che pare abbiano fatto il loro tempo. Dedicandone una parte a coloro che veramente ne hanno bisogno, e mettendo seriamente al lavoro chi proprio al lavoro non si è mai abituato.

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I fattori internazionali

Tutto questo sarebbe lavoro sprecato se, nel frattempo, i fattori internazionali non danno una mano. La guerra russo-ucraina imperversa, le endemie incombono, i fattori climatici fanno sentire il loro peso. In Italia il recovery fund stenta a partire, anche perché le aziende attive sulle grandi infrastrutture lamentano la difficoltà a trovare personale preparato e professionalmente attrezzato. Questa è un’altra negatività, mentre il ministro dell’interno si appresta ad emanare un altro decreto flussi per attirare forza lavoro meno qualificata che, sembrerebbe, anch’essa sia deficitaria in Italia. Magari un occhio maggiormente attento alle migrazioni per mare non guasterebbe. Ma questo è un altro discorso, solo in parte. Perché con la guerra si rischia una catastrofe umanitaria mondiale, con conseguente ripresa dei flussi migratori.
Guerra ed energia sono indissolubilmente legati. Già i flussi di gas dalla Russia si stanno riducendo. Se l’economia tedesca rischia il collasso, quella italiana potrebbe ricevere un colpo mortale. C’è una guerra, certo, la gente muore, le città vengono distrutte, ma alcuni nostri politici, oltre a portare la solidarietà al popolo ucraino, potrebbero usare toni meno accesi, magari più diplomatici, verso il “nemico”. In fondo, la guerra finirà, in qualche modo si renderà opportuno tornare a parlare anche con la Russia e cercare delle intese. Il popolo russo ama l’Italia e gli italiani: perché inimicarcelo oltre il dovuto, più di quanto non facciano altri Paesi?

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Il dovere di cercare la pace

Lasciamo questo compito agli esponenti del complesso industriale-militare occidentale che si stanno fregando le mani. I depositi di tecnologie militari obsolete si stanno svuotando, nuove commesse per centinaia di miliardi di dollari stanno per partire. Loro magari hanno motivo di alimentare la guerra, ma il popolo ed il governo italiano hanno il dovere di ricercare la pace, se e come possibile.

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