Elezioni politiche 2022: il programma dei partiti sulle pensioni, da quota 41 alle minime

In vista delle prossime elezioni politiche del 25 settembre 2022, i partiti hanno ufficialmente aperto la campagna elettorale, proponendo i loro cavalli di battaglia. Il PD, ma anche il M5S e il Terzo Polo con Azione e Italia Viva, hanno già ufficializzato i loro programmi elettorali così come la Lega di Salvini. In tema pensioni, è il centrodestra a partire da un assunto di fondo. Si tratta dell’innalzamento delle pensioni minime. Anche il centrosinistra ha idee ben chiare.

Pensioni e programmi elettorali per le Elezioni politiche del 25 settembre del Centrodestra

Ad anticipare le intenzioni del centrodestra è stata la leader di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni, a Radio 24 ha anticipato che è necessario capire quanto può essere praticabile l’aumento e in che termini. Come riporta Il Sole 24 Ore, la Meloni a ’24 Mattino su Radio 24′ ha ribadito che le pensioni minime sono inadeguate e che è possibile trovare risorse per “renderle adeguate all’aumento dell’inflazione, in un sistema che spende circa 110 miliardi in bonus inutili e che spende 780 euro a persona per il reddito di cittadinanza”.

L’adeguamento delle pensioni, insomma, sembra essere un punto fondamentale per il centrodestra. Forza Italia, addirittura, propone già un aumento di mille euro per le pensioni minime per 13 mensilità, a cui si aggiunge quelle di invalidità a 1000 euro al mese per 13 mensilità e le ipotesi delle pensioni mamme e nonne per mille euro.
Secondo la Lega, la questione pensioni non è rimandabile. È fondamentale superare la legge Fornero con quota 41. Ecco le proposte del Carroccio a tal proposito: si va dalla pensione a 63 di età anni per le lavoratrici con almeno 20 anni di contributi, alla pensione di almeno 1000 euro per i giovani con carriere nel regime contributivo e Opzione donna, che diventa strutturale.

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Infine, sarà possibile riscattare i contributi durante il periodo legato al percorso di laurea.

PD, M5S e Sinistra Italiana

Anche il PD ha in mente un piano per le pensioni. Tra i punti fondamentali del programma, quello di un piano straordinario per l’occupazione femminile anche ai fini della sostenibilità del sistema pensionistico. Il Partito Democratico punta ad una maggiore flessibilità nell’accesso alle pensioni a partire dai 63 anni di età e rendere strutturale l’Ape sociale. Il M5S, invece, chiede di evitare il ritorno alla legge Fornero ampliando le categorie dei lavori gravosi e usuranti e tramite dei meccanismi di uscita flessibile dal lavoro. Infine, chiede anche di incrementare le pensioni di invalidità per i disabili.

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Sinistra Italiana e Verdi puntano alla possibilità di uscire dal mondo del lavoro a 62 anni o con 41 anni di contributi. Questo riconoscendo anche i periodi di disoccupazione involontaria, la maternità e il lavoro di cura non retribuito.

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