Elezioni, una sintesi dei programmi sul lavoro – il pregio del M5s è che indica percorsi da seguire

Ecco la puntata relativa al programma del Movimento 5 Stelle, basato sui nove punti presentati da Giuseppe Conte al presidente del Consiglio Mario Draghi. Ricordo che si tratta di un’analisi limitata alle sole idee relative al marcato del lavoro e che queste vengono raggruppate per argomenti, su cui provo ad esprimere un’opinione segnalando eventuali criticità e/o punti di forza. Il tutto viene poi schematizzato in un giudizio sulla base di tre simboli:

per un’opinione positiva
per sintetizzare un giudizio negativo e
per esprimere un dubbio, legato o alle genericità della proposta o alla mancata indicazione di elementi utili a comprenderne le modalità di realizzazione

Mantenimento del Reddito di Cittadinanza e potenziamento delle politiche attive

Il documento M5S del 6 luglio 2022 insiste sul mantenimento del RdC, proponendo una serie di interventi correttivi, che mirano a contrastare eventuali abusi e all’incentivazione per i soggetti cosiddetti “occupabili” ad accettare le offerte di lavoro. Opportunamente, si collega la necessità di aggiornamento del RdC con una rivisitazione delle politiche attive, tramite la creazione di una piattaforma nazionale per la gestione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, volta a raccogliere tutti i dati dei beneficiari di prestazioni di sostegno al reddito (non solo percettori del Rdc, ma anche di Naspi, Discol, Ds agricola etc…).

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La piattaforma potrebbe permettere alle imprese di accedere al database dei percettori di prestazioni e permettere, grazie alla presenza di dettagli relativi alle loro competenze, al loro profilo e al luogo di residenza, un più facile incontro tra domanda e offerta, con specificazione dei benefici di cui godrebbe il datore di lavoro in seguito all’assunzione di quella determinata persona.

Sull’utilità della misura, con i limitati interventi correttivi segnalati dalla professoressa Chiara Saraceno, mi sono già espresso.

Giudizio:

Introduzione del salario minimo

Sulla base della constatazione che 4,5 milioni di lavorator* hanno “buste paga da fame, che ledono la loro stessa dignità”, si vorrebbe introdurre per via normativa il cosiddetto “salario minimo”, cioè una misura che valorizzi la centralità della contrattazione collettiva e combatta i cosiddetti contratti collettivi pirata, cioè i contratti collettivi al ribasso, stipulati da organizzazioni sindacali e datoriali prive di effettiva rappresentanza. Ricordo che il 7 giugno 2022 il Consiglio e il Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sul progetto di direttiva relativa a salari minimi nella Ue, che vede nella contrattazione collettiva lo strumento ideale per la quantificazione dei salari minimi.

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Sulla situazione italiana e sulla non necessità di una legge, poiché sono già presenti strumenti giuridici adeguati, mi sono già espresso e rinvio al mio post dell’ottobre 2021. Quello che serve è, in realtà, potenziare i controlli e sanzionare chi non applica i contatti collettivi.

Giudizio:

Lotta al precariato

L’obiettivo è generalmente apprezzabile, a condizione che non sia una semplice modifica normativa che, come quella del 2018, ha visto semplicemente eliminare la possibilità di stipulare contratti a termine di durata superiore ai 12 mesi, da cui è derivato un costante ricambio per le figure professionali più fragili, come quelle dotate di minor competenza e, quindi, facilmente sostituibili con altri lavorator*. La proposta prevede la possibilità di riconoscere incentivi per favorire assunzioni a tempo indeterminato.

Discutibile, invece, che il contratto a tempo determinato possa essere stipulato solo a fronte di specifiche causali, come era previsto dalla normativa del 1962.

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Giudizio:

In questo caso il programma non si limita a slogan, ma indica alcuni percorsi da seguire. È apprezzabile, quindi, il rispetto manifestato per l’intelligenza dell’elettore, a prescindere dal fatto che si condivida – o meno – la soluzione proposta.

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