Emma Bonino chiude la porta a Renzi in coalizione: ‘Accordo ancora possibile con il Pd di Letta’

Emma Bonino crede ancora in un’alleanza con il Partito Democratico, nonostante il segretario dem Enrico Letta “per più di tre anni non ci ha filato, era preso da un’attrazione totalizzante per i Cinque Stelle. Non ha mai voluto avere rapporti con noi, ci ha dato per scontati”. E invece Azione/+Europa scontati non erano. A dimostrarlo le trattative, le discussioni, gli aut aut di questi giorni. Che Letta e Calenda si incontrino, proprio questa mattina, però rende l’intesa ancora possibile.

Lo ha detto la stessa storica esponente radicale, 74 anni, senatrice di +Europa, ex ministra delle Politiche Europee e del Commercio Internazionale e degli Esteri (governo proprio di Enrico Letta) che ha stretto il cosiddetto patto repubblicano in 14 punti con Calenda, in un’intervista a Il Corriere della Sera. Di mezzo ci sono ancora tentennamenti e polemiche, retroscena, repliche e appelli, ma il patto è possibile, anche se a chiamare Benedetto Della Vedova giovedì scorso, dice Bonino, è stato il ministro Franceschini e non Letta.

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È inaccettabile dare un voto in più alla destra putiniane, meglio fare accordi. Bisogna capire l’importanza che queste elezioni hanno per il Paese e riflettere. Farsi una bella doccia fredda. Raffreddare il cervello. Compreso il mio. Dobbiamo pensare agli elettori” che sono “stufi marci di questi retroscena, di cose che lui ha detto e l’altro ha ripetuto. Mi annoio io, figuriamoci loro”.

I punti sono sempre gli stessi, quelli ribaditi ieri da Calenda: rigassificatori, termovalorizzatore a Roma, reddito di cittadinanza da riformare e non cancellare, veti nei collegi uninominali a Fratoianni e Bonelli “che hanno fatto un’opposizione dura a Draghi e alla sua agenda fin dall’inizio” e che “sarebbero difficili da votare come candidati comuni nei collegi uninominali”.

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No invece secco a Matteo Renzi in coalizione, nonostante sia stato “un buon premier. Abile nel gioco politico. Non sempre siamo in sintonia diciamo” – l’ex Presidente del Consiglio e leader di Italia Viva si era detto pronto a un terzo polo, un centro riformista. Altro punto che pone l’ex ministro: il voto dei cinque milioni di fuorisede, giovani lavoratori e studenti lontani da casa, che rischia di andare perso se non sarà permesso loro di votare dove vivono. “Con il presidente di +Europa Magi abbiamo presentato un’interrogazione al ministro Lamorgese perché intervenga con urgenza per sanare questo vulnus democratico”.

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