Eni, spinta sui biocarburanti Aerei e camion più puliti- Corriere.it

L’Italia ha consumato 1,5 milioni di tonnellate di biocarburanti nel 2020. Una quantit destinata a crescere nell’immediato futuro: oggi i biocarburanti sono gi presenti in quota parte nel pieno che facciamo alla pompa di benzina, ma da gennaio 2023 potranno essere usati in purezza, come gi avviene nel Nord Europa.
L’Italia pronta? Eni ha gi due bioraffinerie a Gela e Venezia. Ne convertirete altre?
Eni arriver a produrre 2 milioni di tonnellate di biocarburanti nel 2025 e puntiamo a 6 milioni di tonnellate nel 2035. Produrre biocarburante idrogenato di altissima qualit in Italia vuole dire riconvertire raffinerie gi esistenti che utilizzano il petrolio, evitando cos di chiuderle e garantire quindi posti di lavoro che la decarbonizzazione mette a rischio. Oggi abbiamo gi in progetto l’aumento della capacit della Bioraffineria di Venezia. Sia a Gela che a Venezia produrremo inoltre anche biocarburanti per aviogetti. Abbiamo in progetto di convertire un’altra raffineria, entro l’autunno decideremo se in Italia o all’estero.
Ci sono impianti candidati?
Presto per dare indicazioni.
Chi potr fare il pieno con i carburanti bio in purezza?
Innanzitutto i mezzi pesanti che sono tutti omologati e per i quali non ci sono alternative mature per decarbonizzarli, e poi anche la maggior parte dei veicoli Euro 5 e 6.
Si parla di 2,5 euro al litro per i carburanti bio. Non detto che gli italiani siano disposti a pagare di pi per non inquinare. Bisogna ridurre il carico fiscale presente sul costo alla pompa dei carburanti bio?
Sarebbe una scelta logica e sensata. Oggi sul biocarburante gravano le stesse accise dei carburanti “classici”. Quindi chi utilizza il biocarburante penalizzato rispetto all’elettrico che non paga accisa.
I biocarburanti prodotti con rifiuti riducono di pi le emissioni. Facciamo abbastanza perch la filiera dei biocarburanti sia circolare?
Sicuramente bisogna potenziare una catena circolare della produzione dei biocarburanti a partire dai rifiuti. Oggi le “cariche” per i nostri impianti che garantiscono il maggiore abbattimento di Co2 sono quelle che arrivano da scarti e rifiuti, per esempio scarti di grassi animali o di olii vegetali. Gli olii esausti oggi in Italia sono riciclati al 20-30%. Significa che recuperiamo 60-70 mila tonnellate ma il potenziale di 300 mila. Detto questo, c’ anche un’altra strada che stiamo battendo: l’utilizzo di produzioni che arrivano da una decina di Paesi africani come Kenya, Angola, Congo, Benin, Costa d’Avorio, Ruanda e altri, sfruttando terreni non edibili e dando lavoro a decine di migliaia di persone.
Solo il 12 per cento delle materie prime con cui sono prodotti i biocarburanti in Italia arriva dal nostro Paese.E’ un problema?
In realt no, di certo non nel nostro caso. In Africa utilizziamo terreni inadatti a produrre alimenti per l’uomo perch aridi o inquinati, oppure per la rotazione delle colture. Per quanto riguarda il loro trasporto, questo incide in modo contenuto sul taglio delle emissioni legate al carburante prodotto, diciamo meno di un 10%. D’altra parte abbiamo aumentato l’efficienza nella scelta delle cariche da utilizzare e nella modalit di lavorazione. Per migliorare le tecnologie su questo fronte abbiamo fatto un accordo con Bonifiche Ferraresi, e siamo entrati nel suo azionariato. Non a caso dal 2023 abbiamo scelto di non utilizzare pi olio di palma nelle nostre bioraffinerie. E stiamo lavorando su materie prime diverse come l’olio di ricino. Inoltre queste colture danno un contributo importante alle economie dei Paesi in via di sviluppo. Creiamo posti di lavoro in quei Paesi assicurando loro il ritiro delle materie prime prodotte che portiamo in Italia. Per fare un paragone, l’estrazione del petrolio porta s lavoro, ma molto limitato rispetto a questa agricoltura sostenibile. Come si fa a essere certi che i biocarburanti siano prodotti da rifiuti o materie prime che non sono sottratte a usi alimentari? La filiera tracciabile?
Certo, la filiera tracciabile. Ma la tracciabilit non basta, servono anche i controlli.
I biocarburanti “buoni” vanno benissimo per decarbonizzare il trasporto aereo, marittimo e dei mezzi pesanti. Ammesso e non concesso che questa tecnologia sia considerata dall’europa al pari dell’elettrico, si possono produrre abbastanza biocarburanti per il trasporto di massa?
La produzione di materie prime per i biocarburanti non un problema e ci sono centinaia di milioni di tonnellate di scarti e rifiuti da recuperare e di oli vegetali non edibili da produrre. Non credo comunque a un’unica strada per decarbonizzare il trasporto. Alla fine servir una quota di utilizzo dei biocarburanti, a partire dal trasporto pesante, da quello aereo e marittimo che non possono essere elettrificati. Ma ci vorr anche l’elettrico, che funziona bene soprattutto sui tragitti brevi e nelle citt. Uno spazio inoltre ci sar anche per la mobilit a idrogeno. Bisogna trovare in modo pragmatico l’equilibrio pi efficiente.
E gli e-fuels, i carburanti sintetici?
Stiamo lavorando anche su questo. Ma si tratta di una tecnologia che ha bisogno di una ventina d’anni di lavoro e ricerca per diventare matura.

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