«Europa più forte, assorbito l’impatto dei tagli dalla Russia»- Corriere.it

L’inverno sarà duro, ma da questa prova usciremo più uniti e la nostra economia più verde e più competitiva». Resta positiva la commissaria Ue all’Energia Kadri Simson. Da mesi è in prima linea per tentare di fronteggiare la corsa dei prezzi di gas ed elettricità.

In Italia c’è un problema di prezzo e c’è stato lo stop del gas russo. La Commissione come intende muoversi?
«Questo stop, potenzialmente temporaneo, è solo un altro esempio di come la Russia manipoli le forniture energetiche. Ormai siamo molto più preparati ad assorbirne l’impatto. Siamo in stretto contatto con le autorità italiane. Non vediamo rischi per la sicurezza delle forniture. I flussi di gas russo verso l’Italia dal Tarvisio sono diminuiti costantemente negli ultimi mesi e ormai rappresentano solo una quota minore. L’Italia ha lavorato molto intensamente alla diversificazione delle forniture, con successo. L’Europa è stata un partner. Abbiamo anche sviluppato una strategia comune di stoccaggi e in Italia ora sono pieni per oltre il 91%. Anche i nostri sforzi congiunti per ridurre la domanda di gas, coordinati a livello europeo, contribuiscono a minimizzare l’impatto delle interruzioni russe. Dobbiamo continuare a diversificare e a risparmiare gas. Per l’Italia i nuovi rigassificatori sono fondamentali».

Come giudica la proposta del ministro Cingolani di un prezzo del gas modulare?
«Mesi fa, un intervento sul prezzo del gas era un tabù. Ora, molti concordano sul fatto che quando il mercato non funziona normalmente, in una situazione di guerra e con la manipolazione del mercato da parte della Russia, è necessaria una risposta straordinaria. Questo cambiamento è dovuto anche alla capacità diplomatica dell’Italia. Ma ci sono vari modi per intervenire sul prezzo del gas, e nessuno di questi è facile o privo di rischi per il mercato interno e per la sicurezza degli approvvigionamenti. La scorsa settimana abbiamo presentato le nostre idee ai ministri dell’Energia, tra cui quella di negoziare o fissare un tetto al prezzo del gas importato, la necessità di affrontare il ruolo critico svolto dall’indice dei prezzi Ttf ad Amsterdam e la possibilità di un tetto a livello europeo al prezzo del gas usato per produrre elettricità. L’Italia e altri 14 Paesi hanno presentato l’idea di un tetto al prezzo del gas all’ingrosso. Da questa interazione, credo che stiano emergendo gli elementi per un possibile intervento. L’Italia e altri Paesi forniranno ulteriori input su questa misura mentre noi continuiamo a lavorare. Il ruolo della Commissione è di trovare una soluzione che sia vantaggiosa per tutti gli Stati membri. Siamo pronti a presentare le proposte legislative necessarie nel più breve tempo possibile».

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Un nuovo benchmark al posto del Ttf può funzionare?
«È un aspetto fondamentale da affrontare. I prezzi nell’Ue sono oggi significativamente più alti che in Asia o altrove e questo si spiega in parte con la natura del principale benchmark di riferimento, il Ttf, che può aggiungere fino al 30% al prezzo del gas. L’Ue sta importando sempre più Gnl, mentre il Ttf è stato progettato per un mercato incentrato sui gasdotti. Partendo da questo, abbiamo dato il via ai lavori per sviluppare un indice dei prezzi Ue complementare che rifletta meglio la realtà energetica di oggi. Venerdì scorso i ministri dell’Energia lo hanno accolto con favore».

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Quando presenterete una proposta legislativa?
«L’incontro tra la presidente von der Leyen e i leader Ue a Praga sarà fondamentale per determinare come portare avanti il lavoro. Come abbiamo dimostrato negli anni passati, siamo capaci di presentare proposte legislative in tempi record. Lo faremo anche stavolta sulla base di un chiaro mandato dei leader».

La proposta di Gentiloni e Breton di un Sure per l’energia è praticabile?
«Prima di parlare di uno strumento specifico, i commissari Gentiloni e Breton hanno espresso un chiaro concetto politico: l’Europa può uscire da questa crisi solo attraverso una maggiore unità e solidarietà. Abbiamo bisogno di una risposta europea comune a questa sfida. Le risposte nazionali non sono efficienti in un mercato aperto ed è fondamentale mantenere condizioni di parità in tutto il mercato unico per la nostra industria e le nostre imprese. Questa è la lezione che abbiamo imparato dalla crisi del Covid. Finora nella risposta alla crisi energetica, l’Europa ha compiuto passi importanti verso un’azione coordinata. Ma ora dobbiamo fare un altro passo verso una vera e propria Unione dell’energia, magari con nuovi fondi europei per le infrastrutture energetiche».

Per mesi avete difeso il mercato nonostante fossimo già in un’economia di guerra.
«Non difendiamo le regole del mercato per il gusto di farlo, ma perché queste regole rendono possibile un mercato continentale integrato. Il mercato interno dell’energia ci ha servito bene per oltre 20 anni. Quella attuale è una situazione senza precedenti, causata principalmente dalla brutale e ingiustificata invasione dell’Ucraina da parte della Russia e dall’uso delle forniture di gas come un’arma. Non dovremmo dimenticarlo. Ma ci rendiamo conto che il mercato non sta funzionando normalmente e che è necessario un intervento a breve termine perché l’impatto sulle nostre famiglie e imprese è insostenibile. Stiamo lavorando a una riforma completa del mercato dell’elettricità, per renderlo adatto al sistema energetico di domani».

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Cosa risponde a chi vi accusa di essere allineati con le necessità della Germania?
«Il ruolo della Commissione è quello di agire nell’interesse comune europeo e di progettare soluzioni che tengano conto della diversità che caratterizza la nostra Unione dell’energia. Questo è esattamente ciò che abbiamo fatto nell’ultimo anno per affrontare la crisi energetica. Provengo da un piccolo Stato membro e so per esperienza quanto sia importante che la Commissione mantenga una posizione neutrale e indipendente e operi nell’esclusivo interesse europeo per realizzare politiche che tengano conto degli interessi di tutti gli attori, grandi e piccoli».

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