Ex Ilva, sciopero e strade bloccate. Federacciai: intervenga lo Stato- Corriere.it

Via da Tarantooooo, via da Tarantoooooo. Dal presidio delle portinerie iniziato alle 4 della mattina fino alla marcia dalla fabbrica al centro citt, stato questo il coro che, pi di altri, ha scandito la lunga giornata di sciopero dei dipendenti di Acciaierie d’Italia: 24 ore a Taranto, 4 ore negli altri siti industriali del gruppo. Una protesta — organizzata sia da Fim, Fiom e Uilm che dall’Usb — contro la situazione di stallo in cui versa l’ex Ilva da molti mesi — stretta tra bassa produzione, alcuni impianti fermi, cassa integrazione, molti creditori da pagare e mancanza di liquidit — e, soprattutto, contro la recente sospensione, decisa da Acciaierie d’Italia, di 145 imprese dell’indotto col rischio di almeno altri 2 mila addetti in cassa integrazione. Via da Taranto, fatevi sentire. Devono andare via da qui, hanno distrutto lo stabilimento e una intera citt — il discorso fatto da un delegato alla testa del corteo che ha bloccato per qualche ora anche la strada dinanzi allo stabilimento — una intera economia. Questa la prima di una serie di mobilitazioni. Non ci fermeremo fino a quando non avremo risposte per i lavoratori diretti, dell’appalto e di Ilva in As.

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Il nodo del miliardo

Sul tema il governo ha gi tenuto un vertice gioved scorso con i ministri Adolfo Urso (Imprese e Mde in Italy ) e Marina Calderone (Lavoro), al cospetto di sindacati, Invitalia (partner pubblico di minoranza del privato Mittal in Acciaierie d’Italia), Confindustria e Regioni sedi degli stabilimenti. Anche l’azienda era stata invitata ma non ha partecipato al confronto ministeriale: si conseguenza la sospensione delle 145 realt dell’indotto non stata ritirata malgrado le richieste del governo. Urso ha annunciato il riequilibrio della governance aziendale in modo che davvero ci sia una risposta rispetto agli impegni presi. L’esecutivo deve decidere anche sull’impiego di un miliardo di euro che il dl Aiuti Bis ha assegnato all’Ilva affidandone la gestione a Invitalia. I cui esponenti si confronteranno con il partner privato in occasione dell’assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia convocata per il prossimo 25 novembre, appuntamento nel quale il presidente di AdI, Franco Bernab, ha auspicato possa esserci un chiarimento su come proseguire tra il pubblico Invitalia, che rappresenta lo Stato, e il privato ArcelorMittal. I sindacati, per, vorrebbero andare oltre il cambio di governance, spingendosi fino all’anticipo dell’incremento della partecipazione pubblica dal 32 al 60%, attualmente previsto al 2024.

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L’appello di Federacciai

E in questa direzione arrivato anche l’assist — atteso — del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci (Serve un’Ilva italiana e nazionalizzata) e quello, meno atteso, di Federacciai: L’asfissia finanziaria di Taranto — ha sottolineato il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, a margine dell’assemblea di Confindustria Genova parlando della situazione di Acciaierie d’Italia — spiegata dal fatto che Arcelor Mittal non sostiene finanziariamente l’Ilva, perch altrimenti non sarebbe strangolata come . Bisogna prendere atto della situazione, definire i problemi e esplorare le strade che esistono per salvare questo asset strategico per l’economia italiana: i Riva investivano a Taranto e negli altri impianti 350-400 milioni di euro l’anno — ha ricordato Gozzi — perch la siderurgia ha bisogno di investimenti continui per mantenere il livello di qualit dei prodotti e di sicurezza delle produzioni. Purtroppo in questi 10 anni investimenti sugli impianti non ci sono stati, ma si sono fatti importantissimi investimenti di ambientalizzazione e oggi la situazione di Taranto completamente diversa rispetto a 10 anni fa. Taranto, dal punto di vista degli investimenti ambientali fatti, uno dei primi impianti del mondo. Oggi esistono le condizioni per un piano industriale di rilancio, ma bisogna decidere chi lo fa. Non siamo pi nell’era delle partecipazioni statali gloriose per la citt di Genova e della Finsider, non immaginabile la riedizione di una cosa che non esiste pi, ma potrebbe essere che lo Stato, in fase transitoria, decida di intervenire seriamente su quell’azienda e costruisca un’ipotesi di privatizzazione a termine.

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