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Fabio Genovesi: «Quando il babbo mi insegnava a fischiare tornando a casa nell’Ape»

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C’è una piccola cosa che mi fa felice, e mi fa felice tanto, ma non è piccola per niente. È invece enorme, eppure non pesa e non ingombra. Basta prendere fiato, piegare le labbra e la lingua nel modo giusto e soffiare, ed ecco che cominciamo a fischiare. Un prodigio e una meraviglia, e insieme una nostra capacità naturale. L’essere umano può correre come i cavalli, nuotare come i pesci, e fischiare come gli uccelli. Oggi è raro ormai, se ti metti a fischiare per le strade di una città gli altri ti guardano strano e cambiano marciapiede, ma per millenni fino al nostro tempo sbilenco era normale.

I medley tra il canto del cardellino e Little Tony

Te lo insegnavano presto, imparavi a parlare e subito a fischiare, le parole ti servivano per comunicare con chi ti stava intorno, il fischio viaggiava lontano. Io sono stato fortunato, sono cresciuto tra fischiatori eccezionali, campioni che nelle gare di imitazione degli uccelli non avevano rivali in Toscana e probabilmente anche più in là, solo che non avevano voglia di andare a controllare. Preferivano stare con me, e riempirmi la vita di musiche meravigliose, che prendevano le melodie dagli uccelli e le declinavano secondo la voglia e l’umore, spaesanti medley tra il canto del cardellino e «Cuore Matto» di Little Tony, tra la pioggia di note del fringuello e «Se m’innamoro» dei Ricchi e Poveri.

La Natura è tutto e noi ne facciamo parte

E mescolando questi due mondi, mi insegnavano la verità più grande e ignorata dall’umanità di oggi: che siamo scemi a parlare di Natura per indicare i boschi il verde gli animali, in contrapposizione alle città ai centri commerciali alle fabbriche e a noi: la Natura è tutto quanto, e noi ne facciamo parte insieme ai cervi ai lupi agli squali alle meduse ai funghi e al muschio, una cosa smisurata e unica, come il canto del verdone che si impasta coi gorgheggi di Claudio Villa e Julio Iglesias. Secondo me è da qui che nasce il problema, e tutte le schifezze che facciamo al pianeta. Dal considerarci separati, diversi, ospiti in una casa dove siamo entrati in punta di piedi ma col tempo abbiamo preso tanta confidenza, troppa, fino a diventare molesti e senza vergogna, lanciando via i piatti dalle finestre, spaccando le sedie e facendo pipì sul tappeto. Invece no, noi non siamo ospiti della Natura, noi siamo la Natura.

«Uno che sporca il mondo è come uno che se la fa nelle mutande»

Questo diceva il mio babbo, quando mi portava a pesca e mi insegnava a non lasciare mai nemmeno una carta di caramella lungo il fiume, perché «uno che sporca il mondo, è come uno che se la fa apposta nelle mutande». E intanto mi insegnava pure a fischiare. Tornavamo a casa nello stretto della sua Ape, che è perfetta perché nel suo abitacolo magico il suono ti torna alle orecchie come in un piccolo auditorium viaggiante, lui fischiava e io provavo a stargli dietro. Come quando impari ad andare in bici, che ti spingono e ti dicono che ce la puoi fare, fino al giorno che ce la puoi fare veramente, allora ti tolgono le rotelline e via. E tu cadi, cadi e ancora cadi, però alla fine impari a filare con le tue forze. Allo stesso modo il babbo un pomeriggio ha smesso di fischiare, e io sono riuscito a partire da solo riempiendo il cielo di note, libero di dare una musica alle mie emozioni.

Il fischio non sa mentire

Fischiare infatti è tirare fuori con la melodia quel che senti dentro, ascoltarlo e capirlo meglio. C’è chi ci prova andando dallo psicologo, chi va a confessarsi, ma sono modi tortuosi e penitenziali per trasformare in problema una cosa semplice. A noi piace tanto, complicarci la vita fino a sciuparla, è il nostro hobby preferito. Così siamo riusciti a inventarci che fischiare non va bene, perché è maleducato, inopportuno, non elegante. In certe culture il fischio è un tabù, è vietato alle donne, o è considerato la voce del Diavolo, come un tempo alle elementari proibivano ai bimbi mancini di scrivere con la sinistra, che era la mano delle cattive azioni, e con la destra li riempivano di mazzate. Quante stupidaggini facciamo per rovinarci la vita, e quante parole ci inventiamo per far brillare queste stupidaggini come fossero oro e pietre preziose. Il fischio no, non usa le parole. Il fischio non sa mentire. Arriva dal profondo, dal respiro, dall’anima, da qualcosa che nonostante tutte le nostre sofisticazioni ancora selvaggiamente palpita dentro di noi, e ci ricorda quanto può essere melodioso, soave e intenso, essere noi stessi. E così, fischiando liberi come gli uccelli, rischiamo di imparare a volare.

30 agosto 2020 (modifica il 30 agosto 2020 | 22:20)

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