“Fantozzi”, la prima volta del ragionier Ugo e la contessa ispirata a Marta Marzotto stasera in tv

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La signora Pina compone il numero, e con un riguardo reverenziale comunica alla centralinista della solenne Megaditta che non ha notizie del marito da ben 18 giorni. “Buongiorno, mi scusi se mi permetto di disturbare signorina. Parlo con lo spettabile centralino della illustre società ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica?“. La saga del ragionier Ugo Fantozzi, modesto impiegato, oberato da infami vicissitudini tra i colleghi di lavoro, la moglie e la figlia Mariangela, si aggrava: rimane murato per sbaglio nei vecchi gabinetti dell’azienda. Lui, la canottiera trash come mantello di Superman: “Fantozzi” stasera in tv, ‘Non è mai una giornata come tutte le altre…’ 

“Per arrivare a timbrare il cartellino d’entrata alle 8 e 30 precise, Fantozzi, sedici anni fa, cominciò col mettere la sveglia alle 6 e un quarto: oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7:51… vale a dire al limite delle possibilità umane! Tutto è calcolato sul filo dei secondi..”. Servile ma umiliato, una nuvola nera incombe sulla sua testa; poche possibilità di riscatto per un disagiato disumano. Ma terribilmente umano! Tre secondi per bere il caffè: ‘Sveglia e caffè | barba e bidè‘ dice in rima la canzone.

La prima volta alla Fantozzi

La misura cinematografica ci ha imposto una dimensione apertamente surreale“. Parlava così Luciano Salce del suo “Fantozzi “, film del 1975. Paolo Villaggio sarà così molto più simile ai personaggi di certi disegni animati americani che a quelli della cosiddetta commedia all’italiana. “L’indole sprovveduta, quell’immunità fisica e spirituale che deriva dalla sua congenita inconsapevolezza fanno pensare al gatto Silvestro..” Lo stesso Villaggio racconta che ha passato un periodo della sua vita a Londra a guardare cartoon, classici dell’animazione, maturando quella concezione delle gag “meccaniche” tipiche cartoonesche, che saranno molto presenti nei film.

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È il film capostipite della saga con protagonista il ragionier Ugo Fantozzi: ideato e interpretato da Paolo Villaggio, che fa diventare celluloide il proprio romanzo “Fantozzi” (uscito nel ‘71). Fu selezionato tra i 100 film italiani da salvare. Per la sua interpretazione nel film, Anna Mazzamauro fu candidata nel 1976 ai Nastri d’argento per la migliore attrice non protagonista. L’unica distrazione sul lavoro, nell’enorme palazzone della Regione Lazio all’Eur, il crocifisso con la scritta INPS che ti guardava dall’alto, è la signorina Silvani. Eletta per due volte consecutive “Miss IV Piano”; Fantozzi la corteggiava disperatamente da 7 anni. Ma l’occasione si presentò il giorno del funerale della madre del Megadirettore Naturale Conte Lamberti. “Fantozzi era nel pallone più completo: mani due spugne, salivazione azzerata, manie di persecuzione, miraggi!” I versi che recita alla signorina hanno molto di poetico e poco da sprovveduto: “chi vuol esser lieto sia / che tanto di domani non c’è certezza”. La “canzone di Bacco” scritta da Lorenzo De’ Medici: che Fantozzi definisce come “una sua cosettina giovanile”.

Batti-nebbia

La vigilia di Natale, su nell’Olimpo del 18° piano, i Megadirettori Naturali e Laterali si scambiano strenne faraoniche: panettoni d’oro con zaffiri e ametiste al posto dei canditi, e brindano con champagne riserva 1612“. Seguirà l’appuntamento immancabile all’annuale sfida calcistica fra scapoli e ammogliati, teatro dell’indigesta i campetti di periferia. E come non ricordare la partita a tennis con Filini: “Filini fissò il campo da tennis per la domenica più rigida dell’anno, dalle sei alle sette antelucane. Tutte le altre ore, man mano che si avvicinava il mezzogiorno, erano occupate da giocatori di casta sempre più elevata“.

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L’abbigliamento di gara è il tocco di classe del film “Fantozzi” stasera in tv: “Filini, gonnellino pantalone bianco di una sua zia ricca, maglietta Lacoste pure bianca, scarpa da passeggio di cuoio grasso, calza scozzese e giarrettiere; doppia racchettina Liberty da volano. Fantozzi, maglietta della GIL, mutanda ascellare penosamente aperta sul davanti e chiusa pietosamente con uno spillo da balia, grosso racchettone 1912, elegante visiera verde con la scritta “Casinò Municipale di Saint Vincent“. “Allora ragioniere, che fa, batti?”. Fantozzi: “Ma come ragioniere, mi dà del tu?”. “No, intendevo, batti lei”. “Ah congiuntivo”. Uno squarcio universale di sole nella nebbia.

Com’è umano lei

In questo primo capitolo, Salce volle una fotografia “tutta colorata come Il corriere dei piccoli”. “Fantozzi”, all’insaputa di tutti, sarà leggenda. Regalerà alla storia del cinema delle irripetibili scene, delle gag da antologia, il lessico fantozziano si stava generando: l’orchestra del Maestro Canello, i ripetuti “coglionazzo” nella sfida a biliardo con il nuovo direttore Catellani (un fantastico Umberto D’Orsi), la sveglia calcolata col maledetto caffè della Pina, la poltrona in pelle umana, il campeggio con Filini, Pierugo e la cena al ristorante giapponese. La vacanza a Courmayeu, con la mitica Autobianchi Bianchina Quattroposti del 1962, guidata dal ragioniere, e l’auto del Geom. Calboni, una Fiat 124 Sport Spider del 1967. Memorabile Fantozzi che si ubriaca salutando tutti gli imprenditori dell’alcool…

Paolo Villaggio dichiarò in un’intervista che la scena in cui Fantozzi prova a prendere l’autobus al volo, era piaciuta tanto ai grandi Mel Brooks Marty Feldman. La colonna sonora del maestro Frizzi, Franco Bixio e Vince Tempera farà storia in questo primo “Fantozzi” stasera in tv. In una intervista su Dagospia, Marta Marzotto rivelò che il personaggio della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, è stato concepito pensando proprio a lei, ex-mondina, figlia di un casellante, e regina dei salotti. “In famiglia lo sapevano e ridevano“, diceva Marta con la sua ironia, la più nobile delle sue doti. All’origine, questo primo film della saga, doveva essere girato nel 1973, e a dirigerlo non doveva esserci Salce ma Salvatore Samperi. Ma il progetto si abbandonò perchè si temeva un insuccesso. Nessuno sapeva di quell’essere, il primo veramente ‘fantozziano’, dall’imperfezione resa immortale.

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Federica De Candia. Seguici sempre su MMI e Metropolitan Cinema!

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