Fedez contro la censura… a giorni alterni!

In molti ricorderanno la performance a favore di telecamera di Fedez quando, in occasione dello scorso Concerto del Primo Maggio, egli affermava di essere stato censurato dalla RAI.

Molto ci sarebbe da dire sul conformismo camuffato da coraggio sociale o da ribellismo che anima le azioni di una fetta più che consistente degli animatori del mondo della musica e dello spettacolo, e ci limitiamo qui a riportare le parole di un noto ed apprezzato giornalista come Federico Rampini che in una recente intervista afferma testualmente:

“Quando le celebrity milionarie dello sport o del cinema o della pop-music abbracciano le cause progressiste, fanno più male che bene. I media adorano questi pronunciamenti, il popolo diffida di chi pretende di difenderlo ma vive nella stratosfera. E smettiamola di dire che sono gesti coraggiosi quando l’establishment li sostiene: di quando in qua è coraggioso il conformismo?”

Federico Rampini

…Ad ogni modo, anche qualora si vogliano prendere acriticamente per buone le accuse del Fedez di turno, vi è un dato che è impossibile non vivere come stridente: come è che la quella censura contro la quale ci si scaglia con tanta foga, fatalmente sia la stessa che o si invoca o si fa finta di non vedere tutte quelle volte che non tocca i diretti interessati o certe tematiche ritenute “sensibili” (e convenienti, aggiungiamo…)?

Quale credibilità ha una persona che intraprende una lotta per la libertà di espressione così arbitraria e censoria?

Ce lo chiediamo perché, anche nelle ore in cui scriviamo, è in atto una stretta censoria su tutte le maggiori piattaforme social presenti sul web: da Facebook, a Twitter a Youtube sembra una gara a chi è più zelante nel rimuovere qualsiasi pensiero che osi distaccarsi dalla narrazione ufficiale. Senza una spiegazione, senza la possibilità di controbattere. E anche in barba alle varie “policy”, che pure prevedono blocchi, ban e cancellazioni solo in condizioni ben meno contraddittorie (incitazioni alla violenza di vario tipo, etc…).

Canali di controinformazione seguiti da centinaia di migliaia, tavolta milioni di spettatori, hanno visto rimosso il lavoro di anni da un momento all’altro. Una pratica che dovrebbe far inorridire qualsiasi artista davvero innamorato della Libertà e della Democrazia.

Invece a trionfare è – bene che vada – il silenzio. Si dimentica il dialogo, il confronto, la confutazione, tre momenti dialettici imprescindibili del consesso umano.

Ci si trincera spesso dietro alla non argomentazione secondo cui Facebook e le altre piattaforme in quanto privati possono liberamente stabilire le loro regole, dimenticando però che tali colossi dovrebbero sottostare alle leggi degli stati dove operano (e lucrano). Un paradosso pericoloso che, se accettato, non solo apre alla strada ad una stretta censoria sempre più evidente, ma fa passare il principio secondo cui è una Finanza immateriale a tenere le sorti delle democrazie occidentali e non le Costituzioni di cui i vari stati si sono dotate.

Sarebbe bello vedere nel mondo della Musica e dello Spettacolo una bella e sonora levata di scudi contro queste dinamiche, ma per ora sembra proprio di essere ancorati ad una idea di libertà di espressione a giorni alterni…

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