Fisco e tasse. L’opinione di Guido Sapelli sulle proposte delle coalizioni

Una buona fetta della campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre si gioca intorno al tema tasse e fisco. Ridurre, limare, riorientare e cambiare il sistema fiscale sembra essere uno dei cardini dei partiti siano essi di centro destra o di centro sinistra. Del resto proprio il tema Fisco è destinato a rimanere insoluto nel quadro dell’esperienza del Governo guidato da Mario Draghi visto che la legge delega fiscale non è stata approvata dal Senato prima dell’estate e i tempi per inserire un tale quadro normativo all’interno dei cosiddetti lavori correnti sono davvero stretti.

E così centro destra, centro sinistra e centro si sfidano a colpi di proclami in tema tasse e fisco.

Le proposte del centrodestra

Il programma sottoscritto da Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Fratelli d’Italia riporta al centro uno dei grandi cavalli di battaglia del centrodestra ovvero la flat tax. Come spiega il Professor Giulio Sapelli, economista e docente universitario a Panorama.it “La flat tax è una proposta di legge che interessa soprattutto le attività produttive perché è una proposta che mira a abbassare i costi della tassazione”

La proposta sottoscritta dal centrodestra è quella di elevare a 100.000 euro (rispetto agli attuali 65.000) il tetto per beneficiare dell’aliquota unica del 15% per le partite Iva. Si parla poi di “flat tax incrementale”: cioè dell’applicazione della tassa piatta – si legge nel programma – “sull’incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti, con la prospettiva di un ulteriore ampliamento per famiglie e imprese”. Questo siglifica che se rispetto al reddito dichiarato l’anno precedente si sono guadagnati, per esempio, 10.000 euro un più su quei 10.000 euro non si applicherebbe la classica Irpef al 35%, ma la flat tax con la prospettiva di allargare forma fiscale a tutti i contribuenti.

Secondo Sapelli “la flat tax che viene portata avanti dal centro destra in maniera farraginosa e poco chiara. L’unica persona che al momento mi sembra che abbia avanzato una proposta organica è stato l’ex Ministro Tremonti che penso potrebbe prepararsi di nuovo a fare il Ministro se il centro destra vincerà le elezioni. Si tratta di una proposta strutturata che mira alla riduzione delle aliquote, all’unificazione dei codici fiscali e soprattutto alla riforma della burocrazia. Noi non possiamo continuare a avere così tante forme di tassazione tutte insieme. Ogni giorno un’azienda dovrebbe affrontare un provvedimento e le piccole e medie imprese non hanno un dipartimento dedicato al pagamento delle tasse come accade invece per le grandi imprese e questo danneggia l’intero comporta. Non si può pensare di agire sulle tasse se non si aggredisce il complesso”

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Sempre in tema di tasse e fisco il centrodestra propone, inoltre, un nuovo saldo e stralcio sulle cartelle esattoriali; misure di sostegno alle imprese che assumono; la riduzione dell’Iva su beni energetici, di prima necessità e per l’infanzia; un conto unico per la pubblica amministrazione; la detassazione del welfare aziendale; la riduzione del carico fiscale sulle assunzioni di donne, giovani e disabili e conferma del superbonus del 110%.

Il Professor Sapelli ritiene che, al netto della proposta di riduzione dell’Iva ventilata dall’alleanza di centrodestro non si sia fatto abbastanza in merito all’imposta sul valore aggiunto. “E’ stupefacente che nessuno abbia fatto una proposta concreta sull’Iva che diventerà l’elemento più importante se vogliamo affrontare la crisi dei consumi che si attende nel prossimo futuro”

Le proposte del centrosinistra

Se il centrodestra strizza l’occhio a autonomi e partite Iva confermando l’attenzione rivolta nei confronti del proprio elettorato storico il centrosinistra fa lo stesso guardando agli interessi di lavoratori dipendenti e ceti medio bassi. Sebbene ancora il centrosinistra non abbia sottoscritto un programma comune il cavallo di battaglia è sempre lo stesso ovvero in taglio del cuneo fiscale con la riduzione del carico Irpef per i ceti meno abbienti

“Il taglio del cuneo fiscale – precisa Sapelli – resta un tema bipartisan perché tutti sono ormai convinti che la riduzione del costo del lavoro sia fondamentale anche se nessuno ha centrato il punto ovvero la difesa dei doveri di contribuzione pensionistica. Se questo non viene messo in atto l’intero progetto finisce per danneggiare i lavoratori che si vedono privati della copertura pensionistica.

Al taglio del cuneo l’alleanza Pd-Verdi-Si aggiunge la tassa patrimoniale voluta dal segretario Pd Enrico Letta.

“Non si capisce molto – aggiunge il Professore – dalla proposta di Enrico Letta in merito alla patrimoniale, una proposta economicamente stravagante almeno in merito alle sue giustificazioni – per dare un ennesimo bonus alle nuove generazioni. Da un punto di vista economico è una proposta che non sta nè in cielo nè in terra perché piuttosto che dare un ennesimo bonus ai giovani forse sarebbe stato meglio fare una politica più decisa per gli assegni di studio, per il diritto all’istruzione e all’apprendistato. Questa non può essere una riforma realistica”

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A vantaggio dei giovani si parla di totale decontribuzione delle assunzioni stabili degli under 35 e una dote di 10 mila euro, al compimento dei 18 anni e sulla base dell’Isee, per le spese relative a casa, istruzione e all’avvio di un’attività lavorativa. La dote sarà finanziata con l’aumento dell’imposta su successioni e donazioni oltre i 5 milioni di euro, ovvero una tassa patrimoniale. Per le imprese si propone il superamento dell’Irap e la rimodulazione dell’Ires.

A favore delle piccole e medie imprese si ragiona sull’autoliquidazione mensile delle imposte al posto del saldo-acconto. Si parla poi di investimenti green, politiche a favore della cosiddetta Transizione 4.0; fiscalità agevolata per le imprese che si comportano in maniera sostenibile e la progressiva riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente. Il centrosinistra, inoltre, si propone di continuare sulla strada intrapresa dal Governo Draghi in merito alla lotta all’evasione potenziando la tracciabilità dei pagamenti.

Le proposte del centro

Azione di Carlo Calenda e Italia viva di Matteo Renzi propongono di spostare la tassazione dal lavoro alle transazioni digitali, tagliando di 2 punti di Pil (36 miliardi) l’Irap e l’Irpef sui redditi medio bassi. Inoltre, i giovani fino a 25 anni dovrebbero pagare zero tasse e quelli tra 26 e 30 anni tasse dimezzate, secondo il partito di Calenda. Si parla inoltre di potenziare l’assegno unico sui figli a carico. Nell’agenda elettorale del centro si vuole arrivare al superamento dell’Irap per le imprese e all’abbattimento dell’Ires per i primi 5 anni per le aziende che si fondono, così da incentivarne la crescita.

Le proposte del Movimento 5 Stelle

Quel che resta del Movimento 5 Stelle in materia di tasse e Fisco porta avanti i suoi cavalli rimasti in battaglia ovvero il reddito di cittadinanza e il superbonus al 100%. Conte e i suoi, inoltre, vorrebbero reintrodurre il cashback sui pagamenti digitali e rendere strutturale il meccanismo della cessione del credito.

Quello che però, secondo Sapelli, è il male più grande di questa campagna elettorale è la superficialità con la quale si sta affrontando il tema economico da parte di tutti i partiti

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“Quello che sento è una grande indeterminatezza – ammette l’economista – poco approfondimento e soprattutto una battaglia ideologica da parte di tutti i partiti soprattutto su un tema così delicato come quello dell’economia e del Fisco. Si sarebbe dovuto lavorare su proposte più condivise e tecnicamente sostenute da fatti e invece nessuno ha fatto questo ed è una grande carenza da parte di tutti i partiti”.

“La campagna elettorale in tema di Fisco e tasse è tanto determinante nella sua indeterminatezza. E’ determinante perché ormai c’è un’impostazione leaderistica alla vita partitica. Un tempo esistevano dei partiti che avevano dei dipartimenti di economia dove sedeva personale qualificato come funzionari, professori universitari, consulenti che elaboravano dei programmi che avevano un senso e una giustificazione tecnica ed economica; adesso i partiti non esistono più e non ci sono dei leader ma dei capi che hanno dei singoli esperti che talvolta consultano. Si cade nell’indeterminatezza dell’ideologia proprio perché non si ha più uno staff di persone che condividono una comunità di destino e che propongono una politica economica”.

“Noi – aggiunge – stiamo andando verso un’enorme emissione di moneta da parte della Banca Centrale Europea con un pericolo di bolla spaventosa e questo perché – oltre all’Italia – è ormai tendenza comune quella di accumulare debito pubblico. In questo senso i nostri partiti fanno un po’ ridere rispetto alla crisi che sta avanzando del debito pubblico mondiale che rischia di mettere in ginocchio l’intero mondo occidentale.

Secondo Sapelli, infine, esiste un errore che nessun partito dovrebbe permettersi di fare

“L’errore politico peggiore di questa campagna elettorale sarebbe la minaccia di fare una patrimoniale. Per l’Italia potrebbe essere l’esequia della sua stessa collocazione nei mercati mondiali. Potrebbe favorire ancor più di quel che avviene una fuga dei capitali e questa è una cosa che né a destra né a sinistra si tiene a mente. Bisogna evitare che si diffonda l’idea che noi vogliamo fare una patrimoniale perché questo è il pericolo cruciale che l’Italia corre perché siamo già adesso un paese sottoposto ai rischi della speculazione e non possiamo permetterci di perdere ulteriore popolarità”.

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