Fisco, Salvini si ribella a Draghi

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Dieci articoli per revisionare il sistema fiscale italiano. Sono i punti della legge delega al governo, approvato dal Consiglio dei ministri. L’obiettivo è stimolare la crescita economica aumentando l’efficienza del regime di tassazione. Si va dal graduale superamento dell’Irap a una revisione dell’irpef, da interventi sulle norme del catasto alla razionalizzazione dell’Iva. Eliminare micro-tributi, preservare la progressività del sistema tributario, ridurre evasione ed elusione fiscale sono alcuni dei punti fermi. Previsto anche un riordino del sistema di detrazioni e deduzioni. Tuttavia, è sulla modernizzazione del catasto, al centro della protesta della Lega, che si è sollevata una bufera.

I ministri della Lega non hanno preso parte alla riunione del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla delega fiscale che contiene anche la riforma del catasto. «Per noi la riforma del catasto in questo modo non va bene», ha spiegato Massimo Bitonci, capogruppo della Lega in commissione Bilancio della Camera. Il Carroccio ha chiesto approfondimenti sulla riforma. «Le rendite catastali restano invariate», ha messo le mani avanti il presidente del consiglio, Mario Draghi. «È un’operazione di trasparenza ma non cambia assolutamente l’imposizione fiscale sulle case e sui terreni», ha spiegato. «È molto importante dirlo perché nei giorni scorsi si è teso a confondere. Una decisione è costituire una base di decisione adeguata, e ci vorranno cinque anni», un’altra «decisione è cambiare le tasse. Noi la seconda decisione non l’abbiamo presa. Solo nel 2026 se ne riparlerà». L’abbandono del Consiglio dei ministri da parte della Lega? «Matteo Salvini ci spiegherà», ha detto Draghi. Il capo delegazione Pd al governo, Andrea Orlando, ha posto in Consiglio dei ministri il tema dell’assenza di ministri leghisti al varo della delega fiscale. Il segretario del Pd, Enrico Letta, ha convocato al Nazareno i ministri del Pd, con i capogruppo e i vicesegretari per valutare lo strappo del Carroccio.

Un problema di metodo e uno di merito. Matteo Salvini ha spiegato così la decisione della Lega di non partecipare al Consiglio dei ministri. Sul metodo «i ministri della Lega non possono avere in mano un documento così importante alle 13.30 per discuterlo alle 14, non stiamo parlando dell’oroscopo», ha attaccato Salvini, «ma della legge delega sulla riforma fiscale. Non è possibile avere mezz’ora di tempo per esaminare il futuro degli italiani». Nel merito, «il non voto della Lega alla delega fiscale è perché non contiene quello che c’era negli accordi». «C’è un’ipotesi di aumento delle tasse che la Lega non avalla», ha tagliato corto Salvini. «La cosa curiosa è che i nostri ministri, che hanno fatto la scelta di non partecipare da me assolutamente condivisa, mi dicevamo che nei corridoi tutti gli altri ministri di tutti gli altri partiti dicevano “avete ragione”. Poi però per ipocrisia o per paura si china il capo e si alza la manina. Quando c’è di mezzo il portafoglio, lo stipendio e la casa degli italiani, noi non chiniamo il capo»

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