Follia M5s : il reddito di cittadinanza è un flop ma Conte vuole rafforzarlo

Giusto oggi il Sole 24 Ore ha scodellato un report su cui vale la pena soffermarsi a riflettere. Si tratta del resoconto degli ultimi sforzi della Finanza per andare a stanare i furbetti del reddito di cittadinanza. Nonostante in passato siano abbondati i percettori che intascavano l’assegno senza averne alcun diritto, questo malcostume non solo non si è attenuato ma ha addirittura continuato a dilagare in tutto il Paese. Prendiamo gli ultimi due mesi (giugno e luglio): sono stati stanati ben 235 abusivi e recuperati oltre 2,6 milioni di euro. Di chi si tratta? C’è davvero di tutto. Immigrati arrivati da poco in Italia, falsi poveri che vivono nei campi rom, delinquenti di ogni risma, anche alcuni detenuti.

Nulla di nuovo sotto il sole, per carità. Lungo il litorale romano, qualche giorno fa, sono state sorprese alcune persone a pagare i bagni con i soldi del reddito. L’indignazione generale è durata un soffio. È, infatti, ormai chiaro ai più che la misura, nata per creare lavoro, non solo non è riuscita ad abbattere il tasso di disoccupazione ma si è rivelata uno sperpero di denaro pubblico. Soltanto i Cinque Stelle sembrano non aver capito l’inutilità e i danni creati dal reddito minimo. Con lo spirito sono rimasti ancora sul balcone di Palazzo Chigi a urlare “Abbiamo abolito la povertà!”. Ve li ricordate? C’erano Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede, Danilo Toninelli… no, non è una barzelletta. O poco ci manca. Si erano affacciati sventolando bandiere e striscioni. Una festa grande. Con loro c’erano, tra gli altri, anche Riccardo Fraccaro, Barbara Lezzi e Sergio Costa. Alcuni di questi sono evaporati via dal movimento. Ma l’idea (disastrosa) dell’assegno a vita per starsene in panciolle sul divano di casa no, quella è tuttora ben ancorata nei cuori dei seguaci di Beppe Grillo. Tanto che nel programma presentato oggi, al settimo punto del capitolo “Dalla parte dei lavoratori e del welfare: per una vita degna e senza precarietà”, troviamo – guarda un po’ – il “rafforzamento del reddito di cittadinanza”.

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Rafforzamento, dunque. Non revisione, non ridimensionamento, non limatura. Rafforzamento. Eh sì che, per capire che sarebbe meglio non insistere nell’errore, a Giuseppe Conte sarebbe bastato andarsi a vedere tutto il marcio scoperto dalla Guardia di Finanza (290 milioni di euro frodati e oltre 29mila furbetti in soli 17 mesi, dal gennaio 2021 al maggio 2022) o a leggersi il report Inps sul triennio 2019-2021 (a fronte dei 26 miliardi di euro spesi il 70% di chi aveva iniziato a percepirlo ad aprile 2019 lo inacassava ancora alla fine del 2021). La verità è che ai Cinque Stelle non interessa farlo. Il reddito di cittadinanza non è mai servito ad abolire la povertà né a creare lavoro ma solo a generare consensi per i Cinque Stelle. Un meccanismo malsano pagato a caro prezzo dalle casse dello Stato, e quindi da noi tutti.

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