Forse va a casa il governo delle armi, il più dannoso della Repubblica. Speriamo

Dopo l’uscita di scena del leader più atlantista, Boris Johnson, si prepara finalmente a fsre le valige anche il secondo in inchini a Washington, Mario Draghi. Lascerà un paese malmesso con inflazione e pandemia che avanzano in modo preoccupante e con la prispettiva di dover razionare il gas nel prossimo inverno, proprio a causa di un ottuso atlantismo che ci ha spinto ad armare l’Ucraina e distruggere ogni rappotto con la Russia, invece di spingere i die paesi a un negoziato onorevole per entrambi. Per non parlare dello sblocco dei licenziamenti e del rinvio sine die di una legge sulla cittadinanza…

Alla politica si chiede un cambio di passo per “entrare in una fase di governo differente”, spiega il M5s che non parteciperà al voto sul dl aiuti determinando auspicabilmente la crisi del governo Draghi.
La posizione del Movimento è stata confermata da Giuseppe Conte ai parlamentari pentastellati. Il documento presentato al Governo, ha spiegato il leader, non è stato un mettere delle “bandierine” ma “un contributo serio” alle richieste del Paese. Dunque
M5s si dice “disponibile al dialogo” ma rifiuta “cambiali bianco” a Mario Draghi, cui da atto di avere “riconosciuto la fondatezza delle nostre tesi”, anche se lo avverte che “non bastano le dichiarazioni di intenti”.

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Per Conte, il documento presentato al governo non serviva a piantare delle “bandierine” ma era “un contributo serio” alle richieste del Paese, “esprime e interpreta il momento drammatico” per la crisi in corso. “Però è evidente che la fase che stiamo attraversando non può accontentarsi di dichiarazioni di intenti, impegni autorevolmente assunti, occorrono concrete misure perché i cittadini possano sentire nelle loro tasche gli effetti di queste”.

Quindi insiste: M5s “non è il partito dei no ma dei tanti sì”.
“Se oggi otto milioni di famiglie sbarca il lunario ogni mese lo si deve al Reddito di cittadinanza che qualcuno vuole smantellare e che come abbiamo chiarito al presidente Draghi non permetteremo venga smantellato”, ha spiegato Conte. “In questa fase qual il compito di una forza politica responsabile: tacere?” O “denunciare” affinche’ vengano “prese misure strutturali?”. “Chiediamo alla politca di entrare in una fase di governo differente”.

“Chi si straccia le vesti e lancia strali, attribuendo giudizi di responsabilità a destra e a manca deve guardare nel suo cortile e deve interrogarsi se sono stati loro responsabili di questa situazione”. ha concluso Conte dopo aver premesso: “Invito tutte le forze politiche a maneggiare con cura il concetto di responsabilità”.

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Non c’è una alternativa a questa maggioranza di governo, “per me non c’e’ un governo senza M5S, né c’è un governo Draghi”. Queste le parole pronunciate ieri dal presidente del Consiglio, al termine dell’incontro con i sindacati. Ed è la linea che ogni probabilità Mario Draghi manterrà anche dopo che l’annuncio del M5S di non votare la fiducia al Senato sul Dl Aiuti, si tradurrà in pratica con l’uscita dei parlamentari pentastellati dall’aula di palazzo Madama.

È molto probabile che il premier, subito dopo il voto del Senato (che comunque confermerà la fiducia al governo e il via libera al provvedimento, anche se senza i voti del M5S), andrà dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per riferire della situazione della maggioranza.

La linea di Draghi sarebbe quella di non procedere con la ricerca di una nuova maggioranza parlamentare e, dopo la decisione di Giuseppe Conte, di concludere quindi l’esperienza di governo. Alla domanda dei cronisti che ieri chiedevano di un eventuale ritorno alle Camere in caso di defezione del M5S, Draghi aveva risposto: “Su questo dovete chiedere al presidente Mattarella”.

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Il colloquio con il capo dello Stato sarà quindi determinante per capire quali saranno le sorti dell’esecutivo e la tempistica di una eventuale crisi.

Fonte: AGI

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