Forza Italia: ancora nuovi addii, in molti ora guardano al Fronte repubblicano

Berlusconi

La decisione di Forza Italia di non votare la fiducia al governo guidato da Mario Draghi, se da un lato sembra aver ricompattato lo schieramento di centrodestra in vista delle elezioni Politiche del prossimo 25 settembre, dall’altro continua ad avere strascichi politici all’interno del partito di Silvio Berlusconi. Molti azzurri, infatti, sono rimasti più che sorpresi dalla decisione del Cavaliere di seguire la linea dettata dall’alleato Matteo Salvini. Risultato: dopo gli addii eccellenti dei giorni scorsi, Forza Italia continua a perdere pezzi.

Le ultime, in ordine di tempo, a sbattere la porta e a lasciare il partito sono state le deputate Anna Lisa Baroni e Giusy Versace. Simili le motivazioni dietro entrambe le scelte. Baroni, approdata nel gruppo Misto di Montecitorio, ha spiegato di “non riconoscersi più” in un partito che ormai da tempo “insegue Salvini e il suo populismo”. Dunque, questa l’analisi, in Forza Italia “non c’è più spazio per i moderati”. Concetto già espresso dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini. Di tenore analogo le considerazioni della campionessa paralimpica Versace, secondo cui non votando la fiducia all’esecutivo Draghi “abbiamo perso l’opportunità di differenziarci ancora una volta come forza responsabile: era nostro dovere garantire stabilità al Paese e continuità a questo governo che ben stava lavorando”. Mai, la chiosa amara della parlamentare, “avrei immaginato di terminare questa legislatura con tale amarezza e delusione”.

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Nei giorni scorsi avevano già abbandonato un altro deputato, Roberto Caon – anche lui passato al gruppo Misto della Camera -, che senza mezze parole ha parlato di Forza Italia ridotta “ad una costola del più becero populismo illiberale, razzista e qualunquista”, ed il senatore Andrea Cangini, che già in Aula a palazzo Madama al momento del voto di fiducia sulle comunicazioni del premier era intervenuto in dissenso dal gruppo.

Defezioni a cui, secondo molti commentatori, ne seguiranno a stretto giro altre, che vanno ad aggiungersi agli addii eccezionali di Gelmini e del titolare della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta: quest’ultimo, ieri, in un’intervista su Rai3 non ha nascosto la propria amarezza per questo strappo avvenuto dopo 28 anni passati nel partito. Uno strappo, secondo il ministro, consumatosi anche sul piano personale: “Con Berlusconi – ha osservato – si è rotto qualcosa. Come gli amori, quando si rompe qualcosa non si ricuce più”. L’esponente dell’esecutivo si è detto, poi, dispiaciuto per le invettive personali ricevute: “E’ una vita che vengo violentato per la mia altezza, ho sofferto e continuo a soffrire”, ha scandito Brunetta rivolgendosi direttamente alla compagna di Berlusconi, Marta Fascina, la quale nei giorni scorsi aveva pubblicato una storia su Instagram con la scritta “Roma non premia i traditori”, con la colonna sonora di “Un giudice”, la canzone di Fabrizio De André che narra le vicende di un nano. Dal punto di vista politico, invece, nell’intervista di ieri, il ministro Brunetta ha lasciato alcuni indizi sulla sua futura collocazione politica: “Il mio sogno è avere questa Unione repubblicana che metta l’agenda Draghi nel suo programma”.

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Una posizione, a quanto sembra, molto vicina a quella di Carlo Calenda e di Più Europa che proprio questa mattina, insieme al fuoriuscito da Forza Italia Cangini, hanno presentato il loro manifesto per il Fronte repubblicano in vista delle consultazioni generali del prossimo 25 settembre. Non un programma elettorale, ma “un tentativo di mettere per iscritto una serie di punti su cui invitare alla riflessione le altre forze politiche”, ha sottolineato la senatrice di Più Europa, Emma Bonino. Il tutto partendo dall’agenda Draghi.

Idea che piace molto alla stessa Gelmini, che in uno scambio di battute su Twitter con Calenda ha mostrato il proprio interesse: “Ho letto il manifesto di Azione. Europeismo e atlantismo, infrastrutture, Pnrr, Industria 4.0, revisione del reddito di cittadinanza. È l’agenda Draghi ed è quello che serve all’Italia. Carlo Calenda io ci sono, vediamoci”. “Con grande piacere”, la risposta immediata del segretario di Azione. Resta ora da capire se di questo Fronte repubblicano, precluso a tutte le forze politiche che “hanno fatto cadere Draghi”, farà parte anche il terzo ministro a prendere le distanze dalla posizione di Forza Italia. Mara Carfagna, infatti, si è presa qualche giorno di riflessione, anche se la responsabile per i rapporti con gli alleati di Forza Italia, Licia Ronzulli, si è detta convinta della permanenza nel partito della titolare del dicastero per il Sud e la Coesione territoriale.

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