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Francesca Frezza, la madre di Nina: «Il calvario di mia figlia per il batterio killer citrobacter. Nell’ospedale di Verona condizioni igieniche allarmanti»

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La mia Nina ha sofferto in modo indicibile. Il citrobacter si preso di lei tutto quello che ha potuto. E loro l’hanno intubata, volevano operarla, non hanno mai usato cure compassionevoli, nessuna terapia del dolore. Una sera, prima di portarla via da l, sono uscita a camminare per un’ora sotto la pioggia per calmarmi. La piccola era al limite delle forze. Poi finalmente sono riuscita a portarla via, al Gaslini di Genova. Ha passato i suoi ultimi giorni in un hospice, serena. Se n’ andata senza urlare di dolore.
Quando dice l, Francesca Frezza – professione biologa – intende l’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento, a Verona, il centro nascite pi importante del Veneto (3500 parti l’anno) che il 12 giugno scorso stato costretto a chiudere per sbarrare la strada al batterio che ha ucciso sua figlia, nata l’11 aprile e morta il 18 novembre del 2019.

La riapertura dopo la sanificazione

Marted 1 settembre si riapre tutto dopo la sanificazione. Si torna a nascere a Verona. Ma per Francesca quel luogo sar per sempre legato al dolore dei suoi mesi al capezzale di Nina. Sono biologa e quando i test genetici hanno stabilito che era citrobacter ho chiesto subito se c’erano altri casi, ma loro parlavano di caso isolato. Ho filmati e prove di condizioni igieniche a dir poco preoccupanti, nel reparto di Terapia intensiva in cui era mia figlia. L’infezione che ha attaccato il cervello non le dava scampo, io continuavo a ripetere che non avrei voluto una vita da vegetale per lei. Ma loro niente: volevano operarla per stabilizzarla. Sono arrivati a dirmi: “magari poi la pu dare in adozione”. Ho raccontato tutto a verbale, l’altro giorno.
Francesca stata sentita per cinque ore in Procura, a Verona, dove stata aperta un’inchiesta (per ora non ci sono indagati, sono quattro le querele e altre due in arrivo). Si cercher di capire (lo sta facendo anche una commissione di esperti voluta dal governatore Zaia) che cosa ha favorito il batterio killer, a partire dalle condizioni igieniche della Terapia intensiva neonatale e, se si poteva intervenire prima del 12 giugno per chiudere tutto e sanificare.
Quando la mia storia diventata nota – racconta Francesca – mi hanno contattato tante mamme e so di almeno una quindicina di casi di bambini morti o con danni neurologici gravi a causa del batterio. Nessuno per sa dire esattamente quanti siano i bambini contagiati, quanti abbiano sviluppato l’infezione con danni neurologici gravi e quanti invece siano portatori sani, cio colonizzati dal citrobacter e che per – finora – non ha avuto conseguenze. Sarebbero invece quattro i neonati morti, l’ultima poche settimane fa.
Chiudendo ho preso una decisione clamorosa rivendica il direttore generale Francesco Cobello. Noi a quella parola – citrobacter – siamo arrivati per la prima volta pochi giorni prima del 12 giugno. Non avrei tenuto tutto aperto se il quadro fosse stato chiaro da mesi. Oggi tutto in sicurezza. Si parla di un caso gi nel 2018. Perch non chiudere tutto allora? Il dottor Cobello spiega che s, esiste il caso del 2018 ma lo abbiamo cercato adesso, nel 2020, recuperando i campioni messi via allora. Ma a maggio del 2019 non avevate il test genetico di Nina che parlava di citrobacter? Guardi, mi creda: i tempi non sono questi. Su questo non posso dire altro. c’ un’inchiesta in corso.
Il professore Massimo Franchi, direttore del Dipartimento materno-infantile dice che gli risulta qualche decina di bambini colonizzati dal batterio ma sani, spiega che non possiamo dire se la situazione rester cos per il resto della loro vita. E afferma: Il punto nascite sicuro, abbiamo eseguito controlli accurati su ambiente, strumenti, persone, acqua, aria.
Non lo era mentre si ammalavano Nina, Leonardo, Alice, Iacopo, un bimbo moldavo, una bimba pachistana.

30 agosto 2020 (modifica il 30 agosto 2020 | 08:42)

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