Francesco Lollobrigida, chi è il ministro dell’Agricoltura (e Sovranità alimentare) del governo Meloni- Corriere.it

Quando andava all’università, facoltà di giurisprudenza, e guidava la sezione romana del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, era “il parente della Lollo”. Ora, è il cognato di Giorgia Meloni, la donna più potente d’Italia. Francesco Lollobrigida, il neoministro dell’Agricoltura (che per l’occasione è diventato Agricoltura e Sovranità alimentare), coi cognomi importanti ha a che fare da tutta la vita. Il bisnonno Nazzareno era infatti il fratello di Luigi, nonno della star internazionale Gina Lollobrigida, che alle ultime elezioni si è candidata (senza vittoria) con l’Italia sovrana e popolare di Marco Rizzo.

Dal 2000, però, il neoministro ha aggiunto al suo albero genealogico il cognome attualmente più altisonante del Bel Paese, quello di Arianna Meloni, sorella di Giorgia, con il quale è sposato e ha due figlie. Ai tempi in cui la parentela divenne nota, pare che a Lollobrigida non facesse piacere. Ora, si dice, si è abituato che sui giornali venga descritto come il “cognato di” e ci scherza pure su, forte — ricorda a ogni intervista — dei suoi galloni conquistati sul campo di una lunga gavetta.

Nato a Tivoli nel 1972, da padre medico condotto e mamma maestra, Lollobrigida dopo le organizzazioni studentesche (per un periodo è stato il capo di Giorgia Meloni: lui responsabile nazionale di Azione studentesca, lei per la Capitale), a 25 anni entra per la prima volta nel consiglio comunale di Subiaco, terra natìa di tutti i Lollobrigida (lì è nata anche la Bersagliera). Due anni dopo, nel 1998, è già consigliere provinciale di Roma. Sono i giorni in cui, insieme a Giorgia Meloni, si fa notare per una campagna ideologica contro la faziosità dei testi scolastici.

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Ma la prima vera svolta per il neoministro, e per la sua generazione, arriva con il congresso di Viterbo del 2004, che elegge Giorgia Meloni presidente di Azione Giovani, il movimento giovanile di An, permettendo all’attuale classe dirigente di FdI di affacciarsi tra i big. Lollobrigida — con Giovanbattista Fazzolari, oggi senatore e braccio destro della premier — disegna la strategia per far sbaragliare a Meloni la concorrenza. E mentre la cognata inizia la sua scalata, Lollobrigida fa l’aggregatore naturale per allargare e strutturare il “partito dei patrioti”.

Intanto, terminato il mandato come consigliere provinciale, Lollobrigida diventa nel 2005 assessore allo Sport, cultura e turismo del Comune di Ardea. In quello stesso anno si candida alle elezioni regionali del Lazio con Alleanza Nazionale nella mozione del presidente uscente Francesco Storace, dove risulterà il secondo dei non eletti. Ma nel 2006 l’elezione al Senato di Andrea Augello, libera un posto per Lollobrigida in consiglio regionale e lo spinge sul trampolino di lancio.

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Il 2010 è l’anno della grande occasione: Renata Polverini prende l’ancora poco conosciuto consigliere e lo nomina assessore regionale a Mobilità e trasporti. Il tempo di entrare nel suo nuovo ufficio e Lollobrigida abbandona il Popolo delle Libertà (2012) per fondare con la cognata Fratelli d’Italia, sotto la cui fiamma viene eletto alla Camera nel 2018, diventando capogruppo del partito a Montecitorio.

Tra le battaglie campali identitarie combattute in Parlamento, quella contro il Global compact for Migration, il documento-bussola per rendere le migrazioni un fattore di sviluppo, regolare e ordinato, che alla fine il governo Conte non firmerà. E poi gli strali contro il Reddito di cittadinanza, che Lollobrigida aveva definito in un’intervista al Giornale un veleno immesso nell’economia nazionale».

Meloni sembra sia giunta a più miti consigli sul sussidio, ma l’azione di trincea e le campagne ideologiche non sono più un problema di Lollobrigida. Ora, il lontano cugino della Lollo dovrà occuparsi di altro: della filiera agricola, dell’invasione dei cinghiali, del prezzo del gasolio e della salvaguardia del Made in Italy, cavallo di battaglia dell’ex ministro leghista Centinaio, che fino a poche ore fa si preparava a tornare al suo vecchio dicastero, senza aver fatto i conti prima con il cognato di Giorgia Meloni.

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