Fregene, Turi bagnino a 77 anni ritorna sul pattino: ‘I giovani non lo fanno, finché avrò forza salverò vite umane’

Turi è tornato. Alla fine ha ricominciato da dove era partito, l’ombrellone rosso in riva al mare. Salvatore Tomeo a 77 anni è il nuovo bagnino della Nave, lo stabilimento di Fregene dove aveva lavorato per diverse stagioni negli anni’80, insieme alla moglie Antonietta e dove sono cresciuti i figli Mara, Andrea e Maria Teresa. Negli ultimi anni si era allontanato dalla riva, preferendo controllare invece dei bagnanti le auto parcheggiate sul lungomare ma alla fine ha vinto la vecchia passione e ha risposto presente alla chiamata dei fratelli Sequi e si è rimesso la canottiera rossa, conservata da un decennio nell’armadio. La mancanza di personale, un po’ per scarsa volontà, un po’ a causa del reddito di cittadinanza hanno fatto il resto.

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Al di là dei giovani che mancano, lui “decano” resta il numero uno. Una sicurezza in spiaggia, a lui basta uno sguardo per capire dove c’è il pericolo, conosce alla perfezione le buche, il gioco delle correnti e sul pattino è ancora uno dei migliori in circolazione. Vecchia scuola, remi tirati in alto all’altezza del viso, spinta poderosa con le spalle e polso a ruotare l’impugnatura con la pala che resta sempre dentro l’acqua per un controllo totale. Tutte le mattine, escluso il mercoledì giorno di riposo, arriva presto e prepara la sua parte della spiaggia, porta il rullo, mette i salvagenti sui pali, tira giù il pattino e pulisce la battigia con il rastrello. Poi alle 9, soddisfatto, si siede sulla sedia sotto l’ombrello e inizia a scrutare il mare. «I giovani mancano è vero, poi ci si è messa anche l’erosione – ricorda Salvatore – mettevamo tre file di ombrelloni e c’era lo spazio pure per un rimessaggio di barche e gommoni».

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Nato in Calabria a Marina di Nicotera, 10 chilometri da Capo Vaticano una delle spiagge più belle d’Italia, ha iniziato giovanissimo a fare il pescatore e a imparare ogni segreto del mare e della navigazione. Poi a 18 anni è emigrato in Svizzera dove ha conosciuto la moglie Antonietta e dopo un po’ è approdato a Fregene, dove c’erano i suoi cugini: Franco Famà e Giuseppe, bagnini al Capri e al Lido D’oro. Ex pescatore di pesce azzurro nella sua Nicotera, non ce la faceva più a respirare la polvere e a vedere lamiere infuocate delle auto. Ora i suoi occhi sono tornati a guardare lo spettacolo del mare, dalle creste delle onde, dei gabbiani. Sulla faccia gli arriva diretto il maestrale a riportare l’eco di una vita piena di avventure.«Se Dio mi darà la forza continuerò sempre con il salvataggio perché mi piace il pattino – dice – so come prendere le onde, conosco il mare e questo lavoro ce l’ho nel sangue». Bentornato Salvatore, di nome e di fatto, la spiaggia di Fregene aveva bisogno di un lupo di mare capace ancora di insegnare tanto. Ai giovani, in primis. 
 

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