frenata del Pil (+0,3% nel 2023), ma con il Pnrr 300 mila occupati in più- Corriere.it

Il Pil italiano crescerà del 3,3% nel 2022, per poi frenare a +0,3% l’anno seguente con una ripresa nel 2024 (+1,4%). È quanto emerge dal bollettino economico di ottobre della Banca d’Italia che conferma le previsioni già diffuse la scorsa settimana. Proiezioni che tuttavia restano soggette «a forti rischi al ribasso». In uno scenario avverso (stop alle forniture di gas russo dall’ultimo trimestre del 2022, nuovi rincari dell’energia, e la contestuale frenata del commercio mondiale), l’economia italiana andrebbe in rosso: il pil segnerebbe -1,5% nel 2023 per poi tornare a crescere moderatamente nel 2024.

300 mila assunzioni nel 2024

Al contrario, l’attuazione del Pnrr, purché completa e realizzata nei tempi previsti, «porterà a una significativa espansione dell’occupazione entro il 2026, specialmente nelle costruzioni e in alcuni comparti ad alto contenuto tecnologico».Nel 2024, «anno di picco di spesa», Bankitalia stima che verranno assunte circa 300 mila persone (l’1,7 per cento dei lavoratori dipendenti del 2019). Posti di lavoro che arriveranno «per quattro quinti» dal privato. Le costruzioni la faranno da padrone con circa 65 mila unità. Meno forti ma con una «una marcata inversione di tendenza» rispetto al 2014-2019 i comparti della produzione di computer, elettronica e ottica e nella ricerca e sviluppo.

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«Competenze altamente eterogenee»

Le stime, spiegano gli esperti della Banca d’Italia, «non tengono conto delle ulteriori ricadute positive sulla crescita che potrebbero derivare dalla complementarità della spesa pubblica con la domanda privata, oltre che dallo stimolo alla produttività totale dei fattori». Qualora anche queste componenti venissero considerate, infatti, l’effetto sul prodotto sarebbe maggiore, innalzando l’occupazione su livelli sostanzialmente compatibili con quelli – più elevati – stimati dal Governo. Le competenze richieste nei posti di lavoro attivati dal Pnrr «sarebbero altamente eterogenee». Secondo l’analisi Bankitalia è prevista una maggiore incidenza delle professioni a elevato contenuto analitico, dovuta alla crescita dei comparti che impiegano occupazione qualificata e alla natura specialistica di molti investimenti infrastrutturali. L’aumento della domanda di questo tipo di professionalità potrebbe essere soddisfatto da interventi in formazione terziaria o da politiche volte ad attrarre dall’estero personale con alti livelli di istruzione conclude la ricerca.

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