Frode Iva in favore clan Moccia, arresti nel Salernitano e sequestro di 20 milioni

Evasione Iva, false fatture e autoriciclaggio. Il tutto attraverso società cartiere attive nel settore dell’import-export di carburanti e con l’aiuto di professionisti a beneficio di organizzazioni criminali di stampo camorristico. È un sequestro da 20 milioni di euro per frode fiscale quello disposto dal Gip del tribunale di Salerno su richiesta della Direzione distrettuale antimafia che è stato eseguito questa mattina dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Salerno a carico di 7 indagati destinatari di provvedimenti cautelari. Per due di loro – Felice D’Agostino e Alberto coppola – è stata disposta la custodia cautelare in carcere una volta ritenuta sussistente l’aggravante di aver agito per agevolare il clan Moccia di Afragola (NA). Una donna è stata messa ai domiciliari e per altre 4 persone è stato disposto il divieto temporaneo di ricoprire incarichi direttivi all’interno di imprese.

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Secondo le indagini svolte dai finanzieri della Compagnia di Eboli il sistema di frode serviva a evadere l’Iva sfruttando società cartiere di cui sono stati tracciati i flussi finanziari risalendo ai beneficiari effettivi. Tra questi anche persone e aziende già coinvolte in indagini delle Procura di Napoli e Roma. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti della Dda salernitana guidati dal Procuratore Giuseppe Borrelli ci sono finite due società operanti nell’area gestite di fatto da alcuni soggetti ritenuti affiliati alla camorra e che, nell’aprile 2021, erano finiti indagati per l’esistenza di un’associazione a delinquere che ruotava attorno alle attività della Max Petroli Italia, ora Made Petrol Italia (MPI), attiva nel commercio all’ingresso di prodotti petroliferi e facente capo alla famiglia Di Cesare in un sistema che vedeva direttamente coinvolti esponenti del clan Moccia.

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Nell’inchiesta sono coinvolti anche alcuni professionisti salernitani e dell’agronocerino-sarnese che avrebbero messo in atto strategie per realizzare la frode, per esempio utilizzando ‘lettere d’intento’ false al fine di far acquisire alle società cartiere la qualifica di esportatore abituale, il presupposto per poter acquistare carburanti in regime di esenzione Iva. La procura di Salerno ha presentato anche ricorso al tribunale del Riesame per far accogliere l’aggravante dell’agevolazione mafiosa a carico di altri 3 dei 7 indagati totali.

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