Gabriele Mainetti: il futuro della regia italiana è freak

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E’ reduce dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il sorprendente “Freaks Out“. Si è svelato al grande pubblico con “Lo chiamavano Jeeg Robot“, primo lungometraggio che ha conquistato ben sette statuette ai David di Donatello del 2016. Talentuoso e promettente, Gabriele Mainetti si nutre di cinema e restituisce al pubblico la magia di questa grande macchina dai poteri straordinari. Regista, attore, compositore e critico del cinema: non vi è ruolo che lo abbia incatenato nel corso della sua carriera.

Con il suo ultimo film, attualmente in programmazione nelle sale italiane, ha dimostrato come sia possibile rendere il cinema italiano grandioso, osando in termini di spettacolarità e mantenendo un’attenzione maniacale alla complessità dei personaggi. Oggi si celebra il suo compleanno, un’occasione preziosa per ricordare il percorso artistico che lo ha portato ad essere il “Gabriele Mainetti” ammirato dalla critica e applaudito dal pubblico.

Gabriele Mainetti: critico e attore

Gabriele Mainetti nasce a Roma il 7 novembre del 1976. Si laurea all’Università degli Studi di Roma in Storia e Critica del Cinema e prosegue il suo percorso accademico a New York, dove è studente alla Tisch School of the Arts. Interessato alla recitazione, è allievo di Beatrice Baracco, Francesca De Sapio, Nicolaj Karpov e Michael Margotta. Fa il suo ingresso nel mondo dello spettacolo proprio da attore. Nel 1999 è protagonista ne “Il cielo in una stanza“, diretto da Carlo Vanzina, mentre due anni dopo è sul set di “Un altr’anno e poi cresco” di Federico Di Cicilia.

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Oltre all’esperienza cinematografica partecipa a diverse fiction televisive, tra cui “Stiamo bene insieme“, “Le omicidi“, “Crimini” e “Tutti per Bruno“, in cui recita al fianco di Claudio Amendola. La sua carriera da attore prosegue con il film per la televisione “Briciole” e con la sit-com “Radio Sex 2“. Il suo interesse per la musica lo porta a frequentare dei corsi di composizione e arrangiamento al “Saint Louis College of Music” di Roma. Esperienza dal risvolto positivo. Gabriele firma, infatti, le colonne sonore dei suoi cortometraggi “Basette” e “Tiger Boy” e dei documentari “Circo Nudo” e “Oscar Niemeyer – The Naked architecture“.

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“Tiger Boy” di Gabriele Mainetti – Photo Credits: Film 4 Life

Gabriele Mainetti: il regista

Nel 2011 Gabriele Mainetti fonda la casa di produzione Good Films e realizza il suo primo cortometraggio “Tiger Boy“. Il suo esordio da regista è più che fortunato e gli regala il primo “Nastro d’argento” nel 2013. Il cortometraggio è, inoltre, finalista al Globi d’Oro 2012, ai David di Donatello del 2012 e al 42esimo Giffoni Film Festival. L’opera viene scelta anche dall’Accademy tra i 10 corti in nomination all’86esima edizione degli Oscar.

Nel 2015 il regista realizza, invece, il suo primo lungometraggio: “Lo chiamavano Jeeg Robot“. Anche in questo caso il film si rivela un successo. Dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma il 17 ottobre 2015 e al Lucca Comics Games, l’opera prima di Mainetti viene accolta con entusiasmo e si guadagna ben 16 nomination ai David di Donatello. Il secondo lungometraggio del giovane regista è, invece, approdato a settembre alla Mostra cinematografica di Venezia. Si tratta di “Freaks Out“, fantasy storico che indaga sull’importanza e sulla bellezza della diversità. Avventura epica, che non ha nulla da invidiare alle grandi produzioni americane, in cui il regista rinnova il suo sodalizio con l’attore Claudio Santamaria, già protagonista in “Lo chiamavano Jeeg Robot“. Il film ha ricevuto recensioni più che positive e ha vinto il Premio Pasinetti.

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Gabriele Mainetti: il futuro della regia italiana è freak
Gabriele Mainetti con il cast di “Freaks Out” a Venezia 78 – Photo Credits: TGCom24

Marta Millauro

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