Gas, l’Italia non alza ancora il livello di guardia e rimane in stato di preallarme. Ma intanto inizia comprare carbone

L’Italia non passerà dal livello di preallarme a quello di allarme sulla situazione del gas. E’ questo il parere a livello tecnico del Comitato tecnico scientifico che si è riunito oggi al ministero della Transiczione ecologica. La situazione – è stato valutato – è molto chiara, il monitoraggio è già alto e questo consente di prendere le eventuali misure necessarie già all’attuale livello di preallarme. Nel frattempo però, scrive il ministero, “Il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del sistema gas naturale (Ctem) ha condiviso la proposta di una misura per programmare, con il coordinamento di Terna, acquisti di carbone in via prudenziale, in misura sufficiente all’eventuale piano di massimizzazione delle centrali a carbone, in vista dell’embargo su quello di provenienza russa stabilito dall’Unione Europea a partire dal mese di agosto”.

Di gas ha parlato stamane il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani spiegando che “nelle prossime settimane e, il gruppo Gse (gestore dei servizi elettrici, ndr) avvierà le procedure per l’approvvigionamento di lungo termine di gas naturale di produzione nazionale, invitando a partecipare a dette procedure i titolari di concessioni di coltivazione di gas”. Si tratta delle procedure per il potenziamento della produzione dai giacimenti presenti nell’Adriatico e al largo delle coste siciliane che custodiscono riserve relativamente modeste, pari ad una sessantina di miliardi di metri cubi, equivalenti al consumo annuo del nostro paese. Un contributo “celere” all’aumento della produzione – ha specificato il ministero per la Transizione – arriverà agendo sulle concessioni ora sospese, “non dovendo attendere i tempi autorizzativi e realizzativi necessari per eventuali nuove trivellazioni”.

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I flussi di gas che giungono in Italia si mantengono su livelli modesti, circa un terzo di quelli abituali, dopo che Mosca ha deciso di ridurre le forniture a diversi paesi europei tra cui l’Italia. Il riempimento degli stoccaggi però procede, seppur a ritmi lenti. Attualmente siamo al 55%, per affrontare con tranquillità l’inverso serve salire all’80-90%. Questa mattina parlando al Senato il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto che “Negli ultimi giorni la Russia ha ridotto le forniture di gas all’Ue e all’Italia, dall’inizio della guerra il governo si è mosso con rapidità per trovare fonti alternative” e “grazie” a questo “potremo ridurre già dall’anno prossimo la dipendenza dal gas russo”. Aggiungendo poi che- “Questa misura” di un tetto al prezzo del gas “è diventata ancora più urgente alla luce della riduzione delle forniture da parte di Mosca, con le difficoltà dell’Europa che aumentano vertiginosamente”. Il gas ha chiuso oggi a 125 euro al megawatt/ora, in rialzo del 4% rispetto alla chiusura di ieri. Livello estremamente elevato (il quintuplo di un anno fa) ma inferiori rispetto ai picchi raggiunti la scorsa settimana.

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“In questo momento stiamo lavorando su diverse opzioni per quanto riguarda i prezzi elevati” dell’energia. “L’Italia si distingue per aver già utilizzato le nostre raccomandazioni. Cioè, tassare i profitti eccezionali delle aziende energetiche e sostenere con questo le famiglie vulnerabili e le piccole imprese. Questo è molto buono. Pertanto, stiamo esaminando diverse opzioni e dobbiamo discuterne con il Consiglio europeo”. Lo ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, soffermandosi sul tema del price cap al gas nel corso di in un’intervista al Tg2. Dura la posizione assunta oggi dalla Germania, altro grande utilizzatore di gas proveniente dalla Russia. “La riduzione dell’approvvigionamento di gas tramite il Nord Stream 1 (gasdotto che collega Russia e Germania, ndr) è un attacco economico contro di noi” ha detto il ministro tedesco per Economia e Clima, Robert Habeck. Il ministro ha parlato del “modello” di questo attacco che “è sempre lo stesso: ridurre la quantità di gas e far salire i prezzi.” “L’obiettivo non casuale”, ha continuato Habeck, “è far nascere in Europa un dibattito basato sull’emergenza e sulla paura”. Scopo di questa tattica è che si arrivi in Europa a discutere se sia giusto o meno “il sostegno stesso della libertà”. Tramite “l’emergenza materiale, le persone hanno naturalmente paura”, e con questo Mosca vuole spingere l’Europa a ritirarsi, a lasciare vincere Putin.

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