Gas, scuola, reddito di cittadinanza: scintille tra i leader al meeting di Rimini

Le elezioni in programma per il prossimo 25 settembre fanno capolino sul palco dell’oramai tradizionale Meeting di Rimini, manifestazione che affonda le proprie radici nel 1980, quando fu istituito come occasione di confronto su temi politici, religiosi e culturali per volontà di alcuni membri del movimento cattolico di Comunione e Liberazione.

Sul palco, in un incontro moderato dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, presenti Luigi Di Maio, Enrico Letta, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Ettore Rosato e Maurizio Lupi. Assente, invece, il leader del Movimento CinqueStelle Giuseppe Conte, che si è espresso polemicamente circa la sua esclusione dal dibattito. “Io e il M5S non siamo potenti, evidentemente esiste questa conventio ad excludendum”, ha infatti commentato l’ex premier, “che la facciano pure, poi decideranno i cittadini. Spero che non sia fortunata per chi la utilizza”. Clima disteso, almeno in apparenza, tra i vari leader politici, in particolar modo tra Letta e Meloni, che chiaccherano amabilmente sorridendo tra loro, pur con l’accortezza di coprirsi la bocca per non far trasparire il contenuto dei loro discorsi a sguardi indiscreti.

Caro energia

Durante il suo intervento, l’ex grillino Luigi Di Maio ha affrontato il tema del rincaro dei prezzi di luce e gas, partendo dalla difficile situazione degli imprenditori italiani e cogliendo ancora una volta l’occasione per mostrare tutto il suo rammarico per la caduta del governo Draghi.“Stanno soffrendo problemi inediti, come il costo dell’energia. Per le bollette occorre assolutamente un tetto ai prezzi a livello europeo, per questo Draghi non doveva cadere”, spiega l’attuale leader di Impegno Civico.“Non possiamo perdere più tempo, altrimenti si gioca con la vita delle imprese e delle famiglie. Non si può fare tutto questo senza l’Europa, altrimenti saremmo degli illusi”, aggiunge.

Anche il segretario del Pd ha sottolineato la gravità del problema per il nostro Paese. “Oggi gas ed energia elettrica vengono accoppiate e messe insieme, una stortura del mercato che richiede un nuovo regolamento, un prezzo amministrato, dichiara dal palco Enrico Letta, auspicando un “intervento immediato per prezzi dalla soglia più bassa per aiutare le famiglie e le imprese. Altrimenti la Russia ci può strangolare”. Quanto all’esclusione del proprio nome dal simbolo del partito in vista della prossima tornata elettorale, il leader dem parla di una decisione oculata: “Siamo una comunità. A differenza degli altri partiti questa è una scelta che rivendico, affinché si possa preservare sempre la centralità del Parlamento e la salute della nostra democrazia”.

Sul prezzo dell’energia anche Giorgia Meloni si esprime a favore del price cap a livello europeo, ma avverte: “Attenzione a un price cap a livello nazionale, perchè riguarda società quotate in Borsa e i mercati sono interconnesi. Per questo sarei prudente, a meno che non si decida di nazionalizzare le imprese”.

Diversa la posizione dell’ex vicepremier Matteo Salvini, che durante il Meeting insiste ancora una volta sulla necessità di puntare sull’energia nucleare.“Va bene il tetto dell’energia. Ma ora nel mondo sono in costruzione centro centrali nucleari”, dichiara il leader della Lega, “se l’Italia vuole essere indipendente dal punto di vista energetico non può essere l’unico grande Paese a dire di no alle centrali pulite”. Un concetto ribadito anche da Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia. Oltre la necessità di creare un tetto ai costi di luce e gas, serve investire sul nucleare,“due elementi attualmente imprescindibili per l’Italia”.

Istruzione

Per Tajani è inoltre urgente una riforma relativa al mondo della scuola e dell’università,“affinché ogni famiglia sia sempre libera di scegliere, tra un istituto statale e uno che non lo è”. “Troppe scuole non statali hanno chiuso perché strangolate dauna politica ostile”, aggiunge il coordinatore di FI,”Non dobbiamo decidere noi quale tipo di istruzione dare ai nostri figli”. Oltre ciò bisognerebbe “rafforzare il collegamento fra scuola, università e impresa e favorire una formazione tecnico professionale”, precisa Tajani, “non dobbiamo tutti studiare economia e filosofia” .

Anche per Salvini sarebbe necessario avvicinare il mondo della scuola e quello del lavoro. “Fino a questo momento sono stati due mondi troppo lontani, invece la formazione tecnica, come quella universitaria, sono fondamentali”. Un accenno anche sulla prassi del numero chiuso per quanto concerne la preselezione di alcuni specifici Atenei. “Una vergogna che i medici vadano cercati a Cuba e nelle Filippine. Io guardo al metodo francese. Basta test a quiz, io sono contro il numero chiuso”, dichiara il segretario del Carroccio, “la selezione non si fa prima”.

“La scuola italiana è diventata una macchina per le disuguaglianze, al momento sono favorite solo le famiglie che hanno di più”, affonda invece la Meloni. “Ormai a tutti spettano determinati riconoscimenti, lasciando da parte il merito. Uguaglianza e meritocrazia devono invece camminare insieme. Non dobbiamo più essere la società che ignori la disponibilità al sacrificio”, aggiunge, parlando della necessità di creare pertanto borse di studio, sport e onore al merito, sulla base dei voti ottenuti agli esami. Serve un liceo per il “Made in Italy” invece del reddito di cittadinanza”.

“La prima battaglia è per la libertà dell’educazione”, insiste anche Lupi. “La scuola ha il compito fondamentale di educare e formare una persona per questo la libertà di educazione è il cuore per raggiungere questo obiettivo. La scuola paritaria offre un servizio pubblico per questo va difesa”. Necessario innanzi tutto valorizzare il lavoro degli insegnanti con“formazione, reclutamento, giudizio, merito e stipendi”. “Teniamo conto che i nostri insegnanti sono valorizzati meno che negli altri Paesi”, aggiunge Lupi dal palco del Meeting, “invece dare dignità al lavoro, come all’educazione, sono punti di partenza fondamentali, anche per la natalità nel nostro Paese”. E ancora: “La sfida non è alternanza scuola-lavoro ma una alleanza” tra i due mondi.

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Il presidente di Italia viva Ettore Rosato sottolinea il fatto che per riformare il mondo della scuola sia impossibile pensare a un “costo zero”, ma siano invece da mettere in conto ingenti spese. “Le scelte sulla scuola sono molto onerose. La riforma della buona scuola, criticabile, costò 8 miliardi, 8 miliardi messi sulla scuola. E le riforme devono scombussolare qualcosa”. Così come dichiarato da Lupi, anche per Rosato è di fondamentale importanza valorizzare l’ambito dell’insegnamento e della formazione. “Quello dell’insegnante è un lavoro di ripiego da un punto di vista della qualità della retribuzione. Sulla sussidiarietà aggiungo che non tollero battaglie ideologiche”, precisa ancora il presidente di IV, “senza la sussidiarietà scuola e sanità in questo paese non funzionerebbero. Senza non ci sarebbe un servizio sanitario e scolastico. Facciamo investimenti sul terzo settore e allarghiamo industria 4.0 al terzo settore, in modo che possano investire anche in formazione”.

“In cinque anni i nostri insegnanti saranno pagati come la media europea”, annuncia Letta, anticipando i contenuti del programma dem. “Questo è ciò che prevediamo per il nostro programma per la prossima legislatura, un impegno importante che ci siamo presi tutti. Poi porterei l’obbligo scolastico fino alla maturità”. Per quanto concerne lo sport, “posso solo dire che sia un valore importante per tutti, non solo per i giovani”. Il segretario del Pd parla anche della necessità di estendere “il programma Erasmus anche alle scuole superiori, pagato dal sistema complessivo, non a carico delle famiglie”.

Lavoro e Rdc

Una maggiore equità di salario e di retribuzione, anche tra i professionisti: è questo a cui dichiara di puntare Luigi Di Maio. “Oggi un professionista è pagato per quel che vale? Un dipendente è pagato per quanto si è formato e per le esperienze che ha? In molti casi no”, dichiara il ministro degli Esteri. “Abbiamo giovani che guadagnano 2-3 euro all’ora, questo non è dignitoso ma dobbiamo farlo con le aziende, la contrattazione e la negoziazione tra parte datoriale e parte dipendente è fondamentale per un salario dignitoso”. Per quanto concerne il Rdc, nonostante i problemi evidenti, per l’ex vicepremier non sarebbe da eliminare. “Il sistema dei centri per l’impiego ha fallito in gran parte. Sono d’accordo con la norma approvata per mettere le aziende a fare direttamente la proposta e se non viene accettata sono le aziende stesse a segnalare”, precisa Di Maio, “Non sono d’accrodo per abolirlo per disabili e inabili al lavoro. Temi che vanno affrontati in ottica europea”.

La riforma del reddito di cittadinanza è un punto focale per il segretario dem, che sottolinea anche la necessità di pensare a nuove misure contro la povertà.“Per esempio dobbiamo portare avanti la riduzione dell’imposizione fiscale, soprattutto per chi lavora. Troppi giovani mi hanno chiesto all’estero per quale motivo debbano tornare in Italia”, dice Letta,“La maggior parte degli stage sono gratuiti, questa cosa non è più ammissibile”.

“Il reddito di cittadinanza è profondamente sbagliato perché la povertà non si combatte con i soldi, ma richiede un insieme di servizi che solo enti locali e Terzo settore insieme possono garantire”, replica invece il presidente di Italia Viva. “Il reddito di cittadinanza ha rotto il meccanismo per cui il lavoro è un diritto ma anche un dovere, ha tolto il piacere di lavorare a tanti ragazzi”, aggiunge Rosato,“dobbiamo uscire dalla cultura dell’assistenzialismo di stato. La nostra proposta è che sotto i 25 anni non si paghino le tasse sul lavoro.

“L’errore del reddito di cittadinanza è che ha messo sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo”, affonda Giorgia Meloni. “Il lavoro ha sempre una dignità. Io sono stata insultata per anni perchè ho fatto la cameriera ma non sapete quanto mi ha insegnato fare quel lavoro, molto più che stare in Parlamento. Il vero errore del reddito di cittadinanza”, precisa il presidente di FdI, “è aver messo sullo stesso piano assistenza e lavoro”.

Sulla medesima linea anche il segretario del Carroccio.“Il 70% di chi ha cominciato a prendere il reddito di cittadinanza nel 2019 lo sta prendendo ancora adesso”, dichiara dal palco del Meeting Matteo Salvini. “Coloro che sono abili al lavoro, al primo rifiuto perdono qualsiasi diritto. Nove miliardi di euro di costo in un anno, una parte di questi soldi potrebbe essere meglio reinvestita in chi prende l’assegno unico”, conclude.

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