Gas, Tabarelli: ‘Inevitabile ridurre i consumi. Le persone vanno preparate all’idea di fare alcuni sacrifici’

Professor Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, il gas russo sta arrivano in Italia con il contagocce. Quanto dobbiamo preoccuparci?
«Non poco. E la parola d’ordine ora diventa: razionamenti. Dobbiamo distruggere domanda e distruggere consumi». 

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Siamo dunque arrivati a dover scegliere tra i condizionatori e la guerra, come disse Draghi qualche tempo fa?
«Sì, ma con una differenza. Quando il premier ha pronunciato quella frase eravamo noi che pensavamo di poter punire Putin con l’embargo al gas russo. Adesso è Putin che sta punendo noi tagliando le forniture. La guerra adesso bussa direttamente a casa nostra». 

Quando dovrebbero partire i razionamenti?
«Da subito. Meglio preparare le persone gradualmente piuttosto che dover rischiare, in inverno, di dover frenare bruscamente. Inoltre se tagliassimo subito i consumi daremmo un segnale immediato sia a Putin che ai mercati. Il messaggio sarebbe che possiamo fare a meno di tutti questi volumi di gas». 

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E ne possiamo fare a meno? Non dobbiamo riempire gli impianti di stoccaggio?
«Sugli stoccaggi c’è un problema drammatico. I meccanismi di mercato rendono difficile per operatori quotati in Borsa mettere del gas sottoterra come scorta con questi prezzi folli. Deve intervenire lo Stato imponendo il riempimento delle riserve e coprendo le eventuali perdite. Averli pieni è la prima condizione per affrontare l’inverno. Ma non sarà sufficiente. Se manca il gas russo meglio prepararsi comunque al razionamento».

Ma come si fa a ridurre la domanda di gas? Se si chiudono le centrali che bruciano metano per produrre energia qualcuno non avrà elettricità a sufficienza. Da dove si dovrebbe partire? Dalle imprese “interrompibili”, quelle che hanno uno sconto in bolletta in cambio della possibilità di tagliare i consumi?
«Si può partire da quelle, e anche dalle imprese interrompibili “elettriche”. Ma si risparmia poco, si tratta di interruzioni di poche ore al giorno. Forse si riesce a impiegare un miliardo di metri cubi di gas in meno. Se però la Russia ferma le forniture mancheranno 29 miliardi di metri cubi». 

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Allora le famiglie. Come si fa a imporre alle persone di abbassare i condizionatori?
«Si stacca la luce in alcune fasce orarie. Un po’ di risparmio forzato non fa così male, su questo sono d’accordo con gli ambientalisti. Oggi stiamo usando molto, troppo, i condizionatori».

Sarebbe comunque una soluzione estrema?
«Ma siamo in guerra. E poi già sta avvenendo. A Milano per esempio c’è stato un black out di qualche ora in un quartiere. Non è la prima volta. In passato si sono fatte delle interruzioni programmate di energia. Si è spesso discusso anche di ipotesi più spinte, mai attuate però. E non dimentichiamo che nel 2003, quando ci fu la notte bianca, arrivò un blackout per un problema ad una linea svizzera. Adesso siamo più che mai in emergenza. Come ho detto siamo in guerra. Non sotto le bombe per fortuna, ma pur sempre in guerra». 
 

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